Cassazione Penale, Sentenza n. 34826/2022 del 20/09/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Forini era stato dichiarato penalmente responsabile del reato di "violata consegna" continuata per aver omesso, in servizio come maresciallo capo presso il nucleo Carabinieri della Banca d'Italia - filiale di Forlì, nelle date 11 giugno, 2 luglio e 4 luglio 2018, di osservare le consegne di vigilanza, ispezione e controllo dei varchi, dedicandosi invece ad incombenze di natura personale (tra cui un colloquio prolungato con il superiore durante ispezione). L'imputato ha impugnato sostenendo che il colloquio con il superiore era legittimo/autorizzato, che le consegne erano generiche e ammettevano tempi di attesa o reperibilità, e che non si era verificato alcun danno o pregiudizio tale da integrare il reato.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che il motivo fosse una mera rivalutazione alternativa dei fatti contraria e non confrontata con la motivazione della Corte territoriale. La sentenza impugnata era fondata su dichiarazioni testimoniali (superiori gerarchici e ufficiale di ispezione) e su riscontri informatici dal PC di servizio che dimostravano l'impegno del ricorrente in attività estranee e la rifiuto di svolgere compiti delegati, con conseguente adempimento da parte di un collega. La Corte ha richiamato il principio per cui, ai fini dell'art. 120 c.p.m.p., è sufficiente la violazione delle prescrizioni della consegna (reato di pericolo presunto). Conseguentemente il ricorso è stato respinto; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende per l'irritualità dell'impugnazione.
Norme richiamate
art. 120 codice penale militare di pace
Il reato di "violata consegna" è reato di pericolo presunto: per la sua configurabilità è sufficiente la violazione delle prescrizioni della consegna, non è necessario che si sia verificato un evento dannoso conseguente
art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176)
procedimento di cassazione svolto a trattazione scritta
Prevede la disciplina che ha consentito lo svolgimento del giudizio di cassazione a trattazione scritta
Corte costituzionale, n. 186 del 2000
Consente la condanna al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende per profili di colpa connessi a impugnazioni irrituali o manifestamente infondate
Giurisprudenza della Corte (Sez. 1, n. 458 del 02/12/2020, dep. 2021, Di Reda, Rv. 280212-01)
Conferma che per l'art. 120 c.p.m.p. è sufficiente comprovare la violazione delle consegne; non occorre l'ulteriore evento come conseguenza della violazione
Massime di principio
- Per il reato di violata consegna (art. 120 c.p.m.p.) la prova della semplice inosservanza delle prescrizioni è sufficiente; non è necessario dimostrare un evento dannoso conseguente alla violazione
- La prova oggettiva (testimonianze dei superiori, riscontri informatici, documentazione di servizio) è determinante: una ricostruzione difensiva alternativa che non neutralizzi tali elementi difficilmente ottiene accoglimento in cassazione
- Colloqui con superiori o presunte autorizzazioni implicite devono essere provati; la mera giustificazione soggettiva non basta a escludere la responsabilità se sussistono riscontri contrari
- Le consegne di servizio, anche se formulate in termini generali, obbligano all'operatività richiesta: periodi prolungati di inattività o svolgimento di compiti estranei possono integrare violazione della consegna
- La Cassazione non ammette ricorsi che si limitano a proporre una diversa valutazione dei fatti senza rilevare errori di diritto o contraddizioni logiche nella motivazione della sentenza impugnata
- Impugnazioni ritenute irrituali o manifestamente infondate possono comportare condanne al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende
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