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Sentenza

Sentenza n. 1972/2026 - Catania, Sezione 4

per l'annullamento del provvedimento di rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, emesso dal Questore della Provincia di Ragusa in data 7 dicembre 2024, Cat.A. 11/Immigr./2023 Prot. n. -OMISSIS-, notificato a mani dell’interessato in data 10 maggio 2025 dalla Questura di -OMISSIS-, Commissariato di P.S. di -OMISSIS-.

Giustizia amministrativa202501824

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato adottato dal Questore della Provincia di Ragusa

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui il Questore della Provincia di Ragusa aveva respinto l'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Dal testo non emergono specifici motivi di illegittimità articolati nel ricorso. Nel corso del giudizio l'Amministrazione ha depositato il provvedimento di revoca del diniego impugnato. Il ricorrente ha dato atto della revoca e del successivo rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione, chiedendo la dichiarazione di cessazione della materia del contendere e la condanna dell'Amministrazione alle spese secondo il criterio della soccombenza virtuale.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., poiché il provvedimento impugnato era stato revocato e al ricorrente era stato rilasciato un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Il Collegio non ha applicato il principio della soccombenza virtuale ai fini delle spese: ha ritenuto sussistenti giustificati motivi per compensarle integralmente, considerando sia la discrezionalità dell'Amministrazione nel riesame della posizione del ricorrente, già ribadita in sede cautelare, sia il fatto che la segnalazione a carico del ricorrente, non contestata quanto ai fatti, riguardava comunque un reato ostativo al rilascio o al rinnovo del titolo di soggiorno.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La revoca del provvedimento impugnato e il conseguente venir meno dell'interesse alla decisione di merito comportano la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce il presupposto, insieme all'art. 10 del Regolamento (UE) 2016/679, per disporre l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Rileva, insieme alla disciplina nazionale richiamata, ai fini della tutela dei diritti e della dignità della parte mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio, l'amministrazione revoca il provvedimento impugnato e sopravviene un assetto sostanziale che soddisfa l'interesse azionato, il giudice amministrativo dichiara la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., senza pronunciarsi sulla legittimità originaria dell'atto.
  • La revoca dell'atto impugnato non comporta necessariamente la condanna dell'amministrazione alle spese secondo il criterio della soccombenza virtuale: il giudice può compensarle integralmente quando le circostanze concrete, inclusa la discrezionalità residua dell'amministrazione nel riesame e la rilevanza di un fatto potenzialmente ostativo al titolo richiesto, giustifichino tale soluzione.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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