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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37867/2023 del 15/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

UniCredit ha impugnato la sentenza di appello che aveva riqualificato i fatti e aveva dichiarato l'estinzione per prescrizione del reato relativo al solo orologio Rolex Daytona, contestando la mancanza e la manifesta illogicità della motivazione in relazione alle restanti 660 cose in pegno e la errata sussunzione giuridica (riqualificazione in appropriazione indebita anziché furto) operata dalla Corte di appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al primo e al terzo motivo: ha rilevato una lacuna motivazionale della Corte d'appello con riguardo alle condotte relative agli altri 660 oggetti (diverse da quella sul Rolex), e ha ritenuto fondata la censura sulla sussunzione giuridica in base alla giurisprudenza consolidata; ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alle condotte non attinenti al Rolex Daytona e ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Roma per un nuovo giudizio su tali punti. Ha altresì condannato l'imputato Salvi alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute da UniCredit nel presente grado.

Norme richiamate

  • art. 61, n. 7 e 9, cod. pen.

    Richiamati come aggravanti utilizzate nella riqualificazione operata in appello; il riferimento serve a inquadrare il trattamento sanzionatorio delle condotte.

  • art. 646, commi 1 e 2, cod. pen.

    Norma sull'appropriazione indebita: la Corte d'appello aveva riqualificato i fatti in tal senso; la Cassazione ha valutato la correttezza di tale sussunzione alla luce della distinzione tra detenzione e potere dispositvo del bene.

  • art. 573, comma 1-bis, cod. proc. pen. (menzione normativa e informazione provvisoria n. 6/2023)

    La Corte osserva che la novella procedurale non si applica al caso perché la costituzione della parte civile è anteriore al 30/12/2022; si conferma l'applicabilità della disciplina previgente.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il riassunto dei motivi di ricorso secondo i termini formali di esposizione.

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Richiamato quale criterio di censura per vizio di sussunzione (errore nell'inquadramento giuridico del fatto).

  • art. 603 cod. pen. (richiamo all'attività istruttoria compiuta)

    Citato in relazione all'attività istruttoria svolta dalla Corte di appello; la Cassazione esamina la coerenza delle conclusioni sulla base di tale istruttoria.

  • decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8

    Richiamato per la trattazione scritta del procedimento a causa delle disposizioni emergenziali (modalità di trattazione adottata).

Massime di principio

  • La motivazione della sentenza deve affrontare e valutare espressamente tutte le condotte contestate: l'omissione di considerare singoli elementi o contestazioni può integrare una lacuna motivazionale che determina l'annullamento e il rinvio.
  • La distinzione tra furto e appropriazione indebita va valutata in funzione del potere di disposizione sul bene: la mera detenzione 'nomine alieno' (senza potere dispositivo autonomo) è compatibile con il reato di furto; la traditio della chiave o un'autorizzazione implicita a disporre può invece fondare l'appropriazione indebita.
  • La prescrizione e gli effetti sulla procedibilità vanno valutati caso per caso e possono riguardare singoli beni o condotte, senza estendersi automaticamente a tutte le contestazioni.
  • La Corte di cassazione può rilevare errori di inquadramento giuridico anche quando la parte civile non abbia interesse specifico a censurare quel punto, ma l'annullamento può essere limitato alle questioni per le quali sussistono vizi di motivazione o di diritto.
  • In sede di impugnazione la parte civile può ottenere la riforma o il rinvio se dimostra che la decisione d'appello non ha esaminato adeguatamente le sue censure; la vittoria può tradursi anche in una condanna dell'imputato alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile nel grado di giudizio.

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