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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50647/2023 del 19/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la sentenza della Corte d\'appello di Palermo che confermava la condanna per tentata estorsione continuata. I motivi hanno contestato: 1) la valutazione e l\'attendibilità della testimonianza della persona offesa (mancata prova della minaccia); 2) la corretta qualificazione giuridica del fatto (si sarebbe dovuto configurare reato diverso o mera minaccia e non estorsione continuata); 3) mancata motivazione sull\'aumento di pena per continuazione; 4) motivi aggiunti richiamavano la sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2023 in relazione alla possibile diminuzione della pena per particolare tenuità del fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto infondati i ricorsi sulla responsabilità: ha confermato che la valutazione della testimonianza della persona offesa è stata adeguata (verifica della credibilità soggettiva e dell\'attendibilità intrinseca, con riscontri probatori). Ha inoltre condiviso la qualificazione del fatto come tentata estorsione finalizzata a eliminare la concorrenza, non come mero esercizio arbitrario o minaccia isolata. Sul profilo sanzionatorio i giudici hanno osservato carenze di motivazione relative all\'aumento per continuazione (motivo non manifestamente infondato). Tuttavia il reato si è estinto per prescrizione successivamente alla sentenza impugnata: la Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio agli effetti penali per prescrizione, ha confermato le statuizioni civili e ha condannato l\'imputato alla rifusione delle spese civili sostenute dalla parte civile.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato per i criteri di valutazione della prova; la Corte sottolinea che, pur non applicandosi integralmente il comma 3 alla persona offesa, la sua testimonianza può da sola fondare la condanna se sottoposta a rigorosa verifica di credibilità e attendibilità intrinseca.

  • art. 612 cod. pen.

    Citato in relazione alla distinzione tra minaccia e estorsione: la condotta non è stata ritenuta minaccia fine a se stessa (art. 612), ma minaccia finalizzata a conseguire un vantaggio non tutelabile, idonea a integrare il reato di estorsione.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che punisce l\'estorsione; richiamata anche in relazione alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 120/2023 che ha inciso sul regime sanzionatorio in presenza di particolare tenuità del fatto.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 120/2023

    Richiamata dai ricorrenti per sostenere l\'applicabilità della riduzione della pena per particolare tenuità; la Corte di Cassazione ha però rilevato che la difesa non ha specificato perché il caso concreto dovesse rientrare nei parametri richiesti dalla Consulta.

Massime di principio

  • La testimonianza della persona offesa può da sola sostenere una condanna se la Corte verifica e motiva adeguatamente la credibilità soggettiva e l\'attendibilità intrinseca del racconto; la valutazione deve essere più rigorosa rispetto ad altri testi.
  • La circostanza di conflittualità o concorrenza tra le parti non esclude automaticamente l\'attendibilità della persona offesa: occorre valutare i toni, la coerenza e i riscontri oggettivi della sua ricostruzione.
  • Per distinguere tra estorsione ed altri reati basati su minaccia/violenza è centrale l\'elemento psicologico: l\'estrema finalità di ottenere un vantaggio illecito non tutelabile in sede giudiziaria orienta verso l\'estorsione.
  • In presenza di più fatti unificati dalla continuazione il giudice deve calcolare e motivare distintamente l\'aumento di pena derivante dalla continuazione; la mancata esplicita motivazione può costituire censura fondata.
  • La prescrizione può estinguere il reato anche dopo una condanna in secondo grado; ciò determina l\'annullamento degli effetti penali ma non necessariamente l\'invalidazione delle statuizioni civili accessorie.

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