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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26211/2022 del 07/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma delle condanne per reati di usura (art. 644 c.p.) e, per taluni, estorsione (art. 629 c.p.) contestando essenzialmente: insufficiente, contraddittoria o illogica motivazione della sentenza; mancanza dell'elemento materiale e soggettivo del reato di usura (assenza di prova della dazione del denaro o del tasso usurario); inaffidabilità o contraddittorietà delle dichiarazioni della persona offesa (Pietro Raso); travisamento della prova e richiesta di diversa valutazione del compendio probatorio; vizi processuali (notifiche, competenza territoriale, violazioni di norme procedurali come art. 548, 178, 192 c.p.p. e art. 8 c.p.p.); e, per Maiuolo, contestazione della qualificazione delle condotte come estorsive. Alcuni hanno anche proposto motivo nuovo relativo alla prova del tasso usurario e alla qualificazione giuridica della pretesa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Motivazioni principali: i ricorsi reiteravano censure già svolte in appello senza confrontarsi criticamente con le argomentazioni della sentenza di secondo grado; la Corte d'appello aveva adeguatamente motivato l'attendibilità della persona offesa (Raso) e aveva fornito riscontri documentali e intercettativi; le questioni di fatto circa la persuasività delle prove non sono sindacabili in cassazione salvo manifesta illogicità o contraddizione, che non sussisteva; i profili di competenza territoriale erano infondati per carenza di elementi probatori prodotti per l'esame ex ante; l'eccezione di omessa notifica all'altro difensore era superata dalla prassi giurisprudenziale che riconosce la sanatoria quando un difensore impugna; le doglianze sulla qualificazione giuridica (es. usura vs. semplice garanzia) non hanno dimostrato travisamento palese del materiale probatorio. Di conseguenza sono confermate in diritto e fatto le valutazioni dei giudici di merito e restano impregiudicate le pronunce di condanna.

Norme richiamate

  • art. 644 cod. pen.

    Norma sull'usura: la Corte ha ritenuto integrata la fattispecie in relazione alla pattuizione e al conseguimento di un profitto usurario, con valutazione del tasso effettivo globale e dei riscontri documentali e intercettivi

  • art. 629 cod. pen.

    Norma sull'estorsione: applicata quando la minaccia è finalizzata al conseguimento di un profitto ingiusto (anche se derivante da pretesa usuraria), con richiamo della giurisprudenza che distingue estorsione da esercizio arbitrario delle proprie ragioni

  • art. 110 cod. pen.

    Concorso di persone nel reato: utilizzato per ricondurre le condotte collettive e i ruoli dei vari imputati

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.

    Criteri di cassazione: lett. b) (inosservanza o erronea applicazione di norme penali) e lett. e) (mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione). La Corte ha ritenuto le censure in gran parte attacchi alla valutazione della prova non ammissibili in cassazione

  • art. 585 c.p.p.

    Termini e ammissibilità dei motivi nuovi in cassazione: allargamento dell'inammissibilità del ricorso anche al motivo nuovo proposto quando l'originario è inammissibile

  • art. 548, comma 2, c.p.p.

    Notifica dell'avviso di deposito della sentenza di primo grado: la mancata notifica a un codifensore è sanata dall'impugnazione proposta dall'altro difensore o dall'effettivo svolgimento dell'attività difensiva

  • art. 178, comma 1, lett. c) c.p.p.

    Nullità formali: richiamata dai ricorrenti ma la Corte ha ritenuto le eccezioni infondate o superate

  • art. 192, commi 3 e 4, c.p.p.

    Attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa e regime probatorio: la Corte ha ritenuto che la posizione ibrida del dichiarante non comportasse l'inutilizzabilità delle sue dichiarazioni, essendo validate da riscontri

  • art. 8 c.p.p.

    Competenza territoriale: i ricorrenti contestavano la individuazione del luogo di consumazione dell'usura; la Corte ha respinto le censure per mancanza di elementi probatori che giustificassero la diversa competenza

  • art. 42 cod. pen.

    Principio in tema di responsabilità penale: i ricorrenti invocavano inesatta applicazione, ma la Corte ha ritenuto che la responsabilità fosse adeguatamente accertata dal merito

Massime di principio

  • In cassazione non sono ammissibili censure che si limitano a sollecitare una diversa valutazione del peso probatorio delle prove già valutate dai giudici di merito; sono sindacabili solo vizi di motivazione gravi e manifesti (mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà)
  • La credibilità della persona offesa e dei testimoni è questione di fatto tipicamente rimessa ai giudici di merito; se la motivazione dei giudici di merito è coerente e con riscontri, la Suprema Corte non annulla per diverso apprezzamento
  • Nel reato di usura la configurazione può derivare sia dalla pattuizione di un tasso usurario sia dal conseguimento del profitto: la prova può essere fornita con documenti, assegni, intercettazioni e perizie sul tasso effettivo
  • La circostanza che un soggetto sia contemporaneamente persona offesa per una parte del fatto non esclude che, per altre condotte, possa ricavarsi la sua partecipazione o responsabilità; rilevano i riscontri oggettivi e la struttura complessiva delle operazioni
  • L'estorsione può integrarsi quando la minaccia è diretta a ottenere il pagamento di un credito usurario, poiché si tratta di profitto ingiusto; dunque minaccia + pretesa illecita può essere qualificata estorsiva
  • Questioni di competenza territoriale richiedono che, già nella fase pre-dibattimentale, emergano elementi chiari sul luogo della consumazione (es. luogo di incasso degli assegni); l'assenza di tali elementi rende infondate le eccezioni tardive
  • Le nullità processuali formali (es. mancata notifica di avvisi) possono essere sanate dall'effettivo esercizio dell'azione difensiva o dall'impugnazione proposta dal co-difensore; l'eccezione non sempre determina l'annullamento

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