Sentenza n. 12750/2026 - Roma, Sezione 2B
per la condanna dell’Amministrazione – previo accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato da Roma Capitale sull’istanza del 31.3.2025, avente a oggetto “istanza messa in esecuzione sentenza Consiglio di Stato, Sez. II, 13 dicembre 2024, n. 10066” – a dare seguito, previo accertamento della fondatezza della pretesa, alla d.d. n. 832/2010, adottata da Roma Capitale in data 30.7.2010, entro un congruo termine, con contestuale nomina del Commissario ad acta in caso di perdurante inadempimento;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato da Roma Capitale sull’istanza volta a ottenere l’esecuzione di un ordine di demolizione già adottato e divenuto definitivo
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario confinante)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha chiesto l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato da Roma Capitale sull’istanza del 31 marzo 2025, con la quale aveva sollecitato l’esecuzione della D.D. n. 832/2010, recante ordine di demolizione di opere abusive, già confermata dal TAR e dal Consiglio di Stato. Ha inoltre chiesto la condanna dell’Amministrazione a dare esecuzione all’ordine entro un termine congruo e la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia. Roma Capitale ha eccepito l’inammissibilità del ricorso sostenendo, da un lato, che l’istanza sollecitasse soltanto l’esercizio di poteri repressivi e officiosi, non idonei a far sorgere un obbligo di provvedere, e, dall’altro, che l’attività repressiva in materia edilizia non fosse vincolata. Il TAR ha ritenuto qualificata e differenziata la posizione della ricorrente, in quanto confinante e proprietaria dell’unità immobiliare posta immediatamente al di sopra di quella dei destinatari dell’ordine di demolizione. Nel merito ha rilevato che Roma Capitale, pur avendo già adottato l’ordine di demolizione e previsto gli effetti dell’inottemperanza, era rimasta inerte rispetto alla richiesta di esecuzione.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, accertando l’illegittimità del silenzio-inadempimento di Roma Capitale per violazione dell’art. 2 l. 241/1990. Ha ritenuto che la vicinanza qualificata della ricorrente fondasse una posizione di interesse legittimo idonea a far sorgere l’obbligo dell’Amministrazione di provvedere. Poiché l’ordine di demolizione era già stato adottato, aveva superato il vaglio giurisdizionale ed era divenuto definitivo, il Comune aveva già esercitato le valutazioni discrezionali necessarie: residuava quindi l’obbligo di darvi esecuzione. Roma Capitale è stata condannata a eseguire la D.D. n. 832/2010 entro il termine indicato nel dispositivo, pari a 120 giorni dalla comunicazione della sentenza. È stato nominato sin d’ora un commissario ad acta, individuato nel Capo del Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, con facoltà di delega, destinato a intervenire in caso di persistente inottemperanza nei successivi 120 giorni. Il compenso del commissario è stato posto a carico di Roma Capitale. Il Comune e i controinteressati sono stati condannati, ciascuno, alla rifusione di 1.500 euro di spese di lite, oltre accessori, nonché alla restituzione del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 2 l. 241/1990
L’Amministrazione deve concludere il procedimento e non può rimanere inerte a fronte di un’istanza proveniente da un soggetto titolare di una posizione qualificata e differenziata.
art. 31, comma 3, c.p.a.
Consente, nell’ambito dell’azione avverso il silenzio, di ordinare all’Amministrazione di provvedere e, quando ne ricorrono i presupposti, di accertare la fondatezza della pretesa.
art. 117 c.p.a.
Disciplina il rito relativo all’azione avverso il silenzio e consente la condanna dell’Amministrazione all’adozione degli atti necessari.
art. 31 d.P.R. 380/2001
Costituisce la base normativa dell’ordine di demolizione e degli effetti dell’inottemperanza, richiamata nel provvedimento edilizio già adottato.
art. 15 l.r. Lazio 15/2008
Costituisce, insieme all’art. 31 d.P.R. 380/2001, la base normativa dell’ordine di demolizione adottato da Roma Capitale.
Massime di principio
- Il proprietario confinante con un immobile abusivo, anche quando l’unità immobiliare si trovi nel medesimo condominio e immediatamente al di sopra dell’abuso, può vantare una posizione qualificata e differenziata idonea a legittimare l’azione avverso il silenzio dell’amministrazione sull’istanza volta alla repressione dell’abuso.
- Quando l’amministrazione abbia già adottato un ordine di demolizione, divenuto definitivo, l’istanza del soggetto qualificato diretta a ottenerne l’esecuzione fa sorgere l’obbligo dell’amministrazione di provvedere; l’inerzia integra silenzio-inadempimento.
- L’adozione dell’ordine di demolizione esaurisce le valutazioni discrezionali relative alla repressione dell’abuso e consente al giudice, nell’azione avverso il silenzio, di ordinare all’amministrazione la concreta esecuzione del provvedimento già adottato.
- In caso di persistente inerzia nell’esecuzione dell’ordine di demolizione, il giudice amministrativo può nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, fissando il termine per il suo intervento e ponendo il relativo compenso a carico dell’amministrazione inadempiente.
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