Cassazione Penale, Sentenza n. 32807/2024 del 21/08/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione a seguito di custodia cautelare eseguita il 13/03/2020 per i reati di concorso in detenzione di cocaina e di monete false (artt. 110, 455 c.p. e art. 73 DPR 309/90). Il ricorrente era stato poi assolto dal Tribunale di Como (sentenza 18/05/2021). La Corte d'appello di Milano aveva rigettato l'istanza di riparazione ritenendo sussistente "colpa grave" del ricorrente, in quanto dalle intercettazioni emergevano frequenti rapporti e contributi economici del ricorrente alla famiglia del coindagato Failla Antonio, nonché un precedente penale comune per stupefacenti, elementi che secondo la Corte avrebbero creato l'apparenza di un collegamento con attività illecite e indotto in errore l'autorità giudiziaria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la nozione di "colpa grave" (art. 314 c.p.p.) comprende comportamenti, pur non voluti come causa dell'arresto, caratterizzati da macroscopica negligenza o da condotte idonee a creare una falsa apparenza di responsabilità penale. Nel caso concreto la Corte territoriale aveva motivato in modo coerente la rilevanza delle frequentazioni, del contributo economico alle spese legali della famiglia del coindagato e del precedente penale comune, come indizi oggettivamente idonei a essere interpretati come complicità o collegamento, in relazione alla misura cautelare adottata. Conseguentemente è stato rigettato il diritto alla riparazione; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali. Le spese sostenute dal Ministero non sono state liquidate per mancato concreto contraddittorio da parte dell'Avvocatura.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Norma penale relativa alla concorso di persone nel reato; citata in relazione alle imputazioni originarie ma non decisiva ai fini della valutazione della colpa grave per la riparazione.
art. 455 cod. pen.
Norma penale relativa a falsificazione di monete; richiamata tra le contestazioni iniziali al ricorrente.
art. 73 D.P.R. 309/1990
Norma del Testo Unico stupefacenti che disciplina la detenzione e traffico; pertinente alle accuse originarie che giustificarono la misura cautelare iniziale.
art. 314, comma 1, cod. proc. pen.
art. 314, comma 1, cod. proc. pen.
Predispone l'esclusione del diritto alla riparazione in presenza di "colpa grave" del detenuto; la Corte ne interpreta la nozione come condotta che, per macroscopica negligenza o inosservanza, abbia creato la prevedibile ragione di intervento dell'autorità giudiziaria.
art. 273 e art. 280 cod. proc. pen.
art. 273 e art. 280 cod. proc. pen.
Richiamati nel contesto dell'"ingiustizia formale": le misure disposte in difetto delle condizioni di applicabilità possono comunque essere valutate alla luce della nozione di colpa grave; il riferimento serve a ricordare i presupposti per l'applicabilità delle misure cautelari.
Massime di principio
- La "colpa grave" ai fini della riparazione per ingiusta detenzione si determina valutando se la condotta dell'interessato, prima o durante la detenzione, abbia oggettivamente creato l'apparenza di responsabilità penale e dunque abbia concorso causalmente all'adozione o al mantenimento della misura cautelare.
- Frequentazioni ambigue o rapporti stretti con persone coinvolte nel medesimo procedimento possono essere considerati indizi di complicità quando il giudice fornisce motivazione puntuale sulla loro oggettiva idoneità a far sorgere l'apparenza del reato.
- Contributi economici a favore di familiari o spese legali di soggetti indagati possono assumere rilievo probatorio se, per natura e quantità, oltrepassano la soglia della comune assistenza amicale e rendono più credibile il sospetto di collegamento illecito.
- Precedenti penali comuni e vicende del passato che mostrano attività illecite condivise aumentano la probabilità che rapporti odierni siano valutati come indizi rilevanti; tuttavia la valutazione deve essere motivata e proporzionata al caso concreto.
- Il giudice della riparazione deve sempre fondare la sua decisione su fatti concreti e precisi; se mancano fatti ostativi adeguatamente motivati, il diritto all'indennizzo può essere riconosciuto nondimeno.
- L'Avvocatura dello Stato, se non si contraddistingue per un'effettiva attività difensiva nel ricorso in Cassazione, può non ottenere la liquidazione delle proprie spese.
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