Cassazione Penale, Sentenza n. 2253/2023 del 19/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per violazione di legge (art. 132 d.lgs. n. 385/1993) e vizio di motivazione: l'imputato contestava che la Corte d'appello avesse erroneamente ritenuto integrato il reato di esercizio abusivo di attività finanziaria nonostante la condotta fosse stata posta in essere unicamente nei confronti della parte civile (Petrantoni). Il ricorrente sostiene che il reato richiede che l'attività sia "rivolta al pubblico", inteso dalla giurisprudenza come indirizzata a un numero potenzialmente illimitato di soggetti, e che i giudici d'appello non abbiano adeguatamente valutato tale profilo
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha accolto le censure relative all'errata interpretazione del requisito della "rivoltezza al pubblico" e al vizio motivazionale, ha dichiarato che nella fattispecie non emergeva che l'attività fosse rivolta a un numero potenzialmente illimitato di soggetti e ha rilevato l'illogicità della motivazione della Corte territoriale che, pur richiamando precedenti secondo cui il pubblico deve intendersi come platea non predeterminata, aveva tuttavia ritenuto irrilevante che l'attività fosse stata svolta solo nei confronti del Petrantoni. Ha quindi annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio a diversa sezione della Corte d'appello di Messina. Nelle conclusioni scritte il Sostituto Procuratore generale aveva chiesto l'annullamento con rinvio
Norme richiamate
art. 132 d.lgs. n. 385/1993
La norma punisce l'esercizio abusivo di attività finanziaria svolto in mancanza di autorizzazione; la giurisprudenza di legittimità interpreta il requisito della "rivoltezza al pubblico" come la necessità che l'attività miri a una platea potenzialmente illimitata di soggetti (anche se in concreto rivolta a una cerchia ristretta, può essere sufficiente se il gruppo è potenzialmente illimitato)
art. 106 d.lgs. n. 385/1993 (richiamato in dottrina/giurisprudenza)
Contiene le fattispecie di finanziamento e altre operazioni rilevanti ai fini della configurazione dell'esercizio di attività finanziaria; la Cassazione richiama le condotte previste dall'art. 106 come esempi di operazioni che, se poste in modo non autorizzato e rivolte al pubblico, integrano il reato
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma richiamata per i limiti di enunciazione del motivo di ricorso in Cassazione (il ricorso era formulato nei limiti previsti da tale norma)
art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. in L. 18/12/2020, n. 176
Norma procedurale richiamata in relazione alla trasmissione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale
Massime di principio
- Per integrare l'art. 132 d.lgs. 385/1993 l'attività finanziaria deve essere "rivolta al pubblico": ciò richiede che la condotta miri a raggiungere una platea potenzialmente illimitata di soggetti, non semplicemente un singolo cliente
- Se l'attività è stata svolta unicamente nei confronti di una persona (o di un numero chiaramente predeterminato di soggetti) e non emerge una più generale attività di intermediazione o unilateralità verso il mercato, il reato potrebbe non configurarsi
- Anche un'attività rivolta a una cerchia ristretta può integrare il requisito del pubblico se quella cerchia è o può essere considerata potenzialmente illimitata (es. categorie linguistiche, territoriali o gruppi non predeterminati)
- La continuità e la professionalità dell'attività (svolgimento non occasionale) sono elementi importanti per la configurazione del reato, mentre lo scopo di lucro non è necessario
- I giudici devono confrontarsi esplicitamente con le eccezioni difensive e motivare in modo coerente rispetto alla giurisprudenza di legittimità: la mancata o contraddittoria motivazione su questo punto può portare all'annullamento della sentenza e al rinvio per nuovo giudizio
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