Cassazione Penale, Sentenza n. 15454/2022 del 20/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la conferma della sua responsabilità per appropriazione indebita di un'autovettura in leasing non restituita dopo la risoluzione del contratto per mancato pagamento dei canoni. Deduceva violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che non vi fosse prova della sua conoscenza della risoluzione del contratto, poiché le comunicazioni sarebbero state inviate ad un indirizzo e-mail errato; da ciò avrebbe tratto la conclusione che, in assenza di conoscenza della risoluzione, non sussisterebbe il reato (che esige elemento soggettivo oltre il mero inadempimento).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il motivo rilevante è che la questione relativa all'invio della risoluzione ad un indirizzo e-mail errato è stata sollevata per la prima volta in Cassazione, determinando una "frattura della catena devolutiva" e violazione dell'art. 606 comma 3 c.p.p., che vieta deduzioni in Cassazione di questioni non prospettate in appello (salvo eccezioni). La Corte ha inoltre richiamato la giurisprudenza secondo cui questioni giuridiche che presuppongono valutazioni di merito non possono essere introdotte ex novo in Cassazione. Conseguentemente, in base all'art. 616 c.p.p., il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 606 c.p.p. comma 3
Impedisce che in Cassazione siano dedotte questioni non prospettate in grado d'appello, salvo quelle rilevabili d'ufficio o impossibili da dedurre in appello; giustifica l'inammissibilità per novità delle doglianze.
art. 609 c.p.p. comma 2
Riferimento al regime di devoluzione delle questioni al giudice di cassazione in combinato con l'art. 606, richiamato per sostenere il divieto di nuove deduzioni non appellate.
art. 616 c.p.p.
Stabilisce le conseguenze processuali dell'inammissibilità del ricorso, comprese la condanna alle spese e l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende.
Massime di principio
- In Cassazione non possono essere sollevate per la prima volta questioni di fatto o giuridiche che non siano state dedotte in grado d'appello; tali questioni devono essere tempestivamente proposte nelle fasi precedenti del giudizio.
- La mancata ricezione di una comunicazione (es. risoluzione del contratto inviata a e-mail errata) può interessare la valutazione della conoscenza del fatto che integra l'elemento soggettivo del reato, ma tale argomento deve essere documentato e dedotto già in appello per essere esaminato dalla Cassazione.
- La distinzione tra mero inadempimento contrattuale (materia civilistica) e reato di appropriazione indebita richiede l'accertamento dell'elemento psicologico (consapevolezza della risoluzione e volontà di appropriarsi), pertanto le difese su questo punto devono essere istruite e sollevate nei gradi di merito.
- Quando si voglia contestare la notifica o la conoscenza di atti formali, è necessario produrre e dedurre le prove relative (prove della corretta/inidonea notificazione, log dei messaggi e-mail, ecc.) già in appello; altrimenti il rimedio in Cassazione rischia di essere inammissibile.
- Per difendersi efficacemente in casi analoghi, preservare tutte le eccezioni procedurali e fattuali fin dal primo grado e in appello, e in sede di impugnazione osservare i limiti delle questioni ammissibili in Cassazione (principalmente profili di diritto e vizi di motivazione prospettati nei precedenti gradi).
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