Cassazione Penale, Sentenza n. 34356/2023 del 04/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Palermo che aveva confermato la responsabilità per reati ex art. 73 DPR 309/1990 e art. 697 c.p.; il ricorrente deduceva: (i) vizio di motivazione per omessa pronuncia sull'eccezione di inutilizzabilità degli atti connessa alla richiesta del rito abbreviato avanzata dopo la richiesta di rito immediato e per presunta genericità della motivazione della perquisizione ai sensi del T.U.L.P.S.; (ii) nullità del verbale di perquisizione perché in esso sarebbero state raccolte dichiarazioni dell'imputato che, secondo il ricorrente, dovevano essere riportate in un separato atto ai sensi dell'art. 350 c.p.p., con conseguente inutilizzabilità di quelle dichiarazioni e nullità assoluta del verbale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto infondato che l'applicazione dell'art. 438, comma 6-bis c.p.p. fosse omessa: l'art. 458 c.p.p. prevede esplicitamente l'applicazione di quelle disposizioni. Quanto alla perquisizione, la Corte ha ricordato la natura speciale della disciplina ex art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (T.U.L.P.S.), che non richiede preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria né la comunicazione del diritto all'assistenza del difensore e che la formula del "fondato motivo" non è generica. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza: le dichiarazioni in questione furono rese alla presenza del difensore e sono utilizzabili anche se inserite nel verbale di perquisizione; non sussiste l'obbligo di redigere un verbale autonomo quando le attività sono contestuali; la giurisprudenza ammette l'utilizzabilità delle dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria anche nel giudizio abbreviato. Segue condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73
Norma sostanziale incriminatrice in materia di stupefacenti, nella quale si inquadra la condotta per la quale il ricorrente è stato dichiarato responsabile.
Codice Penale, art. 697
Norma penale richiamata nel capo di imputazione; rilevante ai fini della qualificazione del fatto.
Codice di Procedura Penale, art. 458
prevede che l'imputato che riceva il decreto di giudizio immediato può richiedere il rito abbreviato e dispone che si applicano le disposizioni di cui all'art. 438, comma 6-bis
Stabilisce la possibilità di richiedere il rito abbreviato dopo il decreto di giudizio immediato e rimanda alle garanzie e modalità dell'art. 438, comma 6-bis; usata dalla Corte per respingere il rilievo sul rito.
Codice di Procedura Penale, art. 438, comma 6-bis
Disposizione richiamata ai sensi dell'art. 458 c.p.p.; regola gli aspetti procedurali connessi alla richiesta di rito abbreviato dopo determinati atti.
R.D. 18 giugno 1931 n. 773, art. 41 (T.U.L.P.S.)
perquisizione diretta alla ricerca di armi, munizioni o materiale esplodente, fondata sul "fondato motivo di ritenere"
Disciplina speciale delle perquisizioni e sequestri per armi: attività che non presuppone notizia di reato e non richiede preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria né obbligo di avvisare del diritto all'assistenza del difensore; la formula del "fondato motivo" è ritenuta normativa e non generica.
Disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Penale, art. 225
Richiama la natura speciale della disciplina delle perquisizioni per armi rispetto alla normativa generale sui mezzi di ricerca della prova.
Codice di Procedura Penale, art. 357, comma 2, lett. b)
Prevede l'obbligo per la polizia giudiziaria di redigere verbale degli atti non ripetibili e delle dichiarazioni spontanee; tuttavia non impone la redazione di verbali separati per ciascuna attività contestuale.
Codice di Procedura Penale, art. 350
Norma richiamata dal ricorrente come presunto riferimento per la redazione di un autonomo atto contenente le dichiarazioni; la Corte ha ritenuto che non imponga la separazione delle verbalizzazioni quando le attività siano contestuali e correttamente verbalizzate.
Massime di principio
- La disciplina delle perquisizioni per la ricerca di armi (art. 41 R.D. 773/1931) ha carattere speciale e non richiede preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria né l'avviso del diritto all'assistenza del difensore; la motivazione basata sul "fondato motivo" è adeguata.
- Le dichiarazioni spontanee rese dall'indagato alla polizia giudiziaria durante una perquisizione sono utilizzabili nel giudizio, compreso il rito abbreviato, anche se inserite nel verbale di perquisizione e non in un verbale distinto.
- Non è obbligatorio redigere un verbale separato per ogni attività compiuta dalla polizia giudiziaria quando le attività sono contestuali nello spazio e nel tempo; l'assenza di un verbale autonomo non determina automaticamente inutilizzabilità delle dichiarazioni.
- La richiesta del rito abbreviato successiva al decreto di giudizio immediato si disciplina per rinvio alle disposizioni dell'art. 438, comma 6-bis c.p.p.; le corti devono verificare l'applicabilità di tale rimando, ma la mera sequenza delle richieste non vale a rendere inutilizzabili atti o dichiarazioni se le condizioni di legge sono rispettate.
- Per impugnare con successo questioni di nullità o inutilizzabilità occorre dimostrare concretamente la lesione delle garanzie previste dalla legge; censure formali non specificate o generiche sono spesso dichiarate infondate.
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