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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5463/2024 del 07/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Fermo che aveva rigettato la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato (continuazione) con riferimento a più sentenze di condanna per i reati di ricettazione e falso. Il ricorrente ha denunciato difetto di motivazione e violazione dell'art. 671 c.p.p., sostenendo che i fatti erano omogenei, commessi in un arco temporale ristretto (2007-2010) e nello stesso contesto spaziale, indizi che farebbero emergere un unico disegno criminoso.

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Fermo, in diversa composizione. La Corte ha rilevato che il giudice dell'esecuzione non ha adeguatamente motivato perché la precedente unificazione (operata dalla Corte d'appello di Bologna) non potesse estendersi ai reati della sentenza del 28 marzo 2022 e non ha confrontato l'ordinanza con gli elementi offerti dalla difesa (omogeneità delle violazioni, contiguità dei luoghi, prossimità temporale). La Cassazione ha richiamato l'obbligo del giudice di valutare concretamente gli indici della pregressa ideazione comune e di indicare specifiche ragioni se intende prescindere dall'unificazione già operata.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma procedurale invocata per il sindacato sulle richieste in sede di esecuzione; la Corte rileva l'obbligo del giudice dell'esecuzione di motivare adeguatamente il rigetto della richiesta di riconoscimento della continuazione, con esame concreto degli indici offerti dalla difesa.

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sostanziale relativa al reato di ricettazione; i fatti valutati nel procedimento rientrano in questa fattispecie e sono stati considerati nel quadro della presunta continuazione.

  • art. 474 cod. pen.

    Norma sostanziale relativa ai reati di falso; rilevante per valutare l'omogeneità delle condotte e il possibile vincolo di continuazione.

  • Sez. 1, n. 4716 del 08/11/2013 (Marinkovic) e Sez. 1, n. 54106 del 24/03/2017

    Giurisprudenza della Cassazione richiamata: il giudice dell'esecuzione non può ignorare una precedente unificazione operata nelle fasi esecutive, potendo prescindere da essa solo indicando specifiche e significative ragioni; obbligo di valutazione concreta degli elementi indicativi dell'unico disegno criminoso.

  • Corte costituzionale, sent. n. 183 del 2013

    Richiamata in relazione alla necessità di rinvio ad altra composizione del giudice per l'esecuzione; presidio sul necessario rispetto delle garanzie nel nuovo giudizio.

Massime di principio

  • Quando in sede esecutiva è già stata riconosciuta una unificazione/continuazione tra alcuni reati, il giudice dell'esecuzione deve tenerne conto e non può escludere automaticamente l'estensione del vincolo agli altri reati senza motivazione specifica.
  • Il rigetto di una richiesta ai sensi dell'art. 671 c.p.p. richiede una motivazione puntuale che risponda agli indici offerti dalla difesa (omogeneità delle condotte, prossimità temporale, contiguità dei luoghi, modalità simili) e che spieghi perché tali indici non valgano a fondare l'unicità del disegno criminoso.
  • La valutazione della continuazione è concreta e indiziaria: non basta un richiamo a principi generali, è necessario confrontarsi con le circostanze di fatto e con le precedenti decisioni che hanno unificato reati.
  • Se il giudice omette tale motivazione o non esamina gli elementi proposti, la decisione è annullabile e il procedimento va rinviato a diversa composizione per un nuovo giudizio motivato.
  • In situazioni simili è utile alla difesa documentare e mettere in evidenza tutti gli indici di unitarietà (cronologia, luogo, tipologia del reato, identità del modus operandi) e richiedere espressamente che il giudice si pronunci su ciascun indice.

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