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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11194/2024 del 18/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'Appello di Ancona del 28/02/2023, denunciando inosservanza di norme processuali (art. 545-bis cod. proc. pen. e art. 95 d.lgs. 10/10/2022, n. 150) e vizio di motivazione perché la Corte non avrebbe valutato né dato avviso sulle possibili pene sostitutive della reclusione (nuove misure introdotte dalla riforma Cartabia), pur essendone, a suo dire, i presupposti.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la disciplina transitoria post-riforma renda applicabile l'art. 545-bis cod. proc. pen. ai procedimenti in corso, ma ha chiarito che l'obbligo del giudice di appello di pronunciarsi sulle pene sostitutive sorge solo se l'imputato le richiede, non essendo esse un diritto automatico ma frutto di una valutazione discrezionale ancorata ai criteri dell'art. 133 cod. pen. Nel caso concreto il ricorrente non aveva formulato richiesta di pene sostitutive né in atto di appello né durante il confronto processuale, per cui non potevano essere applicate. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    quando è stata applicata una pena detentiva non superiore a quattro anni e non è stata ordinata la sospensione condizionale, subito dopo la lettura del dispositivo, il giudice, se ricorrono le condizioni per sostituire la pena detentiva con una delle pene sostitutive di cui all'articolo 53 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne dà avviso alle parti

    La norma impone all'udienza, dopo il dispositivo, un avviso alle parti se sussistono condizioni per la sostituzione; tuttavia, secondo la Corte, in appello l'obbligo di pronunciarsi sulle nuove pene sostitutive richiede una richiesta del difensore dell'imputato, salvo che tale richiesta non sia stata formulata entro i termini processuali o in udienza.

  • art. 95 d.lgs. 10/10/2022, n. 150 (disciplina transitoria)

    Stabilisce che la riforma Cartabia e le nuove disposizioni sulle pene sostitutive si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore; tuttavia la Corte interpreta che, per l'applicabilità in appello, è necessaria la richiesta dell'imputato.

  • art. 58 legge n. 689/1982

    il giudice, nei limiti fissati dalla legge e tenuto conto dei criteri indicati nell'articolo 133 del codice penale, se non ordina la sospensione condizionale della pena, può applicare le pene sostitutive della pena detentiva quando risultano più idonee alla rieducazione del condannato e quando, anche attraverso opportune prescrizioni, assicurano la prevenzione del pericolo di commissione di altri reati. La pena detentiva non può essere sostituita quando sussistono fondati motivi per ritenere che le prescrizioni non saranno adempiute dal condannato

    Attribuisce al giudice un potere discrezionale di applicazione delle pene sostitutive, subordinato ai criteri di rieducazione e prevenzione e al giudizio sulla capacità del condannato di rispettare prescrizioni.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Elenca le pene sostitutive introdotte dalla riforma (semilibertà sostitutiva, detenzione domiciliare sostitutiva, lavoro di pubblica utilità sostitutivo, pena pecuniaria sostitutiva) e fornisce la base normativa per la loro applicazione discrezionale.

  • art. 133 cod. pen.

    Fornisce i criteri per la determinazione della pena (tra cui personalità del condannato e modalità del fatto) che il giudice deve considerare anche nella valutazione della idoneità delle pene sostitutive.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna della parte soccombente al pagamento delle spese del procedimento; in applicazione di tale norma la Corte ha posto a carico del ricorrente le spese e il versamento alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Le pene sostitutive delle pene detentive brevi non sono un diritto automatico dell'imputato ma frutto di una valutazione discrezionale del giudice, ancorata ai criteri dell'art. 133 cod. pen.
  • Dopo la riforma Cartabia, nei procedimenti in corso le nuove norme si applicano per effetto della disciplina transitoria, ma in appello il giudice è tenuto a pronunciarsi sulle pene sostitutive solo se l'imputato le richiede (atto di gravame o, al più tardi, in udienza di discussione).
  • Se l'imputato non chiede espressamente l'applicazione delle pene sostitutive in appello o in udienza, il giudice di appello non è obbligato ad applicarle e il motivo di gravame fondato su tale omissione può essere dichiarato inammissibile.
  • Per massimizzare la possibilità di ottenere una pena sostitutiva, il difensore deve formulare esplicita richiesta in appello o comunque presentarla prima o durante l'udienza di discussione, e motivarla richiamando i criteri dell'art. 133 e la concreta idoneità delle misure alternative.
  • Il giudice può rifiutare la sostituzione se ci sono fondati motivi di ritenere che le prescrizioni non saranno rispettate; la valutazione deve documentare i motivi basandosi sulla personalità del condannato e sulle modalità del fatto.

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