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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34059/2024 del 09/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale impugnava la sentenza del Tribunale di Catania che aveva dichiarato "non doversi procedere" per mancanza di querela in relazione al reato di furto di energia elettrica (artt. 624 e 625 n.2 c.p.), ritenendo irrilevante la contestazione suppletiva del pubblico ministero della circostanza aggravante di cui all'art. 625 n.7 (fatto commesso su bene destinato a pubblico servizio) effettuata in udienza. Il PG sosteneva che tale aggravante, contestata per via suppletiva, rendeva il reato procedibile d'ufficio e che il Tribunale aveva violato le norme sul potere del pubblico ministero di modificare l'imputazione (artt. 516 e ss. c.p.p.).

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che l'aggravante dell'essere il bene destinato a pubblico servizio sia di natura valutativa ma, secondo l'orientamento delle Sezioni Unite (Sorge), può essere validamente contestata anche 'in fatto' mediante perifrasi idonee a rendere manifesto all'imputato l'oggetto dell'accusa. Nel caso concreto il capo di imputazione riportava che il furto di energia era stato realizzato mediante allaccio diretto alla rete di distribuzione dell'ente gestore: la Corte ha ritenuto questa descrizione idonea a configurare una contestazione "non formale" dell'aggravante e, quindi, il reato deve essere considerato procedibile d'ufficio. Ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ai sensi dell'art. 569, comma 4, c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (riforma Cartabia), art. 2, comma 1, lett. i)

    modifica dell'art. 624, comma 3, cod. pen., che ha reso il delitto di furto punibile a querela della persona offesa salvo alcune eccezioni

    La Corte ha richiamato la modifica normativa che, in linea generale, ha trasformato la procedibilità del furto in querela ma ha evidenziato le eccezioni previste per alcune aggravanti (tra cui l'art. 625 n.7) che mantengono la procedibilità d'ufficio

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, art. 85

    il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data (30 dicembre 2022), se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato

    La norma transitoria ha fissato la decorrenza del termine per la querela anche rispetto ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore della riforma; la Corte ha constatato che, nel termine previsto, la persona offesa non aveva presentato querela

  • art. 624 c.p. (comma 3 richiamato)

    Riferimento alla fattispecie di furto e alla sua modificata regime di procedibilità dopo il d.lgs. 150/2022; la Corte ha spiegato che il delitto è divenuto punibile a querela salvo le eccezioni legislative

  • art. 625 c.p., n. 7

    L'aggravante "commesso su cose destinate a pubblico servizio" è stata qualificata dalla Corte come di natura valutativa ma suscettibile di contestazione "in fatto" tramite perifrasi idonee (es. allaccio alla rete di distribuzione dell'ente gestore), e rende il reato procedibile d'ufficio se adeguatamente contestata

  • artt. 516 e ss. c.p.p.

    Norme che regolano la comunicazione e la precisazione dell'imputazione e il potere del pubblico ministero di modificare l'addebito; la Corte ha ritenuto che la contestazione suppletiva del PM potesse produrre effetti se formulata in modo idoneo e tempestivo

  • art. 129 c.p.p.

    Richiamato perché il Tribunale aveva fatto un uso errato della regola di giudizio prevista dall'art. 129 c.p.p. nel ritenere decisiva la mancanza di querela nonostante una contestazione "non formale" idonea ad integrare l'aggravante

  • art. 569, comma 4, c.p.p.

    Norma che consente alla Corte di cassazione di annullare con rinvio; la Corte ha annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio per nuovo giudizio

Massime di principio

  • La circostanza aggravante che il bene sia "destinato a pubblico servizio" è di natura valutativa: non è automaticamente "autoevidente" e richiede una valutazione giuridico-fattuale sulla destinazione del bene
  • Tuttavia, anche le aggravanti valutative possono essere contestate "in fatto" mediante perifrasi o descrizioni che rendano manifesto all'imputato l'elemento oggettivo e la finalità pubblica (es. allaccio diretto alla rete di distribuzione dell'ente gestore)
  • Se la contestazione "non formale" dell'aggravante è sufficientemente chiara e precisa rispetto agli elementi costitutivi, essa rende il reato procedibile d'ufficio nonostante l'assenza di querela della persona offesa
  • Il pubblico ministero può integrare o precisare l'imputazione (anche con contestazioni suppletive) se ciò avviene tempestivamente e in forma idonea a garantire il diritto di difesa; il giudice non può escludere automaticamente efficacia a tali integrazioni quando risultino comprensibili e circostanziate
  • In casi analoghi la difesa dovrebbe richiedere sempre la specificazione degli elementi costitutivi dell'aggravante quando la formulazione appaia vaga; il PM dovrebbe esplicitare, ove possibile, gli elementi valutativi che fondano la qualificazione aggravante
  • I tribunali devono valutare concretamente se la formulazione dell'imputazione consente all'imputato di esercitare pienamente il diritto di difesa prima di dichiarare l'improcedibilità per mancata querela

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