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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33181/2025 del 07/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli del 13/05/2025 che, in accoglimento della richiesta di riesame proposta dalla terza interessata Roberta Chirico, aveva disposto la restituzione di beni immobili, motoveicoli, quote sociali e rapporti bancari formalmente intestati alla moglie e alle tre figlie di Roberto Chirico ma ritenuti nella disponibilità di quest'ultimo, oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Procuratore europeo inammissibile perché manifestamente infondato. Ha confermato che il Tribunale di Napoli aveva correttamente valutato l'assenza, a carico dell'Ufficio del Pubblico ministero, di prove sufficienti circa l'intestazione fittizia e la disponibilità dei beni da parte di Roberto Chirico e che la terza interessata aveva proposto nel riesame argomentazioni specifiche di rivendicazione di proprietà e disponibilità. La Corte ha inoltre ribadito principi di diritto relativi al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente e all'onere probatorio del Pubblico ministero.

Norme richiamate

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Menziionato riguardo alla mancata richiesta di discussione; la trattazione è avvenuta per iscritto in assenza di istanza ex art. 611, senza che ciò inficiasse la decisione.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al vizio di motivazione; la Corte osserva che il ricorrente non ha dedotto una violazione di legge ex art. 325, comma 1, rispetto alla motivazione del Tribunale che aveva escluso la prova dell'intestazione fittizia.

  • Principio sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente

    La giurisprudenza della Corte afferma che, quando in fase esecutiva vengono individuati beni formalmente intestati a terzi ma ritenuti nella disponibilità dell'indagato, il terzo può esperire il giudizio di riesame per contestarne la disponibilità; l'onere di provare la riferibilità concreta dei beni all'indagato grava sul Pubblico ministero; la mera incapacità patrimoniale del terzo non è prova sufficiente di intestazione fittizia.

Massime di principio

  • Quando beni intestati a terzi vengono sequestrati in esecuzione di un decreto prevenivo per confisca per equivalente, il terzo può chiederne il riesame per contestare la disponibilità attribuita all'indagato.
  • L'onere di dimostrare che i beni formalmente intestati a terzi siano in realtà nella disponibilità dell'indagato grava sul Pubblico ministero; la sola prova dell'incapienza economica del terzo non è sufficiente a dimostrare intestazione fittizia.
  • Se nuove risultanze investigative emergono in fase esecutiva, non possono automaticamente sostituire il contraddittorio e il vaglio giurisdizionale richiesti: il terzo deve poter esercitare il riesame per far valere la propria posizione.
  • In un ricorso per cassazione è necessario dedurre specifiche violazioni di legge e contestare adeguatamente la motivazione del giudice del merito (art. 325 c.p.p.); obiezioni meramente generiche sulla motivazione rischiano di essere inammissibili.
  • Per difendersi efficacemente in casi simili, i terzi interessati dovrebbero documentare e rivendicare la titolarità e la disponibilità esclusiva dei beni nel procedimento di riesame, mentre l'azione investigativa del PM deve produrre prove concrete di collegamento patrimoniale all'indagato.

Testo integrale

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