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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20167/2024 del 21/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che li ha confermati colpevoli per rapina e furto aggravati (capi A, B, C, D). Cioce deduce: violazione del divieto di reformatio in peius e vizio di motivazione per avere la Corte valorizzato una sentenza successiva al primo grado per riconoscere la recidiva; errore nel bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti, con mancata prevalenza delle attenuanti (compreso il risarcimento del danno e la resipiscenza); disparità di trattamento rispetto ai correi; errori nella determinazione della pena e negli aumenti per continuazione; censura sulla mancata valutazione delle sanzioni sostitutive rispetto a una precedente revoca della sospensione condizionale. Stepic e Michelotti deducono: mancata concessione del rinvio per legittimo impedimento sanitario (Stepic); mancata verifica della validità delle querele relative ai furti (capi B e D), con specifica censura sulla legittimazione della querelante e sulla temporalità della querela.

La decisione

La Corte di Cassazione ha disposto: 1) per Cioce Michele e Stepic Fabrizio: annullamento senza rinvio limitatamente al capo C perché il reato si è estinto per remissione della querela con accettazione dei ricorrenti; eliminato per ciascuno l'aumento di pena in continuazione pari a mesi 3, giorni 10 di reclusione e euro 200 di multa; condanna degli imputati in solido al pagamento delle spese processuali in favore del querelante. 2) Nel resto i ricorsi di Cioce e Stepic sono dichiarati inammissibili (motivi in parte manifestamente infondati, in parte generici e in parte non consentiti). 3) Il ricorso di Michelotti Roberto è dichiarato inammissibile; Michelotti è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende. La Cassazione ha quindi in massima parte confermato le decisioni di merito, accogliendo solo l'estinzione del reato per remissione della querela e la conseguente eliminazione dell'aumento per continuazione.

Norme richiamate

  • art. 597, comma 3, cod. proc. pen.

    Rilevata l'osservanza del divieto di reformatio in peius: la Corte non ha aumentato la pena rispetto al primo grado e non ha aggravato in senso peggiorativo i segmenti intermedi del calcolo della pena.

  • art. 598-ter, cod. proc. pen.

    Richiamata nei motivi di ricorso relativi alla celebrazione dell'udienza nonostante una istanza di rinvio; la Cassazione ha ritenuto la censura generica perché la Corte di appello ha motivato il rigetto della richiesta di rinvio.

  • art. 420-bis, cod. proc. pen.

    Invocato dai ricorrenti in ordine alle cause di rinvio e alla celebrazione dell'udienza; la Corte ha ritenuto inammissibile la censura per genericità e per la corretta valutazione dell'istanza da parte del giudice di merito.

  • art. 420-ter, cod. proc. pen.

    Richiamato nei motivi processuali relativi al legittimo impedimento; la Corte ha confermato che la documentazione non dimostrava un impedimento assoluto alla comparizione.

  • art. 133, cod. pen.

    La Corte ha richiamato i criteri di valutazione e bilanciamento delle circostanze aggravanti e attenuanti: il giudice di merito deve considerare gli elementi previsti da questa norma e gli altri dati significativi; la valutazione operata in appello è stata ritenuta adeguatamente motivata.

  • art. 132, cod. pen.

    Riferito al potere discrezionale del giudice di merito nella determinazione della pena, nel rispetto dei criteri previsti dalla legge; la Cassazione non sostituisce la valutazione del merito se sorretta da motivazione congrua.

  • art. 125, comma 3, cod. pen.

    Il principio motivazionale sulla determinazione della pena è stato ritenuto rispettato anche quando il giudice usa formule come "pena congrua" purché la motivazione complessiva sia adeguata.

  • art. 628, comma 3, n. 1, cod. pen.

    La Corte ha ritenuto sussistenti le aggravanti previste da questa norma per il reato di rapina (elemento rilevante per escludere la prevalenza delle attenuanti invocate dal ricorrente).

Massime di principio

  • La remissione della querela, validamente effettuata e accettata, estingue il reato e comporta l'eliminazione delle conseguenze sanzionatorie collegate (es. aumenti in continuazione).
  • Il divieto di reformatio in peius impede al giudice d'appello di infliggere una pena più grave rispetto al primo grado: per censurarlo occorre dimostrare concretamente l'aggravamento.
  • La valutazione comparativa tra circostanze aggravanti e attenuanti è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito e la Cassazione interviene solo se la valutazione è illogica, arbitraria o priva di motivazione sufficiente.
  • Il richiamo a sentenze successive al primo grado non invalida automaticamente la decisione d'appello se quest'ultima è fondata su ulteriori elementi di fatto o di diritto adeguatamente motivati.
  • Le questioni attinenti a legittimo impedimento e rinvio d'udienza richiedono documentazione precisa: la mera attestazione non assoluta del ricovero non è sufficiente a costituire un impedimento insuperabile.
  • Le contestazioni sul difetto di querela o sulla legittimazione della persona offesa devono essere tempestivamente sollevate nei gradi di merito; questioni non dedotte in appello sono difficilmente riesaminabili in Cassazione se di fatto.

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