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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35686/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello che aveva parzialmente riformato la decisione di primo grado confermando la condanna per bancarotta fraudolenta (documentale, distrattiva e preferenziale) e rideterminando alcune pene accessorie. I motivi principali del ricorso erano: (1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla quantificazione e attendibilità del valore delle rimanenze distratte (contestando l'importo di euro 687.446,18 indicato dall'atto di imputazione e ritenuto dalla Corte territoriale, rispetto ai valori indicati dal curatore e da altre fonti); contestazione anche della qualificazione come distrazione di ricavi 2014 pari a euro 9.472,00, che la difesa riteneva destinati a spese correnti aziendali; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla configurabilità della bancarotta fraudolenta documentale, sostenendo che l'irregolare tenuta delle scritture potesse derivare da negligenza (colpa) e che la consegna di documenti agli organi di polizia anzichè al curatore non potesse essere valutata negativamente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso non si confrontasse con le principali argomentazioni della sentenza impugnata e richiedesse una rivalutazione di merito vietata in sede di legittimità. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione delle rimanenze effettuata dal curatore e ritenuta attendibile dal giudice di merito sulla base delle risultanze (anche della testimonianza del P.G. Magnone) e dei documenti ritenuti più affidabili (anno 2012). Quanto alla distrazione dei proventi 2014, la Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui grava sull'amministratore l'onere di provare la destinazione dei beni non rinvenuti; l'assenza di tale prova legittima la presunzione di distrazione. Sulla bancarotta documentale, la Corte ha ritenuto adeguatamente motivata la sussistenza del dolo (sia generico sia specifico) laddove la tenuta irregolare della contabilità è stata valutata come strumentale a disperdere le tracce dell'attività a danno dei creditori. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende (art. 616 c.p.p.); non è stata disposta la liquidazione delle spese della curatela per un vizio procedurale relativo alla delega del difensore.

Norme richiamate

  • Legge fallimentare, art. 216 (comma 1 e ultimo comma)

    La norma disciplina le fattispecie di bancarotta (anche fraudolenta documentale e patrimoniale) e le pene accessorie; la Corte ha applicato i criteri per la configurabilità del dolo e delle aggravanti in relazione alle condotte contestate.

  • Disposizioni di attuazione cod. proc. pen., art. 173 comma 1

    Limita i motivi di censura ammessi in cassazione rispetto a quanto dedotto in sede di impugnazione, richiedendo che il ricorso si confronti con le argomentazioni centrali della sentenza impugnata.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Consente la condanna al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso; in questo caso la Corte ha liquidato euro 3.000.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997 (Dessinnone)

    Principio che la Corte di legittimità non è sede per una rivalutazione di merito: la mera richiesta di diversa valutazione delle risultanze processuali non integra vizio di legittimità.

  • Giurisprudenza: Sez. 5, n. 17228 del 17/01/2020 (Costantino)

    Confermato il principio secondo cui la prova della distrazione è desumibile dalla mancata dimostrazione, da parte dell'amministratore, della destinazione dei beni non rinvenuti; l'onere probatorio grava sull'amministratore a tutela del ceto creditorio.

  • Giurisprudenza: Sez. 5, n. 6548 del 10/12/2018 (Villa)

    La consistenza dei beni non rinvenuti può essere desunta in via indiretta dagli ultimi documenti attendibili, anche se risalenti nel tempo, utili a ricostruire il patrimonio sociale.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti: le contestazioni che mirano a una diversa valutazione delle prove sono inammissibili in sede di legittimità.
  • Nel reato di bancarotta patrimoniale/distrattiva, grava sull'amministratore l'onere di provare la lecita destinazione dei beni o proventi non rinvenuti; l'assenza di tale prova legittima la presunzione di distrazione.
  • La valutazione del valore delle rimanenze o di altri elementi contabili posta dal curatore o da testi di polizia giudiziaria è fatto di merito e non sindacabile in cassazione se adeguatamente motivata.
  • L'irregolare tenuta o la sottrazione delle scritture contabili può integrare il dolo (anche specifico) se emerge che la condotta era diretta a disperdere le tracce dell'attività societaria a danno dei creditori.
  • La consegna di documentazione agli organi di polizia anziché al curatore non esclude automaticamente la rilevanza negativa della mancata disponibilità della documentazione per il curatore; conta il contesto e la prassi indagata dal giudice di merito.
  • Anche distrazioni di modesto valore possono integrare il reato se non adeguatamente giustificate; la rilevanza economica non esclude la sussistenza del reato.

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