Sentenza n. 1636/2026 - Palermo, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento del Comune di Palermo sulle istanze dirette al rilascio del permesso di costruire e all’attestazione del silenzio-assenso, con domanda risarcitoria
Esito
La controversia
Il ricorrente ha agito ai sensi dell’art. 117 c.p.a. per ottenere la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Palermo su una risalente istanza di permesso di costruire, relativa alla realizzazione di un edificio per abitazioni e uffici, nonché sulla successiva richiesta di rilascio dell’attestazione del silenzio-assenso ai sensi dell’art. 30 d.l. n. 69/2013. In via subordinata, ha chiesto l’accertamento della formazione per silentium del titolo edilizio. Ha inoltre domandato il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali asseritamente derivanti dal comportamento omissivo dell’amministrazione, da quantificare anche mediante CTU. Nel corso del giudizio, il TAR ha disposto un’istruttoria chiedendo al Comune chiarimenti documentati sull’istanza; in esecuzione dell’ordinanza istruttoria, il Comune ha adottato e depositato un parere favorevole condizionato sull’istanza di titolo edilizio.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che il Comune, nel corso del giudizio e in esecuzione dell’incombente istruttorio disposto dal Collegio, aveva adottato un parere favorevole condizionato sull’istanza edilizia. Il ricorrente, dopo il rilievo officioso del possibile venir meno dell’interesse alla decisione, ha dichiarato formalmente cessata la materia del contendere, riservandosi ogni ulteriore tutela avverso il provvedimento sopravvenuto. La decisione è stata fondata sull’art. 34, comma 5, c.p.a., in quanto la pretesa azionata è stata ritenuta pienamente soddisfatta nel corso del giudizio. Le spese sono state compensate per la leale e fattiva collaborazione prestata dal Comune durante il processo.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Disciplina l’azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione, utilizzata dal ricorrente per contestare l’inerzia sul procedimento edilizio.
art. 34, comma 5, c.p.a.
Impone al giudice di dichiarare cessata la materia del contendere quando la pretesa del ricorrente risulta pienamente soddisfatta nel corso del giudizio.
art. 73, comma 3, c.p.a.
È stato richiamato dal Collegio per sottoporre alle parti la possibile sussistenza di profili di improcedibilità o cessazione della materia del contendere derivanti dall’adozione del provvedimento sopravvenuto.
art. 30 d.l. n. 69/2013
Richiamato quale base normativa della richiesta di attestazione del silenzio-assenso relativa al procedimento per il rilascio del permesso di costruire.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere deve essere dichiarata quando, nel corso del giudizio avverso il silenzio, l’amministrazione adotta un atto che soddisfa pienamente la pretesa sostanziale azionata dal ricorrente.
- L’adozione, durante il giudizio, di un provvedimento espresso sull’istanza amministrativa può determinare la cessazione della materia del contendere, ferma la possibilità per il ricorrente di impugnare il provvedimento sopravvenuto con gli strumenti processuali appropriati.
- Nel giudizio sul silenzio, il giudice può disporre acquisizioni e chiarimenti istruttori per verificare lo stato del procedimento e l’eventuale sopravvenuta soddisfazione della pretesa del ricorrente.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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