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Cassazione Penale, Ordinanza n. 08776/2025 del 03/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. È stata quindi confermata la condanna già pronunciata nei precedenti gradi di merito per il reato contestato, con mantenimento dell'impostazione sanzionatoria contestata dalla difesa.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per tentato furto aggravato. L'unico motivo deduceva il vizio di omessa risposta alla richiesta di ottenere una riduzione della pena nella massima estensione possibile in ragione della configurazione del fatto come tentativo. La difesa lamentava quindi che il giudice di appello non avesse espressamente affrontato la domanda di più consistente diminuzione della pena. La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo generico e manifestamente infondato, osservando che la Corte territoriale aveva comunque disatteso la richiesta con motivazione implicita, valorizzando la particolare offensività della condotta, la presenza di numerosi precedenti penali e la destinazione dei beni sottratti alla rivendita, elementi che rendevano l'imputato non meritevole di una maggiore riduzione.

Norme richiamate

  • artt. 56, 624 e 625, comma 1, n. 7 c.p.

    La Corte richiama la contestazione di tentato furto aggravato; ai fini del ricorso rileva la disciplina del tentativo e dell'aggravante richiamata nella sentenza di merito.

  • art. 56 c.p.

    Norma sul tentativo, evocata dalla difesa per chiedere una maggiore riduzione della pena in ragione della forma tentata del reato.

  • art. 624 c.p.

    Norma incriminatrice del furto, base del fatto contestato.

  • art. 625, comma 1, n. 7 c.p.

    Aggravante del furto richiamata nella sentenza di condanna confermata in appello.

  • art. 616 c.p.p.

    La condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende presuppone la disciplina delle conseguenze dell'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione, la censura che lamenti l'omessa risposta a una richiesta di mitigazione della pena è inammissibile quando sia formulata in modo generico e non confronti effettivamente la motivazione della sentenza impugnata.
  • La motivazione del giudice di merito può essere anche implicita, purché dal complesso dell'argomentazione emerga con chiarezza la ragione del diniego della richiesta difensiva.
  • Ai fini della determinazione della pena per un reato tentato, il giudice può negare la massima riduzione richiesta valorizzando elementi quali la particolare gravità concreta del fatto, i precedenti penali dell'imputato e la finalità della condotta, quando tali elementi rendano non meritevole un trattamento sanzionatorio più favorevole.
  • La mera qualificazione del fatto come tentativo non comporta automaticamente la concessione della massima diminuzione di pena, dovendo il giudice valutare in concreto la personalità dell'agente e le modalità dell'azione.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiTentativo

Testo integrale

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