Cassazione Penale, Sentenza n. 14947/2024 del 11/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza del GUP che ha disposto la restituzione degli atti al Pubblico Ministero per lo svolgimento di indagini integrative ai sensi dell'art. 421-bis c.p.p., denunciando abnormità del provvedimento sia sotto il profilo funzionale (indebita regressione del procedimento, omissione della fissazione della nuova udienza e conseguente stasi processuale) sia sotto il profilo strutturale (disposizione di indagini su fatti nuovi non pertinenti rispetto alle imputazioni, attribuzione di poteri riservati al P.M.). Il ricorrente sostiene quindi che il GUP abbia agito oltre i limiti del proprio potere e al di fuori dello schema legale.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto che non sussista abnormità: l'ordinanza rientra nei poteri del GUP e nella funzione prevista dall'art. 421-bis c.p.p. come strumento per ottenere il quadro probatorio minimo richiesto prima del rinvio a giudizio. La Corte ha richiamato la giurisprudenza sulle nozioni di abnormità strutturale e funzionale, escludendo che la semplice restituzione degli atti al P.M. o l'omessa fissazione immediata della nuova udienza costituiscano di per sé regressione indebita o nullità; il P.M., effettuate le indagini nel termine indicato, dovrà sollecitare la fissazione della nuova udienza. In sintesi: il provvedimento impugnato è legittimo, motivato e non determina stasi o regressione processuale illecita; pertanto il ricorso viene respinto.
Norme richiamate
ordinanza per la integrazione delle indagini
Consente al GUP di disporre integrazioni investigative restituendo gli atti al P.M. per acquisire il quadro probatorio minimo necessario al rinvio a giudizio; tale potere rientra nelle prerogative del GUP e non costituisce abnormità se esercitato nei limiti della finalità probatoria.
Imposta la regola di giudizio dell'udienza preliminare: il GUP deve valutare l'esistenza di un minimo probatorio e la ragionevole prospettiva di successo dell'accusa in dibattimento; la norma giustifica l'utilizzo dell'istituto di integrazione delle indagini quando manchi un quadro probatorio minimo.
riferimento nel motivato confronto
La raccolta di prove durante l'udienza (art. 422) è finalizzata al proscioglimento; tuttavia il potere di integrazione ex art. 421-bis non è sottoposto allo stesso limite e può essere usato per completare le indagini necessarie prima del rinvio.
richiamo normativo nel contesto della decisione sul rinvio a giudizio
Riferimento alla disciplina del decreto di citazione a giudizio in quanto elemento del quadro valutativo del GUP; non impedisce che il GUP richieda integrazioni investigative quando manchi il minimo probatorio.
Massime di principio
- L'abnormità del provvedimento è rimedio eccezionale: richiede un atto talmente atipico da essere estraneo all'ordinamento o l'esercizio di un potere oltre i limiti con conseguente stasi o regressione ingiustificata del procedimento.
- La restituzione degli atti al Pubblico Ministero ai sensi dell'art. 421-bis c.p.p. rientra nei poteri del GUP quando è finalizzata a completare il quadro probatorio minimo necessario al rinvio a giudizio; non costituisce di per sé abnormità.
- L'omessa fissazione immediata di una nuova udienza preliminare non configura automaticamente una regressione indebita o una nullità: il P.M. deve completare le indagini nel termine indicato e richiedere la successiva fissazione.
- Difetti di motivazione o illegittimità formali del provvedimento non equivalgono automaticamente ad abnormità; è necessario che il vizio determini un concreto impedimento allo svolgimento ordinato del processo.
- Il GUP, prima di disporre il rinvio a giudizio, deve accertare l'esistenza di un corpo indiziario minimo e una seria prospettiva di successo dell'accusa in dibattimento; se tale quadro manca, è legittimo esercitare il potere di integrazione investigativa.
- Il ricorso per cassazione contro un presunto atto abnorme richiede che il ricorrente abbia interesse concreto alla rimozione del pregiudizio derivante dall'atto; la nozione di abnormità non può essere usata per correggere ogni mera illegittimità.
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