Cassazione Penale, Sentenza n. 29585/2025 del 19/08/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che, in accoglimento dell'appello del Procuratore generale, aveva ripristinato la custodia in carcere: contestavano la persistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione e di fuga) nonché la corretta applicazione dell'art. 300, comma 4, c.p.p. in relazione ai termini di durata della custodia, dato che la Corte di cassazione aveva annullato con rinvio la condanna per il reato associativo (capo A39) determinando la perdita di efficacia della misura per quel reato. Sostenevano inoltre che, alla luce degli sviluppi processuali (esclusione di aggravanti, riqualificazione in tentativo, collaborazione del fratello del Rubino), si fossero affievolite le esigenze cautelari e che misure meno afflittive (obbligo di dimora, presentazione alla P.G., controllo elettronico) sarebbero state adeguate.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale secondo cui: 1) ai fini dell'art. 300, comma 4, c.p.p., quando la custodia cautelare è stata disposta anche per il reato ritenuto più grave, la pena di riferimento è l'intera sanzione irrogata per tutti i reati per i quali la misura è stata applicata (e non solo la parte riferibile ai reati satellite); 2) la motivazione del Tribunale, che ha evidenziato la gravità e la professionalità del narcotraffico, la pessima biografia criminale, i legami relazionali con contesti di criminalità organizzata e, per il Rubino, il precedente periodo di latitanza in Colombia, è adeguata e logicamente fondata per ritenere concreti i pericoli di reiterazione e di fuga; 3) il cosiddetto "tempo silente" (la remota risalenza dei fatti) non sostituisce il parametro rilevante, che è il tempo decorso dalla esecuzione della misura cautelare, salvo elementi sopravvenuti; 4) l'applicazione cumulativa di misure personali meno afflittive è possibile solo nei casi espressamente previsti dalla legge, e quindi il Tribunale non ha errato nell'escluderne l'idoneità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 300 cod. proc. pen., comma 4
pena "che sia stata o si ritiene possa essere irrogata"
La Corte interpreta che, quando la custodia cautelare è stata applicata anche per il reato più grave, la durata della custodia va confrontata con la pena complessivamente irrogata per tutti i reati oggetto della misura, non con la sola pena riferibile ai reati satellite
art. 274 cod. proc. pen., lett. b) e c)
Forniscono le fattispecie di pericolo di fuga e di pericolo di reiterazione; la Corte conferma che la loro valutazione è prognostica e deve tener conto della personalità, della biografia criminale, del contesto relazionale e delle modalità del fatto
art. 275 cod. proc. pen., comma 3
La norma disciplina la presunzione in relazione all'ambito associativo e le misure alternative; la Corte osserva che la valutazione dell'attenuazione delle esigenze cautelari richiede elementi concreti e che la mera presenza di procedimenti sopravvenuti non esclude automaticamente i pericoli
art. 303 cod. proc. pen.
Norma sui termini di durata massima delle misure; la Corte distingue la funzione dei termini di fase (art.303) da quella del confronto con la pena effettivamente irrogata (art.300)
art. 278 cod. proc. pen.
"non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato"
Richiamata per spiegare il principio secondo cui, agli effetti dell'applicazione delle misure, si tiene conto della pena stabilita per ciascun reato e non delle maggiorazioni previste per istituti come la continuazione
art. 314 cod. proc. pen.
Norma sulla riparazione per ingiusta detenzione; la Corte la evoca per sottolineare che l'ordinamento mira a evitare che la custodia cautelare ecceda la pena definitiva e a garantire rimedi in caso di eccesso
art. 616 cod. proc. pen.
Norma sulla condanna alle spese processuali: i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese in cassazione
art. 299 cod. proc. pen.
Richiamata in relazione alle sostituzioni di misure: la Corte ricorda che la sostituzione con misure meno afflittive è regolata e che l'applicazione cumulativa di misure personali non è libera ma vincolata ai casi di legge
Massime di principio
- Se la custodia cautelare è stata disposta anche per il reato ritenuto più grave, ai fini del confronto tra durata della custodia e pena (art.300, comma 4 c.p.p.) occorre considerare la sanzione complessiva applicata per tutti i reati oggetto della misura; non va limitata alla sola parte "satellite".
- La valutazione del pericolo di reiterazione è prognostica: il giudice deve tener conto di personalità, biografia criminale, modalità delle condotte e contesto relazionale; la lontananza temporale dei fatti ("tempo silente") non è di per sé decisiva.
- Il pericolo di fuga può essere desunto anche da elementi indiretti e prognostici (precedenti trasferimenti all'estero, latitanza, contatti esteri, rete relazionale), non è indispensabile la prova di atti materiali di fuga imminente.
- La Corte di cassazione in sede di legittimità non sostituisce la valutazione del merito del giudice cautelare: sindaca errori di diritto o manifesta illogicità della motivazione, non una diversa valutazione dei fatti già esaminati dal giudice di merito.
- L'applicazione cumulativa di misure personali meno afflittive per evitare la custodia è possibile solo se espressamente prevista dalla legge; la loro idoneità va comunque motivata in rapporto al rischio di elusione.
- Quando la custodia cautelare rischia di eccedere la pena poi inflitta, esistono rimedi (anche risarcitori) per ingiusta detenzione; pertanto il giudice deve evitare una sproporzione tra cautela sofferta e pena definitiva.
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