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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3451/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 09/10/2024 della Corte di appello di Milano che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con arresti domiciliari, anche con dispositivo elettronico. Il ricorrente ha dedotto: carenza di autonoma motivazione sul pericolo di fuga e mancanza di elementi concreti; rilevanza dei legami familiari e del radicamento in Italia (domanda di permesso di soggiorno per ricongiungimento, convivente e figlio nato nel 2022, posizioni economiche/contrattuali della convivente, offerta di lavoro, utenza italiana, nomina difensore); eccezioni procedurali relative ai presupposti per la misura cautelare nelle procedure di estradizione (attestazione del mandato di arresto, urgenza) ed errata valutazione circa la pena applicabile; mancata richiesta o consenso dell'estradando all'applicazione del dispositivo elettronico.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità è limitato alle sole violazioni di legge (art. 719 c.p.p.) e che le censure proposte erano, in gran parte, di natura attinente alla valutazione di fatto o alla logica motivazionale non sindacabili in Cassazione. Ha confermato la legittimità della valutazione della Corte di appello secondo cui sussisteva il pericolo di fuga: elementi decisivi sono stati il viaggio dell'imputato in Albania (dove sarebbe stato commesso il reato) e il rientro in Italia nonostante la gravità dei fatti e la pena prevista, l'associazione dei delitti a contesti criminali e la mancanza di elementi che dimostrassero un radicamento idoneo ad escludere il rischio di allontanamento. Ha inoltre rilevato che l'estradando non aveva prestato il consenso all'applicazione del braccialetto elettronico, requisito per i domiciliari con controllo elettronico. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 716 cod. proc. pen.

    Usato come riferimento per il presupposto del pericolo di fuga nell'ambito delle misure cautelari in procedura di estradizione; la Corte ha ritenuto sussistente tale pericolo.

  • art. 715 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai presupposti per l'applicazione provvisoria di misure cautelari in materia di estradizione; la Corte ha ritenuto che i motivi difensivi non abbiano dimostrato l'assenza dei presupposti.

  • art. 717, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa in tema di urgenza richiesta per l'applicazione provvisoria di misure, ma la Corte ha ritenuto la censura generica e non fondata rispetto al rigetto della sostituzione della custodia.

  • art. 719 cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti del controllo in Cassazione sulle decisioni sulla libertà personale: l'impugnazione è ammessa solo per violazione di legge; la Corte ha applicato questo limite per dichiarare inammissibile il ricorso.

  • art. 274, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Richiamato come criterio per valutare il pericolo di fuga (elemento prognostico ancorato a indici concreti); la Corte ha ritenuto che tali criteri fossero stati correttamente considerati dalla Corte territoriale.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato per delimitare il sindacato sulla motivazione: i vizi logici non tradotti in difetto o apparenza degli argomenti non sono sindacabili in Cassazione.

  • Convenzione europea di estradizione del 1957

    Menziata dalla difesa come parte del quadro regolatorio internazionale; la Corte non ha ritenuto che l'invocazione della Convenzione modifichi i presupposti invocati per il rigetto della richiesta di sostituzione cautelare.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese del procedimento a carico del ricorrente; la Corte ha disposto la condanna per inammissibilità manifestamente infondata.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma esecutiva richiamata per gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione; la Cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di rito.

Massime di principio

  • In Cassazione le impugnazioni contro provvedimenti de libertate sono ammesse principalmente per violazione di legge: censure puramente critiche sulla valutazione dei fatti o sulla logica motivazionale sono spesso inammissibili.
  • Nel procedimento di estradizione il pericolo di fuga si valuta in termini prognostici e può essere fondato su indici vicini nel tempo (es. viaggio nel Paese richiedente, gravità del reato, entità della pena) senza che siano necessarie condotte materiali di inizio effettivo della fuga.
  • I legami familiari o di radicamento in Italia non sono automaticamente idonei a escludere il pericolo di fuga: devono essere provati in modo concreto e bilanciati rispetto agli altri indici (gravità dei fatti, precedenti viaggi, contesti criminali collegati).
  • La richiesta di misure alternative con controllo elettronico richiede il consenso dell'interessato per l'applicazione del dispositivo; l'assenza di consenso può ostare all'applicazione dei domiciliari con braccialetto.
  • Le eccezioni procedurali formali (mancanza di attestazione del mandato di arresto, urgenza, richiamo a convenzioni internazionali) vanno prospettate con precisione e dimostrate: censure generiche sono destinate a soccombere.
  • Per resistere efficacemente a misure cautelari in sede di estradizione è utile documentare in modo probatorio il radicamento (contratti di lavoro, documenti di residenza o di permesso, prove di ruolo economico stabile) e contestualizzare eventuali viaggi all'estero per escludere finalità delittuose.

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