Sentenza n. 2040/2026 - Catania, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia del Comune di Palagonia nell’esecuzione della sentenza del TAR Sicilia n. 2437/2023, che imponeva la restituzione dei beni previa riduzione in pristino e il risarcimento del danno, oppure la loro acquisizione legittima
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno chiesto l’ottemperanza alla sentenza n. 2437/2023, passata in giudicato, con la quale il Comune era stato condannato, entro sessanta giorni, a restituire i beni illecitamente occupati previa riduzione in pristino e a risarcire il danno da occupazione illegittima, ovvero, in alternativa, ad acquisirli mediante provvedimento ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 o tramite altra forma di acquisto legittimo. Nonostante la notificazione della sentenza in forma esecutiva il 15 aprile 2024 e il decorso del termine assegnato, il Comune è rimasto inerte, non provvedendo né alla restituzione né all’acquisizione legittima. L’amministrazione, ritualmente intimata, non si è costituita in giudizio.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso per ottemperanza, rilevando l’inadempimento del Comune agli obblighi derivanti dalla sentenza passata in giudicato. Ha ordinato all’amministrazione di dare piena esecuzione alla decisione n. 2437/2023 entro novanta giorni dalla comunicazione amministrativa della sentenza di ottemperanza o dalla sua notificazione, se anteriore. Per l’eventuale ulteriore inerzia ha nominato, quale commissario ad acta e senza ulteriori oneri, il Segretario Generale del Comune, incaricandolo di provvedere in via sostitutiva entro i successivi sessanta giorni. Ha escluso l’applicazione della penalità prevista dall’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., ritenendo sufficiente a garantire l’esecuzione in tempi ragionevoli la nomina del commissario ad acta. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 3.600, oltre accessori di legge se dovuti.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
art. 114, comma 4, lett. e)
Nel giudizio di ottemperanza il giudice può disporre penalità per successive violazioni o inosservanze; nel caso concreto la penalità non è stata applicata perché la nomina del commissario ad acta è stata ritenuta misura sufficiente ad assicurare l’esecuzione in tempi ragionevoli.
art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001
La sentenza da eseguire prevedeva, in alternativa alla restituzione dei beni, la loro acquisizione legittima mediante provvedimento ai sensi dell’art. 42-bis o tramite altra forma di acquisto legittimo.
Massime di principio
- L’inerzia dell’amministrazione nell’adempiere agli obblighi puntualmente imposti da una sentenza amministrativa passata in giudicato legittima l’accoglimento dell’azione di ottemperanza e l’ordine giudiziale di esecuzione entro un nuovo termine perentorio.
- Nel giudizio di ottemperanza, in caso di persistente inadempimento dell’amministrazione, il giudice può nominare un commissario ad acta affinché provveda in via sostitutiva entro un termine stabilito.
- La nomina del commissario ad acta può essere ritenuta sufficiente ad assicurare l’esecuzione del giudicato, rendendo non necessaria l’applicazione della penalità prevista dall’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., quando essa garantisca il soddisfacimento della pretesa in tempi ragionevoli.
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