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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41836/2023 del 13/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra varie condanne: due per reati tributari (art. 5 d.lgs. n. 74/2000) e una per bancarotta (art. 216 r.d. n. 267/1942 e art. 217 legge fall.). Sostiene che sussista un disegno criminoso unitario e che le condotte siano temporalmente sovrapponibili, con conseguente unificazione in continuazione. In secondo luogo, censura la determinazione della pena in sede di esecuzione: la Corte distrettuale avrebbe dovuto effettuare lo scorporo delle pene relative a reati già unificati e rideterminare ex novo gli aumenti per continuazione per ciascun reato satellite, invece ha preso quale pena base quella già risultante dalla cognizione senza procedere allo scorporo.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le questioni sostanziali (datazione dei fatti, unità del disegno criminoso) non fossero state dedotte nell'atto introduttivo dell'incidente di esecuzione dinanzi alla Corte di appello e pertanto non potessero essere discusse in sede di legittimità, che è vincolata ai motivi tassativamente indicati dall'art. 606 c.p.p. Quanto al profilo relativo allo scorporo delle pene, la Corte ha rilevato l'inammissibilità per carenza di interesse, posto che la Corte distrettuale aveva correttamente individuato il reato più grave e non si era verificato alcun pregiudizio concreto per il ricorrente. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 5 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Indica le fattispecie di reato tributario contestate (es. emissione di fatture per operazioni inesistenti, omissione di dichiarazioni). Nel caso, tali reati sono stati giudicati separatamente e la Corte di cassazione valuta che la pretesa unità del disegno criminoso richiede specifiche deduzioni processuali già in sede di esecuzione.

  • art. 216, primo comma, r.d. 16 marzo 1942, n. 267

    Norma relativa alla bancarotta (nella specie, condanna per bancarotta fraudolenta). La Corte ha ritenuto che la peculiare natura della bancarotta e la diversa temporalità dei fatti possono escludere il vincolo della continuazione con i reati tributari, salvo che tale tesi sia specificamente dedotta e provata nel procedimento di esecuzione.

  • art. 217 legge fallimentare

    Riguarda la bancarotta semplice (es. omessa tenuta delle scritture contabili). La Corte ha osservato che la collocazione cronologica di tali condotte è elemento decisivo per l'unificazione e deve essere prospettata nel giudizio di esecuzione.

  • art. 81 cod. pen.

    Disciplina il vincolo della continuazione e l'aumento della pena. La giurisprudenza richiamata impone al giudice dell'esecuzione di effettuare lo scorporo dei reati già unificati in continuazione, individuare il reato più grave e poi calcolare gli aumenti per i reati satellite; tuttavia l'omissione dello scorporo è rilevante solo se produce un concreto pregiudizio.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norme procedurali relative all'incidente di esecuzione (forme e limiti delle richieste). La Corte ha sottolineato che le questioni di fatto e le nuove deduzioni non sollevate nell'atto introduttivo dell'incidente sono precluse in sede di cassazione.

  • art. 187 disp. att. cod. proc. pen.

    Riguarda l'esecuzione delle sentenze e gli aspetti procedurali collegati alla determinazione della pena in sede esecutiva. Nel caso la norma è stata richiamata in relazione al corretto procedimento di rideterminazione della pena in presenza di continuazione.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Delimita i motivi ammissibili in cassazione (critica vincolata). La Corte ha affermato che il ricorso per cassazione non può introdurre questioni nuove non rilevate nel giudizio di merito o nell'atto introduttivo dell'incidente di esecuzione.

Massime di principio

  • In un incidente di esecuzione è essenziale prospettare in modo completo e specifico tutte le deduzioni fattuali e giuridiche (datazione, unità del disegno criminoso, ecc.): questioni non introdotte in quella sede risultano precluse in sede di cassazione.
  • Il riconoscimento del vincolo della continuazione richiede la prova di un progetto criminoso unitario e non si fonda automaticamente sulla mera affinità tra reati che tutelano beni giuridici diversi; la temporalità e la connessione teleologica delle condotte sono determinanti.
  • Il giudice dell'esecuzione, quando deve rideterminare la pena per continuazione tra più sentenze, dovrebbe procedere allo scorporo delle pene già riunite per continuazione, individuare il reato più grave e quindi calcolare gli aumenti per i reati satellite; tuttavia l'omissione formale dello scorporo è rilevante solo se arreca un concreto pregiudizio nella determinazione complessiva della pena.
  • Per ottenere l'annullamento o una diversa determinazione della pena in cassazione occorre dimostrare un danno effettivo derivante dall'errore procedurale: la carenza di interesse o l'assenza di pregiudizio comportano l'inammissibilità delle doglianze.
  • Le doglianze di merito sulla valutazione delle prove o sulla cronologia degli atti devono essere sollevate tempestivamente nel procedimento di esecuzione; la Corte di legittimità non sostituisce il giudice di merito nelle valutazioni non previamente dedotte.

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