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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10081/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Vomero impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame che ha confermato la custodia cautelare in carcere per partecipazione ad una cosca dell'associazione di tipo mafioso denominata "ndrangheta". Denuncia vizi di motivazione sulla gravità indiziaria (presunta errata interpretazione delle intercettazioni, genericità delle dichiarazioni dei collaboratori e mancati riscontri; assenza di prova della stabilità del contributo e della consapevole volontà di partecipare all'associazione) e sulle esigenze cautelari (assenza di pericolo di reiterazione, ultimi fatti risalenti al 2017, e precedente applicazione di misura meno grave in altro procedimento).

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Ritiene inammissibile la richiesta di rivalutazione del materiale probatorio, sottolineando che le censure sono generiche e non confrontano criticamente l'ampio materiale valutato dal Tribunale del riesame (si rinvia alle pagine 15-30 dell'ordinanza impugnata). Sul punto delle esigenze cautelari, la Corte osserva che il Tribunale ha valutato correttamente il dato cronologico e le circostanze del caso, anche considerando periodi di detenzione e altre misure cautelari. Si richiama l'operatività della presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p., che rende necessario offrire elementi concreti per escludere esigenze cautelari; elementi del genere non sono stati forniti. Per l'inammissibilità il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; vengono disposti adempimenti di cancelleria ex art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.

Norme richiamate

  • art. 275 cod. proc. pen.

    art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Nel contesto di sospetta partecipazione a mafie storiche opera una presunzione che giustifica l'applicazione della custodia cautelare in assenza di elementi che dimostrino l'assenza di esigenze cautelari; grava sul ricorrente l'onere di fornire elementi concreti per superare tale presunzione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    art. 616, cod. proc. pen.

    La norma è richiamata quale base per la condanna alle spese processuali conseguente all'inammissibilità del ricorso

  • art. 94 disp. att. (comma 1-ter)

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. c

    Dispositivo richiamato per gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non procede a una rivalutazione del merito probatorio: le censure devono essere specifiche e critiche rispetto alle valutazioni compiute dai giudici di merito
  • Le critiche generiche alla valutazione di intercettazioni o alle dichiarazioni dei collaboratori sono tendenzialmente insufficienti per ottenere l'annullamento di misure cautelari; è necessario indicare punti concreti di errore o omissione
  • La semplice distanza temporale tra gli ultimi fatti contestati e l'adozione della misura cautelare non esclude automaticamente il pericolo di reiterazione; va valutata nel contesto delle vicende processuali e personali (es. periodi di detenzione, altre misure)
  • La presunzione prevista dall'art. 275 c.p.p. (comma 3) nei casi di associazioni mafiose rende più gravoso per l'indagato dimostrare l'assenza di esigenze cautelari: occorrono elementi concreti che attestino la rescissione del vincolo associativo o l'irrilevanza del pericolo cautelare
  • Precedenti applicazioni di misure cautelari meno severe in altri procedimenti non sono di per sé decisive per escludere l'adeguatezza della custodia in carcere se nel caso concreto permangono elementi che giustificano il maggior rigore

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