Cassazione Penale, Sentenza n. 9256/2022 del 18/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che aveva revocato il decreto di ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato connesso al procedimento n.13.154/18 r.g. app. e i decreti di pagamento/liquidazione a favore dell'avvocato Gaetano D'Orso. L'istanza difensiva presentata dall'avvocato D'Orso fu convertita dalla Corte di appello in ricorso per cassazione; il tema centrale è la validità di tale conversione considerato che l'avvocato D'Orso non risulta abilitato al patrocinio davanti alla Corte di cassazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancata abilitazione dell'avvocato D'Orso al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. Ha applicato il principio secondo cui la conversione dell'istanza in ricorso non può eludere i requisiti formali e sostanziali dell'impugnazione (in particolare l'abilitazione del difensore). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 1.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 113 d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115
art. 113 d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115
Richiamata in relazione alla trasmissione degli atti alla Corte di cassazione disposta dalla Corte di appello; norma procedurale sul regime di trasmissione degli atti
art. 613 cod. proc. pen.
Norma invocata per dichiarare l'inammissibilità del ricorso presentato da difensore non abilitato; disciplina l'inammissibilità delle impugnazioni per vizi formali o per la mancanza dei requisiti richiesti
art. 568 cod. proc. pen.
Norma sul principio di conversione o qualificazione giuridica dell'impugnazione; la Corte sottolinea che tale conversione opera solo se rispettati i requisiti oggettivi e formali dell'atto impugnatorio
Giurisprudenza: Sez. 6, n. 42385 del 17/09/2019 (Maslova), Rv. 277208
Sez. 6, n. 42385 del 17/09/2019, Maslova, Rv. 277208
Precedente che conferma il principio secondo cui la conversione in ricorso di un'istanza redatta da un difensore non abilitato non impedisce la declaratoria di inammissibilità
Corte cost. sent. n.186/2000
Corte cost. sent. n.186/2000
Riferimento giurisprudenziale utilizzato a fondamento della sanzione pecuniaria da versare alla Cassa delle ammende
Massime di principio
- La conversione di un'istanza presentata al giudice di merito in ricorso per Cassazione non può supplire o eludere i requisiti formali e sostanziali previsti per il reclamo in Cassazione, incluso il requisito dell'abilitazione del difensore.
- Se l'atto che si intende trasformare in impugnazione per la Corte di cassazione è stato redatto o sottoscritto da un avvocato non abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, il ricorso è dichiarabile inammissibile e il ricorrente può essere condannato alle spese e a sanzioni (es. Cassa delle ammende).
- Quando un'istanza è indirizzata al medesimo ufficio che ha emesso il provvedimento (reclamo), il pubblico ministero o la corte possono chiedere la restituzione degli atti al giudice competente; è necessario valutare correttamente la qualificazione dell'atto (reclamo interno vs ricorso in Cassazione).
- Per evitare l'inammissibilità, il difensore deve verificare la propria abilitazione alle giurisdizioni superiori prima di promuovere impugnazioni che possano essere convertite automaticamente in ricorsi per Cassazione.
- Il principio del favor impugnationis e della conservazione degli atti non autorizza deroghe ai requisiti essenziali dell'impugnazione: la qualificazione sostanziale dell'atto è subordinata al rispetto dei criteri oggettivi e formali previsti dalla legge.
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