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Sentenza

Sentenza n. 8624/2026 - Roma, Sezione 5Q

per accertamento dell'illegittimità del silenzio-rifiuto serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad in ordine alla fissazione di un appuntamento per formalizzare la richiesta di visto di ingresso per lavoro subordinato

Giustizia amministrativa202601244

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla richiesta di fissazione di un appuntamento per formalizzare la domanda di visto di ingresso per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. contro il silenzio dell'amministrazione sulla richiesta di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso in Italia per lavoro subordinato, chiedendo l'accertamento dell'illegittimità del silenzio e una pronuncia che imponesse all'amministrazione di procedere. Dopo la proposizione del ricorso, l'Ambasciata d'Italia a Islamabad ha fissato l'appuntamento necessario per la presentazione della domanda di visto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. L'intervenuta fissazione dell'appuntamento e, quindi, l'attivazione del procedimento per il rilascio del visto hanno fatto venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che ordinasse all'amministrazione di procedere. Il giudice non si è pronunciato sulla fondatezza originaria del silenzio. Le spese sono state integralmente compensate, ritenendo sussistenti giusti motivi in considerazione dell'enorme numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter previsto dalla legge per la conclusione del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina l'azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione, utilizzata dal ricorrente per contestare la mancata attivazione del procedimento relativo alla domanda di visto.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione; nel caso concreto, tale effetto è derivato dalla fissazione dell'appuntamento e dall'attivazione del procedimento amministrativo.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, sentite le parti in camera di consiglio.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la sopravvenuta attivazione del procedimento amministrativo richiesto dal ricorrente fa venir meno l'interesse a ottenere una pronuncia che ordini all'amministrazione di procedere e determina l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La fissazione dell'appuntamento necessario per formalizzare una domanda amministrativa integra, ai fini del giudizio sul silenzio, l'attivazione del procedimento e rende improcedibile la domanda diretta a ottenere l'avvio dell'azione amministrativa.
  • La compensazione delle spese può essere disposta quando la sopravvenuta attività amministrativa interviene dopo la proposizione del ricorso e risultano giustificati motivi collegati all'elevato carico di richieste gravante sull'ufficio e alla complessità dell'iter procedimentale.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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