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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12167/2023 del 23/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorsi miravano a censurare: vizi di motivazione nell'affermazione di responsabilità e nella dosimetria della pena; l'utilizzabilità e la legittimità delle intercettazioni provenienti da altro procedimento (art. 270 c.p.p.); diniego di rinnovazione dell'istruttoria e di perizia grafologica sui biglietti minatori; mancata o irregolare contestazione dell'aggravante dell'uso di arma (art. 629 c.p.) nel capo di imputazione; carenze nella contestazione dei reati (art. 521 e 429 c.p.p.); questioni sulla legittimazione della parte civile; e conseguenze prescrizionali e di riqualificazione del reato una volta esclusa l'aggravante.

La decisione

La Corte di cassazione ha parzialmente accolto i ricorsi. In sintesi: per GUARNA Salvatore e LIMONGELLI Marcello ha annullato senza rinvio la sentenza rispetto all'aggravante dell'uso di arma (per difetto di contestazione) e, valutata la conseguente derubricazione a estorsione semplice, ha dichiarato estinti per prescrizione i reati loro ascritti al capo 10; per BAGLIO Rocco Antonio ha annullato senza rinvio le condanne relative ai reati indicati nel capo 4 perché nel frattempo estinti per prescrizione, e ha annullato la statuizione relativa all'aggravante dell'uso di arma sul capo 10 per difetto di contestazione, rinviando ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna la rideterminazione del trattamento sanzionatorio per il capo 10 (tenuto conto della sua recidiva che incide sui termini di prescrizione); per CORNIA Marco ha rigettato il ricorso e confermato la condanna relativa al capo 8 (turbata libertà degli incanti), con sospensione condizionale della pena e pagamento di una provvisionale alla parte civile; infine ha disposto la condanna di Baglio e Cornia al rimborso delle spese del grado per la parte civile (e liquidato 5.000 euro).

Norme richiamate

  • art. 270 cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui le intercettazioni disposte in altro procedimento sono utilizzabili se risultano indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali sia obbligatorio l'arresto in flagranza; ha ritenuto ammissibile l'utilizzo per alcuni elementi inerenti attentati incendiari rilevanti e registrati in diretta

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Usata dalla difesa per censurare l'ampliamento della contestazione: la Corte ha ritenuto fondata la doglianza in relazione al capo 4 quando è emersa una vicenda amministrativa non ricompresa nella specifica contestazione e ha annullato la parte per difetto di contestazione

  • art. 522 cod. proc. pen.

    Rilevata la nullità della statuizione di aggravante non rituale contestata, con conseguente annullamento senza rinvio della parte relativa all'aggravante per difetto di contestazione

  • art. 587 cod. proc. pen.

    Applicato per estendere gli effetti favorevoli di una censura (esclusione di aggravante) anche ai coimputati del medesimo reato, con conseguente riqualificazione e impatto sui termini di prescrizione

  • art. 157 e art. 161 cod. pen.

    Richiamati per valutare i termini di prescrizione e concludere che, dopo la derubricazione dell'aggravante, i reati contestati a Guarna e Limongelli si sono estinti per prescrizione

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla riapertura dell'istruttoria: la Corte ha ritenuto che le prove richieste non fossero nuove e indispensabili e ha confermato il rigetto della rinnovazione

  • art. 133 cod. pen.

    Citato dalla difesa in tema di attenuanti generiche; la Corte ha valutato le circostanze attenuanti e aggravanti secondo i criteri di legge, respingendo censure generiche

  • art. 45 disp. att. cod. proc. pen.

    Riferimento alla necessità di attestazione di conformità nella trasmissione degli atti tra uffici: la Corte ha ritenuto che le copie degli atti autorizzativi fossero agli atti e ha giudicato le doglianze sulle formalità generiche o infondate

  • art. 321, 319, 352, 423, 629 cod. pen. e altre disposizioni sostanziali

    Norme sostanziali richiamate in materia di corruzione, abuso d'ufficio, estorsione, incendio e reati collegati: la Corte ha esaminato la sussistenza degli elementi costitutivi e la correttezza della qualificazione giuridica alla luce delle contestazioni rituali e delle prove

Massime di principio

  • L'aggravante deve essere contestata in modo chiaro e preciso nel capo d'imputazione; la mancata o ambigua contestazione può comportare la nullità della statuizione e la derubricazione del reato
  • Le intercettazioni disposte in altro procedimento sono utilizzabili solo se risultano indispensabili per accertare reati per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza; vanno conservate e agli atti devono essere allegate le necessarie formalità (decreti, supporti audio, attestazioni)
  • La derubricazione di un reato per esclusione di un'aggravante può incidere sui termini di prescrizione e quindi determinare l'estinzione del reato per prescrizione
  • Le richieste di rinnovazione dell'istruttoria o perizie non vengono accolte se non riguardano prove nuove e assolutamente necessarie ai fini del giudizio; tali istanze devono essere formulate nei modi e nei termini previsti (ad es. con l'atto di appello quando previsto)
  • Gli effetti favorevoli di una decisione di cassazione (es. esclusione di un'aggravante) possono estendersi automaticamente ai coimputati per il medesimo reato (art. 587 c.p.p.)
  • In presenza di contestazioni molto articolate, l'imputazione deve comunque permettere all'imputato di conoscere con sufficiente precisione i fatti che integrano la circostanza aggravante per consentire una difesa efficace
  • La prescrizione può intervenire nel corso dell'impugnazione: le difese devono valutare tempestivamente l'impatto di eventuali derubricazioni sulla prescrizione e chiedere le conseguenti pronunce al giudice

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