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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 07542/2026 del 25/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di rescissione del giudicato avverso la sentenza del Tribunale di Mantova dell'11/12/2024, irrevocabile il 12/05/2025, per la condanna relativa al reato indicato all'art. 707 cod.pen. Il ricorrente ha sostenuto di non essere venuto a conoscenza del processo e della sentenza per aver nominato un difensore di fiducia (Avv. Mattia Guidato) all'atto dell'identificazione nelle indagini preliminari e poi avere perso i rapporti con lui; il difensore avrebbe successivamente rinunciato al mandato con invio di raccomandata di cui non sarebbe provata la ricezione. Ha chiesto alternativamente la restituzione nel termine per proporre impugnazione ai sensi dell'art. 175 c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività dell'originaria istanza di rescissione e, comunque, per motivi manifestamente infondati. Ha confermato che il ricorrente non ha allegato elementi specifici e verificabili sul momento in cui ha avuto conoscenza della sentenza (limite temporale essenziale). Ha ritenuto che la nomina del difensore di fiducia con elezione di domicilio presso il suo studio e le notifiche ricevute dal difensore costituiscono indice di effettiva conoscenza del procedimento e giustificano la dichiarazione di giudizio in assenza, salvo allegazione dettagliata di circostanze che dimostrino incolpevole ignoranza. Ha considerato inoltre la richiesta di restituzione nel termine ex art. 175 c.p.p. tardiva. Per tali ragioni ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 629-bis cod. proc. pen.

    secondo comma: la richiesta deve essere presentata entro trenta giorni dal momento dell'avvenuta conoscenza della sentenza

    La norma impone un rigoroso onere di specifica allegazione da parte del ricorrente circa il momento in cui ha avuto conoscenza della sentenza; mira a escludere chi si sia volontariamente posto nelle condizioni di non ricevere notizia del processo dall'accesso alla rescissione del giudicato

  • art. 175 cod. proc. pen.

    comma 2-bis: termine di trenta giorni per la richiesta di restituzione nel termine per impugnare la sentenza (come richiamato nella motivazione)

    Il termine di 30 giorni per la restituzione nel termine per impugnare è perentorio e decorre dalla conoscenza della sentenza; la prova della tempestiva conoscenza è posta a carico dell'istante

  • art. 707 cod. pen.

    Norma indicata come riferimento al reato per il quale il ricorrente era stato condannato; non rilevante ai fini processuali della decisione sulla rescissione del giudicato, ma contestualizza l'oggetto della condanna

Massime di principio

  • La richiesta di rescissione del giudicato richiede l'allegazione puntuale e verificabile del momento in cui il ricorrente ha avuto conoscenza della sentenza: l'assenza di tale indicazione rende la domanda inammissibile per tardività
  • La nomina di un difensore di fiducia con elezione di domicilio presso il suo studio e le notifiche dirette al difensore costituiscono indice di conoscenza del procedimento e possono legittimare il giudizio in assenza, salvo prova di incolpevole ignoranza
  • La rinuncia del difensore al mandato va documentalmente provata (o va comprovato che il destinatario non l'ha ricevuta); la mancata prova della mancata ricezione indebolisce la tesi di ignoranza incolpevole
  • Le istanze di restituzione nel termine ai sensi dell'art. 175 c.p.p. sono soggette a termini perentori (30 giorni) e la prova della tempestività grava sul richiedente
  • In casi simili è fondamentale conservare e produrre prove documentali (ricevute di raccomandate, comunicazioni al/dal difensore, certificazioni di irreperibilità) e indicare con precisione le date in cui si è venuti a conoscenza di notizie processuali
  • L'inammissibilità della domanda comporta conseguenze economiche: spese processuali e, spesso, sanzioni alla Cassa delle Ammende commisurate alla colpa

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