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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34212/2025 del 20/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva confermato il sequestro preventivo di somme in contanti (circa €52.275 in abitazione e oltre €48.000 nella sede della ditta "Paris Moda") per presunto reato di riciclaggio. La ricorrente deduceva: assenza di un capo di imputazione e omessa indicazione del reato presupposto; insufficienza di elementi per configurare il reato di riciclaggio (mancata prova della provenienza illecita del denaro e dell'elemento soggettivo); illegittimità della valorizzazione delle modalità di occultamento e dei trasferimenti come prova di illecità; mancato accertamento delle soglie di rilevanza penale dei reati tributari presupposti; difetto di pertinenzialità e di proporzionalità del sequestro; inesistenza del periculum in mora.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che: esistesse adeguata imputazione nell'ambito dell'indagine coordinata dalla Procura di Livorno (decreto di perquisizione del 14/3/2025 contenente la descrizione delle condotte e dei reati presupposti); il Tribunale di Cagliari aveva correttamente valorizzato elementi logici e probatori (ripetuti sequestri precedenti, trasporti di denaro Sardegna-Toscana, modalità di occultamento, assenza di giustificazioni, riscontri fotografici e acquisti di orologi di lusso) idonei a fondare il fumus commissi delicti; il periculum in mora poteva desumersi dalla fungibilità del danaro e dalla condotta organizzata degli indagati; in fase cautelare non è necessario l’accertamento puntuale della tipologia del reato presupposto o delle soglie di punibilità, potendosi desumere l'esistenza del reato anche per prove logiche; la pertinenzialità ai fini del sequestro preventivo ha portata più ampia rispetto alla confisca diretta. Pertanto il sequestro è stato confermato e il ricorso respinto.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    art. 321, comma 1 e comma 2, cod. proc. pen.

    Il Tribunale ha ritenuto che il sequestro preventivo «bens» con finalità impeditiva sia legittimo senza la necessità di provare il collegamento strutturale richiesto per la confisca; la fungibilità del denaro e le condotte pregresse giustificano il periculum in mora.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Richiamato nell'ambito delle censure sulla motivazione del riesame; la Corte ha ritenuto che l'ordinanza del riesame sia sufficientemente motivata ai fini di legge.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Invocato dalla ricorrente in relazione alla necessità di indicare il reato presupposto; la Corte ha ritenuto che, dato il quadro indiziario e il richiamo al decreto di perquisizione di Livorno, non sussista violazione.

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma delittuosa sul riciclaggio che è stata indicata come riferimento per l'accusa; la Corte ha ritenuto che le condotte e gli elementi probatori siano compatibili con l'ipotesi di riciclaggio.

  • d.lgs. 74/2000, artt. 2, 3, 4, 5

    artt. 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 74/2000

    Gli illeciti tributari indicati sono stati ritenuti reati presupposto plausibili; la Corte ha ammesso che la loro esistenza possa essere desunta in fase cautelare mediante elementi logici e investigativi senza l'accertamento definitivo.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Richiamato per criticare la forma del ricorso congiunto della difesa; la Corte osserva che la promiscuità delle censure tra posizioni distinte è rischiosa ma non ha inciso sull'esito.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Citado per escludere l'esame di vizi motivazionali che escano dal perimetro di legittimità del ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari; la Corte ha affermato che il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e motivazioni radicali mancanti.

Massime di principio

  • In materia di sequestro preventivo di denaro presunto provento di reato, il giudice del riesame può fondarsi su elementi logici e investigativi per ricostruire l'esistenza del reato presupposto, senza l'obbligo di un accertamento definitivo della tipologia del reato in fase cautelare.
  • La pertinenzialità richiesta per il sequestro preventivo finalizzato a impedire la protrazione del reato è più ampia rispetto ai requisiti richiesti per la confisca diretta: non è sempre necessario provare un collegamento strutturale tra la somma e il reato per adottare misure impeditive.
  • Il periculum in mora può essere desunto dalla fungibilità del denaro e dalle condotte organizzate degli indagati (trasferimenti ripetuti, modalità di occultamento, assenza di giustificazioni), ma la valutazione deve risultare da motivazione concreta e specifica.
  • La mancanza di un capo di imputazione nel provvedimento di sequestro può essere superata se l'imputazione è chiaramente formulata in altri atti dell'indagine noti alle parti e agli organi giudiziari; l'onere di specificazione in fase cautelare è più limitato rispetto al giudizio definitivo.
  • Il semplice trasferimento o movimentazione di denaro non costituisce automaticamente riciclaggio: occorre valutare la dissimulazione e la provenienza illecita alla luce del complesso probatorio; tuttavia, in fase cautelare, indizi sistematici di trasporti e reimpieghi possono giustificare misure cautelari.
  • Le doglianze sulla proporzionalità del sequestro sono più pregnanti quando il provvedimento mira alla confisca per equivalente; per il sequestro con finalità impeditiva il giudice tende a privilegiare la funzione cautelare, fermo restando il dovere di motivazione e il controllo giurisdizionale successivo.

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