Cassazione Civile, Ordinanza n. 08011/2025 del 26/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
Alcuni docenti, tutti in possesso di dottorato di ricerca e già inseriti nella terza fascia delle graduatorie di circolo e di istituto, avevano chiesto al Tribunale di Roma di essere inseriti nella seconda fascia, sostenendo che il d.m. n. 353 del 2014 avesse illegittimamente precluso la domanda. Il Tribunale aveva accolto la domanda e ordinato all'amministrazione l'inserimento. Il Ministero aveva appellato deducendo, da un lato, la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei docenti controinteressati che avrebbero potuto subire uno scavalcamento in graduatoria, e dall'altro la genericità dell'appello di primo grado, che a suo dire contrastava specificamente le rationes decidendi della sentenza. La Corte d'appello aveva però dichiarato l'appello inammissibile per asserita genericità e aveva condannato il Ministero alle spese. In cassazione il Ministero ha riproposto tre motivi: violazione dell'art. 102 c.p.c. per mancata integrazione del contraddittorio, violazione dell'art. 434 c.p.c. per erronea declaratoria di inammissibilità dell'appello, e violazione dell'art. 91 c.p.c. per eccessività della liquidazione delle spese.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il secondo motivo, ritenendo che l'appello ministeriale non fosse affatto generico ma contenesse censure specifiche e intellegibili contro le rationes decidendi della sentenza di primo grado; ha invece dichiarato inammissibile il primo motivo perché il Ministero non aveva indicato in modo concreto i litisconsorti pretermessi né dimostrato la necessità dell'integrazione del contraddittorio; il terzo motivo sulle spese è stato assorbito. La sentenza d'appello è stata cassata limitatamente al motivo accolto e la causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese.
Norme richiamate
art. 102 c.p.c.
la parte che deduce il difetto di integrazione del contraddittorio deve indicare i litisconsorti pretermessi e spiegare perché la loro partecipazione sia necessaria; la mera allegazione di un rischio astratto di pregiudizio non basta
art. 434 c.p.c.
l'atto di appello deve indicare chiaramente il quantum devolutum e le censure rivolte alle rationes decidendi della sentenza impugnata, ma non è richiesta una forma sacramentale né la riproduzione pedissequa della decisione
art. 366 n. 6 c.p.c.
il ricorrente in cassazione può trascrivere gli atti rilevanti per assolvere all'onere di specifica indicazione del contenuto degli stessi
art. 360 n. 3 c.p.c.
è il parametro invocato per le censure di violazione di legge dedotte nei motivi di ricorso
art. 360 n. 4 c.p.c.
richiamato per il vizio processuale che consente alla Corte di legittimità di esaminare direttamente gli atti del giudizio
art. 91 c.p.c.
la censura relativa alle spese è rimasta assorbita dall'accoglimento del motivo principale
art. 383 c.p.c.
il rinvio è stato disposto alla stessa Corte d'appello che aveva pronunciato la sentenza cassata, senza vincolo di diversa composizione, poiché il giudice di merito non aveva esaminato il merito a causa dell'errore processuale
art. 6, comma 1, CEDU
le limitazioni formali all'accesso al giudice o all'impugnazione non devono comprimere l'essenza del diritto al processo equo e devono essere proporzionate allo scopo perseguito
Massime di principio
- Nel giudizio di appello, la declaratoria di inammissibilità per difetto di specificità è illegittima quando l'atto contenga censure chiaramente riferite alle rationes decidendi della sentenza impugnata e consenta di individuare l'ambito devoluto, anche se le argomentazioni non sono formulate in modo rigidamente schematico.
- Il requisito di specificità dell'appello non richiede la riproduzione della motivazione della sentenza di primo grado né una forma tipizzata, essendo sufficiente una critica chiara e pertinente che incrini il fondamento logico-giuridico della decisione.
- Chi eccepisce la non integrità del contraddittorio deve indicare con precisione i soggetti pretermessi e dimostrare la concreta necessità della loro partecipazione; non è sufficiente prospettare in via generale un possibile pregiudizio per una categoria indeterminata di terzi.
- In sede di legittimità, il vizio processuale consente alla Corte di esaminare direttamente gli atti di causa per verificare la fondatezza della censura, ma tale controllo non può supplire alla totale genericità delle allegazioni della parte che invoca il difetto di contraddittorio.
- Le limitazioni formali al diritto di impugnazione devono essere interpretate in modo non eccessivamente rigoroso, in coerenza con il principio di ragionevole durata del processo e con il diritto a un processo equo.
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