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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37382/2024 del 10/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto misure alternative alla detenzione (detenzione domiciliare o affidamento in prova al servizio sociale). Il Tribunale di Sorveglianza di Ancona, con ordinanza del 6 marzo 2024, ha respinto le domande ritenendo che il richiedente non avesse indicato un domicilio stabile che permettesse al servizio sociale di mantenere un contatto costante necessario per le attività di supporto e controllo; il ricorrente ha impugnato sostenendo, tra l'altro, che era stata eletta domiciliazione per le notifiche presso il difensore, che l'assenza di ulteriori indicazioni non rendeva la domanda inammissibile e che il Tribunale non aveva atteso o ottenuto le informazioni richieste ai Carabinieri né aveva verificato una soluzione alloggiativa prospettata in udienza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi. Ha confermato che la mancanza di una residenza stabile legittima il rigetto della richiesta di misure alternative perché impedisce il necessario e continuativo contatto del servizio sociale. Ha precisato che la domanda non è stata respinta per una mera omissione di eleggere domicilio presso il difensore, bensì perché l'assenza di un domicilio indicato ha impedito le verifiche preliminari (indagine sociale) e ha costituito elemento di non affidabilità del richiedente. Per l'inammissibilità è stata imposta la condanna alle spese processuali e una sanzione pecuniaria di euro tremila a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 47, comma 9

    La Corte interpreta la norma nel senso che il servizio sociale ha funzioni di supporto e controllo che richiedono un contatto diretto e costante con il condannato; la mancanza di una stabile residenza impedisce tali funzioni e giustifica il rigetto dell'affidamento in prova.

  • codice di procedura penale, art. 666 comma 5

    Richiamata dal ricorrente come base per sostenere che il Tribunale potesse delegare accertamenti in udienza, la norma non è sufficiente ad annullare la valutazione negativa: il mancato indicare un domicilio utile ha comunque ostacolato le verifiche preliminari e la collaborazione richiesta al richiedente.

  • codice di procedura penale, art. 616

    La norma è stata applicata per irrogare la sanzione pecuniaria (euro 3000) al ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza.

Massime di principio

  • Per ottenere misure alternative alla detenzione è fondamentale indicare una residenza stabile/adeguata: l'assenza di un domicilio può legittimare il rigetto poiché impedisce il contatto continuativo del servizio sociale.
  • L'elezione di domicilio presso il difensore per le notifiche non sostituisce la necessità di una concreta sistemazione abitativa idonea al controllo e al supporto richiesti dal servizio sociale.
  • Il richiedente ha l'onere di collaborare fornendo elementi utili alle indagini preliminari (indagine sociale, verifiche dell'autorità): la mancata collaborazione può essere valutata come indice di non affidabilità.
  • Se si prospettano soluzioni abitative o si richiedono accertamenti, è opportuno sollecitare formalmente che il Tribunale sospenda la decisione in attesa degli esiti delle verifiche o che deleghe le verifiche e si producano prove documentali tempestive.
  • Ricorsi privi di fondamento possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; conviene documentare con cura la posizione prima di impugnare.
  • Nel presentare istanze per misure alternative, allegare elementi concreti (contratto di locazione, dichiarazione di ospitalità, contatti con servizi sociali locali, verbali o richieste d'indagine già avviate) aumenta le probabilità di valutazione favorevole.

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