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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48007/2022 del 19/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la revoca ex tunc della misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale) e patrimoniale (confisca) disposta il 11/02/1994 dal Tribunale di Trapani per presunta appartenenza a Cosa Nostra. Ha dedotto che, dopo la sua assoluzione dal reato di partecipazione ad associazione mafiosa e alla luce di evoluzioni giurisprudenziali (Corte costituzionale n.24/2019, pronunce europee e di legittimità), era venuta meno la base legale della misura; ha inoltre censurato l'uso di dichiarazioni ritenute inattendibili dei collaboratori di giustizia come fondamento della prevenzione e ha invocato la rilevanza di principi CEDU (art.7 e Prot.7 art.4) relativi al nulla poena sine lege e al ne bis in idem per ottenere la revoca della confisca ai sensi dell'art.7 L.1423/1956.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e aspecificità. Ha ribadito l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto al procedimento penale: l'assoluzione nel processo penale non determina automaticamente la revoca della misura di prevenzione se non emergono elementi nuovi decisivi non già valutati nei precedenti giudizi. Ha confermato che la pericolosità del proposto era fondata su un quadro probatorio plurimo (dichiarazioni di più testi, elementi fattuali e dichiarazioni del datore di lavoro) tali da sostenere l'applicazione della misura e la confisca. Ha quindi respinto la richiesta di revoca e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Legge 27 dicembre 1956, n. 1423

    Ai fini della revoca della confisca definitiva, il mero passaggio in giudicato di una sentenza di assoluzione nel procedimento penale non costituisce di per sé "fatto nuovo" idoneo a revocare la misura se tale questione era già stata esaminata; occorrono elementi nuovi e decisivi.

  • Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159

    Norma che ha sostituito l'art.2-ter L.575/1965; la Corte ha ritenuto che la verifica della conformità del provvedimento originario alla normativa successiva non sia stata sorretta da elementi nuovi tali da modificare il giudizio di pericolosità.

  • Codice penale

    Distinzione fra partecipazione associativa (art.416-bis) e il concetto di "appartenenza" rilevante per le misure di prevenzione; la pericolosità qualificata mafiosa può sussistere anche indipendentemente dall'esito non colpevolizzante del processo penale.

  • Codice di procedura penale

    art. 530, comma 2; art. 673 (richiamato nella discussione)

    L'assoluzione ai sensi dell'art.530, comma 2, non impedisce che gli stessi fatti, se delineati con sufficiente chiarezza, possano essere valutati dal giudice delle misure di prevenzione per accertare la pericolosità; il principio della revoca dell'esecuzione per incostituzionalità (art.673 richiamato dal ricorrente) non estende automaticamente l'effetto alle misure di prevenzione senza nuovi elementi decisivi.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

    art. 7; Protocollo n.7 art.4

    Richiamati dal ricorrente (nulla poena sine lege e divieto di doppio processo), ma la Corte ha ritenuto che tali principi non annullano automaticamente la autonomia del giudizio di prevenzione né costituiscono di per sé "fatti nuovi" per la revoca della misura quando la pericolosità mafiosa è stata ritenuta da fonti probatorie multiple.

  • Corte costituzionale

    Pur richiamata dal ricorrente come evoluzione giurisprudenziale, la Corte di cassazione ha ritenuto che la pronuncia costituzionale non abbia determinato l'invalidità automatica delle misure di prevenzione per pericolosità mafiosa né abbia prodotto nel caso elementi nuovi decisivi non già valutati.

  • Corte EDU

    De Tommaso v. Italia, 23/02/2017

    La Corte territoriale e quella di legittimità hanno considerato il richiamo alla pronuncia europea non pertinente per la fattispecie di pericolosità mafiosa trattata, non risultando applicabile al caso nella misura invocata dal ricorrente.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez.6, n.29551/07/10/2020 (Terenzio); Sez.1, 22/01/2020 (Cascio Ingurgio)

    Precedenti che affermano che la mera pronuncia definitiva di assoluzione non costituisce di per sé fatto nuovo per revocare misure di prevenzione patrimoniale; e che la valutazione della pericolosità rimane autonoma e possibile anche dopo assoluzioni formali.

Massime di principio

  • Il procedimento di prevenzione è autonomo rispetto al procedimento penale: un'assoluzione penale non determina automaticamente la revoca delle misure di prevenzione se non emergono elementi nuovi e decisivi non già valutati.
  • Per ottenere la revoca di una confisca o di una misura di prevenzione è necessario proporre fatti nuovi, specifici e decisivi rispetto a quanto già esaminato; il mero passaggio in giudicato dell'assoluzione non è sufficiente di per sé.
  • La pericolosità mafiosa può essere accertata su base indiziaria articolata e plurima (più dichiarazioni, elementi fattuali, comportamenti economici) e non è automaticamente vinta dalla disattesa o dall'inattendibilità di singoli collaboratori di giustizia se permangono altre fonti probatorie.
  • Le evoluzioni giurisprudenziali (Corte costituzionale, Corte EDU) non cancellano automaticamente provvedimenti di prevenzione preesistenti; il loro effetto dipende dalla misura in cui incidono specificamente sugli elementi giustificativi della misura nel caso concreto.
  • Nelle impugnazioni contro misure di prevenzione è strategico concentrarsi su elementi nuovi, concreti e non già valutati nei precedenti procedimenti, dimostrando come questi incidano sul requisito strutturale della attualità della pericolosità sociale.

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