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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13552/2024 del 03/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di appello che lo aveva ritenuto responsabile di più episodi di rapina aggravata e furto con strappo, deducendo vizio di motivazione e travisamento della prova. Le censure riguardavano: la scarsa qualità delle immagini di videosorveglianza e l'impossibilità di identificazione certa; la valutazione in sede di appello di elementi indiziari ambigui (corrispondenza degli indumenti, casco, tatuaggi, presenza del veicolo) valorizzati nonostante contraddittorieta e assenza di riscontri esterni; l'utilizzazione del riconoscimento fotografico effettuato dagli ufficiali di polizia giudiziaria (contestandone attendibilità e mancata verifica con riscontri esterni); la mancata applicazione dell'onere di motivazione rafforzata e/o mancata rinnovazione dell'istruttoria prima di riformare l'assoluzione di primo grado.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse adottato una motivazione "rafforzata" e avesse, inoltre, rinnovato l'istruttoria acquisendo deposizioni (ufficiali di PG) integrative, così da conformarsi all'obbligo di motivazione e di rinnovazione quando si riforma un'assoluzione. La Cassazione ha confermato che i giudici d'appello hanno valutato complessivamente indizi convergenti (presenza del motociclo riconducibile al ricorrente, corrispondenze di abbigliamento e segni fisici, riconoscimenti operati dagli ufficiali di PG, intercettazioni e riscontri sui movimenti di terzi) ritenendoli gravi, precisi e concordanti. Pertanto il verdetto di appello (condanna del Chiappara a anni 6 e mesi 4 di reclusione e 5.000 euro di multa, con risarcimento alla parte civile e spese) è stato mantenuto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Norma relativa alla valutazione della prova testimoniale e della dichiarazione di parte; nel ricorso era contestata la valutazione di riconoscimenti e dichiarazioni, ma la Corte ha ritenuto corretta la valutazione applicata dal giudice di merito

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Prevede il criterio della prova "al di là di ogni ragionevole dubbio" per la condanna; la Corte ha richiamato tale parametro nel contestare vizi motivazionali, ma ha ritenuto che l'appello avesse motivato adeguatamente il superamento del dubbio

  • art. 624 cod. pen.

    Norma che disciplina la rapina; è la fattispecie sostanziale applicata ai capi d'imputazione oggetto del processo

  • art. 625 cod. pen.

    Aggravanti della rapina; richiamata in relazione alla qualificazione dei fatti come rapine pluriaggravate

  • art. 628 cod. pen.

    Norma sul furto con destrezza/furto con strappo, applicata al capo relativo al furto contestato

  • art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    Regola l'obbligo, in caso di riforma in pejus di una sentenza assolutoria, di rinnovare l'istruttoria dibattimentale per prove dichiarative assunte in udienza o per integrazioni disposte nel giudizio abbreviato; la Corte ha esaminato l'ambito di applicazione di tale obbligo e ha ritenuto che in questo caso l'appello avesse adempiuto alle prescrizioni (rinnovazione e acquisizione di deposizioni)

  • art. 189 cod. proc. pen.

    Regole sul riconoscimento e sui mezzi di identificazione; la doglianza del ricorrente invocava un'erronea applicazione ma la Corte ha ritenuto i controlli procedurali di merito regolari

  • art. 606 cod. proc. pen., comma 1, lett. e)

    Consente la censura per vizio di motivazione; la Corte ha richiamato questo articolo nel quadro delle verifiche sulla correttezza della motivazione, ritenendo però le censure infondate

  • art. 6 CEDU (art. 6, par. 3, lett. d) menzionato nel testo)

    Principio del giusto processo (diritto della difesa a esaminare i testimoni); citato nella giurisprudenza richiamata come riferimento ai limiti della rinnovazione probatoria

Massime di principio

  • Se l'appello riforma in pejus una sentenza assolutoria, il giudice d'appello deve fornire una motivazione rafforzata e, quando la decisione si fonda su prove dichiarative ritenute decisive, rinnovare l'istruttoria secondo i limiti prescritti dall'art. 603 c.p.p.; l'assenza di rinnovazione può rendere la decisione viziata salvo che l'obbligo non ricorra per ragioni tecniche previste dalla giurisprudenza
  • La valutazione degli indizi è cumulativa: singoli elementi indiziari ambigui possono acquisire valore probatorio se, complessivamente, risultano gravi, precisi, concordanti e convergenti verso un'unica ricostruzione
  • La scarsa qualità di immagini di videosorveglianza non esclude automaticamente la prova se esistono altri riscontri (movimenti di veicoli, corrispondenze di abbigliamento e segni personali, intercettazioni, riconoscimenti di agenti) che, combinati, formano un quadro indiziario robusto
  • I riconoscimenti fotografici effettuati da ufficiali di polizia giudiziaria non sono inoppugnabili: la loro attendibilità va valutata nel contesto, e preferibilmente corroborata da riscontri esterni e da motivazione del giudice di merito
  • I precedenti penali del soggetto, da soli, sono elementi neutri o di minore rilevanza; la loro incidenza dipende dalla capacità di integrarsi con altri elementi probatori coerenti
  • Quando si impugna una condanna basata su indizi, la difesa deve dimostrare specificamente incongruenze significative o l'assenza di qualsiasi convergenza probatoria; mera rilavazione della scarsa qualità di singole prove può non essere sufficiente se il giudice di merito ha regolarmente valutato il complesso probatorio

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