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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1263/2024 del 11/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza della Corte di appello che aveva dichiarato inammissibile l'incidente di esecuzione rispetto al permesso di costruire n. 3/2017 e aveva rigettato l'istanza di sospensione rispetto al permesso n. 4/2017. Le censure erano: inosservanza o erronea applicazione della legge, carenza e contraddittorietà della motivazione; mancato riconoscimento dell'esistenza di provvedimenti amministrativi sospensivi del TAR Campania (sospensive relative ai ricorsi amministrativi per i permessi n. 3 e n. 4 del 2017), con conseguente conflitto giurisdizionale; illegittimità degli annullamenti in autotutela del Comune (per superamento del termine di 18 mesi ex art. 21-nonies l. n.241/1990); omissione da parte della Corte di appello del dovere di disapplicare i titoli edilizi rilasciati dal Comune e quindi di valutare la incompatibilità degli stessi con l'ordine di demolizione derivante dalla sentenza penale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi. Sulla questione del permesso n. 3/2017 ha ritenuto inammissibile l'incidente perché i ricorrenti non avevano effettivamente documentato un provvedimento sospensivo del TAR riferito a quel specifico ricorso (dall'allegato risultava la sospensiva solo per il permesso n. 4/2017). Quanto al permesso n. 4/2017, la Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte di appello aderente alla giurisprudenza consolidata: non è concedibile il condono quando l'opera unica è stata frazionata in più pratiche per eludere il limite volumetrico; il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimità dell'atto concessorio e la mera presenza di una concessione in sanatoria (o di un annullamento in autotutela non vinto in sede amministrativa) non determina automaticamente la revoca/sospensione dell'ordine di demolizione. Le censure sugli annullamenti in autotutela e sul termine di 18 mesi vanno dedotte davanti al giudice amministrativo. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 21-nonies, legge n. 241/1990

    termine di 18 mesi per l'annullamento in autotutela

    I ricorrenti denunciavano il superamento del termine, ma la Corte ha affermato che profili di illegittimità degli atti amministrativi (compresi i termini di autotutela) devono essere valutati dal giudice amministrativo e non nel giudizio di esecuzione penale

  • legge 28/02/1985 n. 47 (artt. 6 e 38, comma 5) e legge 23/12/1994 n. 724 (art. 39, comma 6)

    norme richiamate sul condono edilizio

    Richiamate per spiegare che la presentazione di distinte istanze di sanatoria per un'opera unitaria, senza reale suddivisione dell'immobile, costituisce frazionamento artificioso e impedisce la concedibilità del condono

  • Sez. 3, n. 27977 del 4/4/2019 (Caputo)

    precedente di legittimità

    Conferma il principio secondo cui presentare diverse istanze di condono per parti di un'opera unitaria è artificioso e non consente elusione del limite volumetrico

  • Sez. 3, n. 44596 del 20/5/2016 (Boccia)

    precedente di legittimità

    Ulteriore conferma del divieto di frazionamento artificioso delle istanze di sanatoria

  • Sez. 3, n. 20420 dell'8/4/2015 (Esposito)

    precedente di legittimità

    Ribadisce che il frazionamento di un manufatto unico per ottenere sanatorie separate è illecito

  • Sez. 3, n. 12353 del 2/10/2013 (Cantiello)

    precedente di legittimità

    Conferma l'indirizzo contro il frazionamento artificioso delle domande di condono

  • Sez. 3, n. 9145 del 01/07/2015

    Stabilisce che la revoca o sospensione dell'ordine di demolizione può essere disposta dal giudice dell'esecuzione solo previo accertamento di una situazione che renda incompatibile l'ordine medesimo (es. istanza di condono o provvedimento che lo renda effettivo)

  • Sez. 3, n. 47402 del 21/10/2014 (Chisci) e Sez. 3, n. 42164 del 9/7/2013 (Brasiello)

    precedenti di legittimità

    Affermano il dovere del giudice dell'esecuzione di controllare la legittimità formale e sostanziale dell'atto concessorio prima di ritenere superato l'ordine di demolizione

Massime di principio

  • In un giudizio di esecuzione penale il ricorrente deve documentare con precisione, per ciascun titolo edilizio, l'eventuale provvedimento amministrativo sospensivo; allegazioni generiche o riferite ad atti diversi possono rendere inammissibile l'istanza
  • La legittimità di annullamenti in autotutela e altri profili di illegittimità amministrativa vanno dedotti e provati davanti al giudice amministrativo: il giudice penale non sostituisce il controllo amministrativo di merito
  • La concessione in sanatoria non determina automaticamente la revoca dell'ordine di demolizione: il giudice dell'esecuzione deve verificare la correttezza e la fondatezza dell'atto concessorio sia sotto il profilo dei presupposti sia sotto quello formale e sostanziale
  • È consolidato il principio che il frazionamento artificioso di un'opera unica in più pratiche per aggirare limiti (es. volumetrici) esclude la possibilità di condono; tale principio è decisivo quando l'opera è di fatto una costruzione unitaria
  • Se si vuole ottenere la sospensione dell'esecuzione penale sulla base di atti amministrativi, è essenziale agire tempestivamente e con prove documentali specifiche relative a ciascun permesso o ricorso amministrativo

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