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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30024/2025 del 01/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza di conferma della custodia cautelare sostenendo: errore di identificazione quale "Antonio o' sorice" (sostenendo l'esistenza di altro soggetto con lo stesso appellativo); insufficiente gravità indiziaria perché pochi collaboratori di giustizia lo avrebbero menzionato e le dichiarazioni sarebbero di secondo mano; contestazione dell'efficacia probatoria delle captazioni ambientali; ambiguità dell'appellativo e difetto di elementi concreti a suo carico.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile per essere essenzialmente rivalutativo dei fatti. Ha richiamato il principio secondo cui il controllo di legittimità non si estende alla rinnovazione degli accertamenti fattuali e dello "spessore" degli indizi, ma verifica solo la congruità logico-giuridica del provvedimento impugnato. Ha ritenuto invece che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato l'identificazione e la gravità indiziaria, fondandosi su più elementi concordanti: fotosegnalamento del 15/08/2012, intercettazione del 04/12/2019 in cui compare l'appellativo "sorice" con il nome Antonio, le dichiarazioni del collaboratore Mariano Vasapollo (che lo indicò come spacciatore di cocaina e crack), il controllo del 05/08/2020 con soggetti affiliati al clan e il riconoscimento del collaboratore Domenico Bervicato; inoltre risultava assente altro spacciatore con lo stesso appellativo operante per il clan. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, al ricorrente è stata addebitata la refusione delle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e disposto il versamento di una somma a titolo di contributo (importo non specificato nell'estratto).

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 309 del 1990

    Gli articoli sono la base normativa dei reati contestati (illecita detenzione e traffico di sostanze stupefacenti); sono richiamati per qualificare i fatti per i quali è stata disposta la custodia cautelare.

  • Codice penale

    art. 416-bis.1 (aggravante)

    Richiamato per l'aggravante relativa all'appartenenza o al vincolo con associazione di tipo mafioso (aggiunge gravità alla fattispecie di reato).

  • Codice di procedura penale

    Norma applicata per l'addebito delle spese al ricorrente in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato.

  • Sentenza della Corte costituzionale

    Richiamata in riferimento ai criteri per l'irrogazione di sanzioni pecuniarie e al giudizio sulla colpa nello svolgimento del gravame; la Corte ha considerato che non sussisteva colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, pur restando dovuto un contributo/versamento.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 2, n. 9212 del 02/02/2017 (Sansone, Rv. 269438-01)

    Richiamata per il principio secondo cui il controllo di legittimità nei giudizi cautelari è limitato all'esame della congruità logico-giuridica del provvedimento e non alla rinnovazione degli accertamenti di fatto e della valutazione del quadro indiziario.

Massime di principio

  • Nei giudizi cautelari di impugnazione la Corte non può rinnovare l'esame degli elementi di fatto o ricalibrare lo "spessore" degli indizi: la difesa deve dunque criticare specificamente la motivazione o mostrare vizi giuridici o manifeste illogicità.
  • L'identificazione di un indagato può essere fondata su un complesso di elementi concordanti (fotosegnalamento, intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, controlli insieme ad affiliati) anche se singoli elementi, presi isolatamente, appaiono dubbi.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non devono essere necessariamente decisive per la custodia cautelare se sono corroborate da altri elementi; la loro efficacia va valutata nel contesto complessivo.
  • L'esistenza di un appellativo comune o ambivalente non annulla automaticamente l'identificazione: è necessario dimostrare con elementi concreti e specifici la confusione di identità.
  • Per evitare l'inammissibilità o il rigetto del ricorso è strategico produrre elementi nuovi e puntuali che smentiscano direttamente i singoli elementi probatori indicati nell'ordinanza (es. documentazione che provi la presenza altrove, alibi verificabile, contraddizioni nelle intercettazioni), non generiche o meramente rivalutative.
  • In caso di ricorso manifestamente infondato si possono applicare le conseguenze economiche previste dall'art. 616 c.p.p.; pertanto valutare attentamente la prova di fatto disponibile prima di proporre impugnazioni esclusivamente ricalibrative.

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