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Cassazione Penale, Ordinanza n. 17748/2025 del 12/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che tutti i motivi erano in parte ripetitivi rispetto all'appello e in parte non deducibili in sede di legittimità. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso per cassazione è stato proposto dall'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello di Bologna che aveva confermato la responsabilità per estorsione. Nel primo motivo si contestava la motivazione sul giudizio di responsabilità, sostenendo che il fatto dovesse essere riqualificato nel meno grave esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte ha ritenuto la censura inammissibile perché mera riproposizione di doglianze già disattese in appello e perché la pretesa creditoria era illecita, derivando da pregresse cessioni di stupefacenti, quindi incompatibile con l'art. 393 c.p. Nel secondo motivo si deduceva il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto; la Corte lo ha dichiarato non deducibile in sede di legittimità perché non risultava specificamente devoluto in appello, come richiesto a pena di inammissibilità dall'art. 606, comma 3, c.p.p. Nel terzo motivo si contestava il diniego della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità; anche questa censura è stata ritenuta indeducibile, poiché si risolveva nella ripetizione delle argomentazioni già esaminate e respinte dal giudice di merito, che aveva escluso la speciale tenuità richiamando la non esiguità del danno.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p.

    Indica il delitto di estorsione, ritenuto correttamente configurato in ragione dell'illiceità della pretesa creditoria posta a base della condotta.

  • art. 393 c.p.

    Invocato dal ricorrente per sostenere la riqualificazione nel reato meno grave di esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte esclude la riqualificazione perché la pretesa fatta valere era illecita.

  • art. 131 bis c.p.

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non poteva essere esaminata in cassazione perché non dedotta previamente in appello.

  • art. 606 comma 3 c.p.p.

    La deduzione in cassazione è preclusa per le questioni non specificamente proposte con i motivi di appello, a pena di inammissibilità.

  • art. 62 n. 4 c.p.

    La richiesta attenuante del danno di speciale tenuità è stata respinta perché il danno non era esiguo.

Massime di principio

  • La distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni dipende dalla liceità della pretesa azionata: quando la pretesa è illecita, la condotta non può essere ricondotta all'art. 393 c.p. ma resta nell'alveo dell'estorsione.
  • In sede di legittimità non sono deducibili questioni non specificamente devolute in appello, quando la legge richiede la previa proposizione del motivo a pena di inammissibilità.
  • Le censure di ricorso che si limitano a riprodurre argomentazioni già formulate in appello e puntualmente disattese dal giudice di merito sono inammissibili se non confrontano specificamente la motivazione della sentenza impugnata.
  • La particolare tenuità del fatto e le attenuanti fondate sulla modesta offensività non possono essere esaminate in cassazione se non risultano correttamente introdotte nei gradi di merito e se la motivazione di merito esclude, con apprezzamento non manifestamente illogico, la tenue entità del danno.

Come è indicizzato

MaterieEstorsioneCause di non punibilitàImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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