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Cassazione Penale, Ordinanza n. 32618/2026 del 01/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato per cassazione una sentenza della Corte d'appello. I primi due motivi censuravano, rispettivamente, la mancata riqualificazione della rapina contestata al capo 2 nel reato di furto con strappo e la mancata qualificazione come tentato delitto di furto contestato al capo 3. La Corte di cassazione ha rilevato che tali doglianze reiteravano questioni già proposte in appello e adeguatamente esaminate e respinte dalla Corte territoriale, senza confrontarsi con le relative argomentazioni, risultando pertanto prive di specificità e meramente apparenti. Quanto al capo 2, la Corte d'appello aveva ritenuto che la caduta della vittima fosse stata provocata dall'azione violenta dell'imputato, che l'aveva spinta per impossessarsi della borsa, integrando la rapina. Quanto al capo 3, aveva accertato che l'imputato si era impossessato della borsa, acquisendone un'autonoma disponibilità, sebbene per un tempo limitato, e che se ne era disfatto solo successivamente per l'immediato inseguimento dei passanti, con conseguente consumazione del furto. Il terzo e il quarto motivo riguardavano aspetti circostanziali e il trattamento sanzionatorio, incluso il diniego delle attenuanti richieste e della valutazione del fatto come di lieve entità. Tali motivi sono stati ritenuti manifestamente infondati, poiché la determinazione del trattamento sanzionatorio appartiene alla discrezionalità del giudice di merito e non è censurabile in cassazione quando sorretta da motivazione congrua e non manifestamente illogica. La Corte d'appello aveva motivato il diniego richiamando la repentinità e la violenza delle azioni, idonee a determinare un notevole turbamento nelle vittime, nonché incompatibili con la lieve entità del fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto i primi due motivi privi di specificità e meramente apparenti, perché ripetitivi delle censure d'appello e non confrontati con la motivazione della sentenza impugnata; ha ritenuto manifestamente infondati il terzo e il quarto motivo sul trattamento sanzionatorio e sugli aspetti circostanziali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • È inammissibile per difetto di specificità il motivo di ricorso per cassazione che riproponga censure già dedotte in appello senza confrontarsi con le argomentazioni poste a fondamento della decisione impugnata; la doglianza è meramente apparente quando non individua una critica effettiva alla motivazione della sentenza di secondo grado.
  • La rapina ricorre quando l'impossessamento della cosa altrui è realizzato mediante violenza esercitata sulla persona offesa, anche se la violenza consiste nello spingerla facendola cadere per conseguire la sottrazione; in tale situazione non è sufficiente invocare la riqualificazione nel furto con strappo.
  • Il furto è consumato quando l'autore consegue un'autonoma disponibilità della cosa sottratta, anche per un arco temporale limitato, e il successivo abbandono del bene dovuto all'inseguimento dei presenti non trasforma il fatto in tentativo.
  • La valutazione del trattamento sanzionatorio e delle circostanze rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non è censurabile in cassazione se la motivazione è congrua e non manifestamente illogica.
  • Il diniego di un'attenuante o della qualificazione del fatto come di lieve entità può essere motivato attraverso il richiamo alla repentinità e alla violenza dell'azione, quando tali modalità abbiano determinato un notevole turbamento nelle vittime.

Come è indicizzato

MaterieRapinaFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale

Testo integrale

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