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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9262/2025 del 06/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza che aveva disposto la misura cautelare (arresti domiciliari non esecutivi in attesa di titolo definitivo) per mancanza di adeguata gravità indiziaria e per l'assenza di concretezza e attualità del rischio di reiterazione. La difesa denunciava che il giudizio di gravità indiziaria era fondato unicamente sulla deposizione della persona offesa (Eboli), sulla cui attendibilità non era stata compiuta alcuna verifica, e segnalava contraddizioni e incongruenze nel racconto della persona offesa; inoltre si sosteneva che, considerato il tempo trascorso e il comportamento successivo dell'indagato, non sussisteva un rischio attuale di recidiva.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il secondo motivo, relativo all'insufficiente motivazione sulla concretezza e attualità del pericolo di reiterazione, e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Lecce per nuovo giudizio. Il primo motivo, che metteva in discussione la credibilità della persona offesa, è stato invece ritenuto infondato: la Corte ha ritenuto che il nucleo essenziale del racconto (incontro in luogo isolato, presenza di terzi, contesto conflittuale) non era stato adeguatamente smontato dalla difesa e dunque poteva alimentare, quanto meno in termini di gravità indiziaria, la valutazione originaria. Tuttavia la motivazione sul rischio di reiterazione è risultata carente, soprattutto perché la prognosi cautelare era stata argomentata guardando alla condotta ricondotta all'art. 393 c.p. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni) più che al porto/detenzione delle armi, cui la misura cautelare doveva riferirsi.

Norme richiamate

  • art. 393 cod. pen. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni)

    La Corte ha ritenuto che la condotta originariamente contestata come tentata estorsione dovesse essere ricondotta all'art. 393; tale riqualificazione ha influenza sulla valutazione cautelare perché la prognosi sul rischio di reiterazione andava riferita primariamente al reato che giustifica la misura.

  • art. 309 c.p.p., co. 7

    Norma richiamata per la competenza del giudice del rinvio: la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Lecce ai sensi di tale disposizione.

Massime di principio

  • Quando la gravità indiziaria si fonda prevalentemente sulla dichiarazione della persona offesa, il giudice deve motivare in modo chiaro e circostanziato la valutazione della credibilità; la difesa può efficacemente sollevare dubbi puntuali e richiedere valutazioni supplementari.
  • La valutazione della concretezza e attualità del rischio di reiterazione deve essere direttamente collegata al titolo di reato che giustifica la misura cautelare: se la misura mira a neutralizzare un rischio connesso al porto/detenzione di armi, la motivazione deve spiegare perché sussiste un rischio attuale (es. disponibilità materiale dell'arma, ruolo dell'indagato nel concorso).
  • Se la qualificazione del fatto cambia in sede di riesame (es. da tentata estorsione a esercizio arbitrario), il giudice cautelare deve riconsiderare le esigenze cautelari alla luce della nuova fattispecie e motivare specificamente la prognosi.
  • La risalenza temporale dei fatti e il comportamento successivo dell'indagato sono elementi rilevanti per valutare l'attualità del pericolo: il trascorrere del tempo e l'assenza di comportamenti ulteriori possono attenuare la necessità della misura.
  • La carenza di motivazione sulla prognosi cautelare è motivo idoneo all'annullamento e al rinvio per un nuovo esame, con indicazione al giudice di fornire una valutazione più puntuale e circostanziata.

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