Sentenza n. 1484/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza di demolizione e rimessione in pristino relativa a un locale deposito, adottata ai sensi dell’art. 31 d.P.R. 380/2001 e dell’art. 167 d.lgs. 42/2004
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari e gestore)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza comunale che ingiungeva la demolizione del Locale Deposito 2, posto al di sotto di una particella dell’immobile destinato ad albergo e ristorante, situato nel centro storico di Positano e soggetto a vincolo paesaggistico. Hanno dedotto, in particolare, il difetto di istruttoria e l’erronea mancata considerazione degli elementi documentali attestanti l’esistenza del manufatto in epoca risalente: un atto pubblico di compravendita del 1919, dal quale risultava l’esistenza di un magazzino confinante con beni sottostanti degli acquirenti; le planimetrie catastali di primo impianto, presentate nel 1966; e la documentazione fotografica comunale, raffigurante ambienti voltati e archi coerenti con una costruzione di epoca remota. Secondo i ricorrenti, tali elementi avrebbero imposto una verifica puntuale della data di realizzazione dell’opera, anche ai fini della sua eventuale legittimità ratione temporis o della riconducibilità a regimi di sanatoria, mentre il Comune aveva omesso ogni approfondimento effettivo.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso con sentenza semplificata ex art. 60 c.p.a. e ha annullato l’ordinanza di demolizione. Il Collegio ha ravvisato un manifesto vizio istruttorio: l’amministrazione aveva omesso di valutare una serie di elementi fattuali e documentali, presenti o comunque disponibili, potenzialmente decisivi per stabilire l’epoca di edificazione del manufatto. Il giudice ha ricordato che, in linea generale, l’onere di provare l’ultimazione dell’opera entro una determinata data grava sul privato che intenda dimostrarne la sanabilità o la realizzazione legittima senza titolo ratione temporis. Tuttavia, tale regola deve essere temperata secondo ragionevolezza quando il privato produca elementi rilevanti sulla datazione dell’opera e il Comune non li esamini adeguatamente, fornendo al contempo elementi incerti sulla data di realizzazione. Nel caso concreto, la stessa qualificazione comunale del manufatto come di epoca remota, unitamente all’atto del 1919, alle planimetrie catastali del 1966 e alle caratteristiche costruttive documentate fotograficamente, imponeva un’attività istruttoria ulteriore e rigorosa. L’omissione ha reso illegittima l’ordinanza; le ulteriori censure sono state assorbite. Le spese di giudizio sono state compensate.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
La causa è stata definita mediante sentenza in forma semplificata.
Consente la definizione immediata del giudizio in camera di consiglio quando ne ricorrono i presupposti, sentite le parti.
art. 31 d.P.R. 380/2001
Ordine di demolizione e rimessa in pristino dello stato dei luoghi.
È la base normativa indicata dal Comune per l’ordine di demolizione del manufatto ritenuto abusivo.
art. 167 d.lgs. 42/2004
Ordine di demolizione e rimessa in pristino dello stato dei luoghi.
È la disposizione paesaggistica richiamata nell’ordinanza impugnata, adottata in relazione all’area sottoposta a vincolo paesaggistico.
D.M. 23 gennaio 1954
Vincolo paesaggistico esteso all’intero territorio comunale.
Individua il vincolo paesaggistico gravante sull’area in cui si trova l’immobile.
Massime di principio
- Sebbene l’onere di provare l’ultimazione di un’opera entro una determinata data gravi, in linea generale, sul privato che intenda dimostrarne la legittimità ratione temporis o la riconducibilità a una sanatoria, tale onere deve essere temperato secondo ragionevolezza quando il privato produca elementi documentali rilevanti sulla risalenza del manufatto e l’amministrazione non li esamini adeguatamente.
- L’ordine di demolizione è illegittimo per difetto di istruttoria quando l’amministrazione ometta di approfondire la data di realizzazione di un manufatto nonostante siano disponibili atti pubblici, planimetrie catastali, documentazione fotografica o altri elementi coerenti e significativi circa la sua esistenza in epoca risalente.
- Quando gli elementi acquisiti al procedimento rendano plausibile che un manufatto sia stato realizzato anteriormente alle soglie normative rilevanti, l’amministrazione deve svolgere una verifica puntuale e rigorosa sulla sua collocazione temporale prima di adottare la sanzione demolitoria.
- La qualificazione dello stesso manufatto come risalente o di epoca remota, se contenuta negli atti dell’amministrazione, impone una specifica attività di verifica della datazione e non consente di fondare l’ordine di demolizione su accertamenti generici o non conclusivi.
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