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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30655/2026 del 11/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)

La controversia

Nel procedimento a carico di un detenuto, il Tribunale aveva assolto l'imputato dal reato di minaccia o violenza a pubblico ufficiale ex art. 336 c.p. perché il fatto non costituisce reato e dal reato di oltraggio a pubblico ufficiale ex art. 341-bis c.p. perché il fatto non sussiste. Il ricorso del pubblico ministero censura la decisione solo quanto all'art. 336 c.p., deducendo violazione di legge e motivazione omessa e contraddittoria: secondo la prospettazione accusatoria, l'imputato avrebbe minacciato un agente di custodia per costringerlo ad aprire la cella e consentirgli di uscire oltre i limiti regolamentari, pronunciando anche una frase intimidatoria. Il ricorrente sostiene che la minaccia era seria e idonea a comprimere la libertà di determinazione del pubblico ufficiale e che il Tribunale ha erroneamente ritenuto la condotta penalmente irrilevante, trascurando che il fine perseguito era ottenere un atto contrario ai doveri d'ufficio.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso del pubblico ministero limitatamente al reato di cui all'art. 336 c.p., rilevando che il giudice di merito ha mal applicato i criteri interpretativi del reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale. In particolare, la motivazione assolutoria è stata giudicata contraddittoria perché, pur recependo la ricostruzione fattuale conforme al capo d'imputazione, ha poi escluso l'idoneità della minaccia sulla base di una congettura e di una finalità diversa da quella contestata. La sentenza è quindi stata annullata con rinvio al Tribunale di Potenza, in diversa persona fisica, per nuovo giudizio sul solo capo relativo all'art. 336 c.p.; resta ferma la decisione sul diverso capo ex art. 341-bis c.p., non oggetto di impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 336 c.p.

    Il delitto di violenza o minaccia a pubblico ufficiale è integrato da qualsiasi forma di coazione, anche indiretta, idonea a comprimere la libertà d'azione del pubblico ufficiale; il reato è di mera condotta e richiede dolo specifico, consistente nella coscienza e volontà di usare la minaccia o la violenza come mezzo per costringere il destinatario a violare o non adempiere i propri doveri.

  • art. 341-bis c.p.

    Nel caso concreto il reato è stato assolto in primo grado perché il fatto è stato ritenuto insussistente; la Corte di cassazione non si pronuncia nel merito su questo capo, poiché non oggetto di ricorso.

Massime di principio

  • Ai fini della configurabilità della minaccia a pubblico ufficiale è sufficiente una coazione anche indiretta, purché concretamente idonea a incidere sulla libertà di autodeterminazione del pubblico agente.
  • La valutazione dell'idoneità della minaccia deve essere compiuta ex ante, considerando le circostanze oggettive e soggettive del fatto, senza che l'eventuale impossibilità di realizzare il male minacciato escluda automaticamente la sussistenza del reato, salvo che la minaccia sia del tutto priva di serietà.
  • La struttura soggettiva del reato ex art. 336 c.p. richiede il dolo specifico di costringere il pubblico ufficiale a violare i propri doveri o a ometterne l'adempimento.
  • È viziata la motivazione assolutoria che, pur aderendo alla ricostruzione fattuale contestata, escluda la rilevanza penale della condotta mediante una diversa e congetturale finalizzazione dell'azione non coerente con i fatti accertati.

Come è indicizzato

MaterieResistenza e oltraggio a pubblico ufficialeImpugnazioni
RamiReati contro la PAProcesso penale

Testo integrale

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