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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17791/2025 del 12/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva rigettato la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione relativo a un manufatto di circa 150 mq. Hanno sostenuto: (i) che l'ordine di demolizione sarebbe una sanzione amministrativa accessoria la cui efficacia sarebbe venuta meno dopo il rilascio del parere favorevole della Soprintendenza (parere 11/12/2014) e che la sanzione sarebbe oltretutto prescritta ai sensi dell'art. 28 L. 689/1981; (ii) che i ricorrenti, in quanto nuovi proprietari, non sono responsabili dell'abuso e quindi non possono subire l'ingiunzione di demolizione; (iii) che la normativa regionale (art. 23 legge regionale Sicilia n.37) consentirebbe la sanatoria dell'opera anche in presenza del vincolo; in memoria hanno poi aggiunto l'eccezione di scusabilità dell'errore per ignoranza della legge penale ai sensi dell'art. 5 c.p., e hanno richiamato il rilascio di permesso in sanatoria, certificato di abitabilità e la regolarità del rogito notarile come circostanze a loro favore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione. Ha ritenuto infondate tutte le censure: (a) l'ordine di demolizione disposto in esecuzione di una sentenza penale ha natura di sanzione amministrativa con funzione ripristinatoria e obbligo di fare, non è «pena» nel senso del diritto penale europeo e quindi non è soggetto alla prescrizione penale; (b) l'ordine di demolizione può avere efficacia anche nei confronti dell'attuale proprietario, che assume una responsabilità sussidiaria e può agire civilmente contro il suo dante causa; (c) il parere favorevole della Soprintendenza e il rilascio di titoli edilizi non rendono automaticamente condonabile l'opera quando essa insiste in area sottoposta a vincolo paesaggistico: la normativa regionale invocata non può essere interpretata in contrasto con la disciplina statale sul condono, che esclude in molti casi la sanabilità di nuove costruzioni in zone vincolate. La Corte ha altresì disposto la condanna alle spese e il versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende; l'inammissibilità si estende ai motivi nuovi.

Norme richiamate

  • art. 31, comma 9, D.P.R. 380/2001 (Testo Unico Edilizia)

    L'ordine di demolizione disposto in sede penale ha natura di obbligo di fare con funzione ripristinatoria e non è considerato una 'pena' soggetta a prescrizione penale secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione

  • art. 28, legge 24 novembre 1981, n. 689

    Invocato dai ricorrenti come termine prescrizionale della sanzione; la Corte ha escluso l’applicabilità della prescrizione penale/amministrativa invocata rispetto all'ordine di demolizione, ritenendo quest'ultimo non soggetto alla prescrizione come pena

  • art. 5 codice penale

    Richiamato dai ricorrenti per sostenere la scusabilità dell'errore per ignoranza della legge penale; la Corte non ha accolto tale argomento rispetto alla responsabilità sussidiaria del proprietario

  • art. 173 codice penale

    Richiamato dalla giurisprudenza come parametro di prescrizione penale; la Corte ha escluso che l'ordine di demolizione rientri nella nozione di 'pena' assoggettabile a tale prescrizione

  • art. 23 legge regionale Sicilia n. 37

    art. 23, comma 10, L.R. Sicilia n.37

    La Corte ha ritenuto che la normativa regionale non possa essere interpretata in contrasto con la disciplina statale sul condono: dove la normativa statale esclude la sanatoria per opere in zone vincolate tale esclusione prevale

  • Legge 24 novembre 2003, n. 326 (condono edilizio)

    Richiamata nella giurisprudenza per affermare che interventi realizzati in zone soggette a vincolo paesaggistico non sono suscettibili di sanatoria; la Corte conferma tale indirizzo

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione disposto in esecuzione di una sentenza penale ha natura ripristinatoria/ amministrativa e non si considera 'pena' soggetta a prescrizione penale: pertanto non si estingue per semplice decorso del termine di prescrizione penale.
  • Il proprietario successivo dell'immobile può essere destinatario dell'ordine di demolizione in responsabilità sussidiaria, anche se non autore dell'abuso; il nuovo proprietario può però agire in sede civile (azione di regresso) nei confronti del proprio dante causa.
  • Il rilascio di un parere favorevole da parte della Soprintendenza o di titoli comunali in sanatoria non determina automaticamente la sanabilità dell'opera se questa insiste in area soggetta a vincolo paesaggistico; la normativa statale sul condono prevale sulle disposizioni regionali che siano in conflitto in ordine all'ammissibilità della sanatoria in zone vincolate.
  • Chi acquista un immobile deve diligentemente informarsi sulla liceità delle opere esistenti (anche mediante visure e trascrizioni): l'ignoranza colpevole della situazione urbanistica non tutela il compratore dall'applicazione dell'ordine di demolizione.
  • In sede di impugnazione in Cassazione, i motivi manifestamente infondati possono determinare l'inammissibilità del ricorso e il rigetto con condanna alle spese e somme a favore della Cassa delle ammende; i motivi nuovi introdotti in memoria possono essere estinti dall'inammissibilità dell'impugnazione principale.

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