Cassazione Penale, Sentenza n. 4535/2022 del 09/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che, in sede di riesame, aveva annullato la misura cautelare della custodia in carcere a carico di Giuseppe Pannace. Il Procuratore censura la valutazione del Tribunale ritenuta logica e parcellizzata:1) contestata la qualificazione della chiamata in reità resa dal collaboratore Bartolomeo Arena come generica, imprecisa e non individualizzante;2) criticata l'interpretazione del colloquio intercettato il 13/09/2011 fra i cugini Pannace circa il passamontagna e la pistola, ritenuta dal ricorrente fraintesa dal Tribunale;3) lamentata la mancata valorizzazione della nota investigativa e della successiva relazione tecnica dei RIS del 2020 che, secondo il Procuratore, migliorerebbero la compatibilità fra i fotogrammi del filmato di sorveglianza e la figura di Giuseppe Pannace.
La decisione
La Corte ha dichiarato i motivi complessivamente inammissibili e ha rigettato il ricorso del Procuratore. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito una motivazione coerente e priva di errori logici nella valutazione dell'attendibilita della chiamata in reità e degli altri elementi indiziari. In particolare la Corte ha confermato che: la denuncia di fatto fondato su una sola dichiarazione de relato senza riscontri oggettivi non raggiunge il necessario grado di gravità indiziaria; le immagini video restano di scarsa definizione e non consentono un utile confronto; il colloquio intercettato non stabilisce collegamenti individualizzanti sufficienti. Pertanto resta annullata la misura cautelare e viene confermato l'esito favorevole per il resistente.
Norme richiamate
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (controllo di legittimità sulla motivazione delle ordinanze di riesame)
Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019 (Mazzelli); Sez. 6, n. 49153 del 12/11/2015 (Mascolo); Sez. F, n. 47748 del 11/08/2014 (Siciliano); Sez. 4, n. 26992 del 29/05/2013 (Tiana); Sez. U, n. 11 del 22/03/2000 (Audino)
La Corte può sindacare solo la congruenza logica e la adeguatezza della motivazione del giudice del riesame, non procedendo a una nuova ricostruzione dei fatti; verifica l'esistenza di vizi logico-giuridici ma non la rinnovata valutazione di merito.
Giurisprudenza sulla valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori e della chiamata in reità
Sez. 1, n. 41238 del 26/06/2019 (Vaccaro); Sez. U, n. 20804 del 29/11/2012 (Aquilina)
Le dichiarazioni de relato o dei collaboratori di giustizia hanno valore condizionato: richiedono riscontri oggettivi e una fonte primaria verificabile; la genericità o la mancanza di riscontri riducono la loro efficacia indiziaria, specie ai fini cautelari.
Massime di principio
- Una singola chiamata in reità de relato, se formulata in termini vaghi o senza fonte primaria verificabile, non è di per sé sufficiente a fondare la custodia cautelare; è necessario che vi siano riscontri oggettivi o coincidenti da altre fonti.
- Le conversazioni intercettate vanno considerate nel loro contesto e richiedono un nesso chiaro e individualizzante fra quanto detto e la consumazione del reato per assumere un valore indiziario decisivo.
- Immagini di videosorveglianza a bassa definizione o esiti tecnici che esprimono solo compatibilità non costituiscono prova certa; senza comparazioni scientifiche affidabili non possono trasformare un indizio tenue in gravità indiziaria sufficiente per la custodia.
- Il giudice del riesame può valutare l'attendibilità delle fonti e l'efficacia sintomatica degli elementi indiziari; la Cassazione controlla soltanto se la motivazione è logicamente coerente e rispettosa dei principi di diritto, non riapre il giudizio di fatto.
- Nelle valutazioni cautelari va data importanza alla globalità del quadro probatorio: valutazioni frazionate sono ammesse, ma il giudice deve esplicitare perché elementi isolati non suppliscono alle carenze probatorie.
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