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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3031/2023 del 24/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I fratelli Giordano hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale della Libertà che aveva dichiarato inammissibili i loro appelli cautelari avverso il rigetto da parte del GIP dell'istanza di dissequestro di un terreno su cui era stato posto il vincolo per sequestro preventivo e successivamente pronunciata confisca in primo grado. I ricorrenti hanno dedotto violazione ed errata applicazione dell'art. 322 bis c.p.p. e hanno invocato il principio delle Sezioni Unite (Muscari, n. 48126/2017) secondo cui, prima dell'irrevocabilità della sentenza che dispone la confisca, il bene è effettivamente ancora sottoposto a sequestro e pertanto gli interessati, anche imputati, possono proporre rimedi cautelari per ottenerne la restituzione o il dissequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che, fino all'irreversibilità della sentenza di merito che dispone la confisca, il vincolo che grava sul bene è quello cautelare del sequestro e pertanto persiste la possibilità per gli imputati di chiedere al giudice della cognizione la restituzione del bene e, in caso di diniego, di proporre appello cautelare dinanzi al tribunale del riesame. Di conseguenza la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata che aveva dichiarato l'inammissibilità dell'appello cautelare e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Catanzaro per un nuovo esame nel merito delle doglianze relative al rigetto della richiesta di dissequestro.

Norme richiamate

  • art. 416 bis cod. pen.

    Norma sostanziale che disciplina il reato di associazione di tipo mafioso; è il reato per il quale gli imputati sono stati condannati in primo grado, circostanza che ha portato alla confisca del bene.

  • art. 322 bis cod. proc. pen.

    Norma richiamata dai ricorrenti in ordine alla tutela cautelare dei beni sequestrati; la Corte valuta la dedotta violazione e interpreta il quadro normativo alla luce della giurisprudenza di legittimità.

  • art. 579, comma 3, cod. proc. pen.

    Prevede che la confisca disposta in sentenza sia impugnata con gli stessi mezzi previsti per i capi penali; alcune pronunce avevano ritenuto che gli imputati dovessero usare tale rimedio esclusivo, ma la Corte qui precisa che, prima dell'irrevocabilità della sentenza, permane la possibilità di rimedi cautelari sul sequestro.

  • art. 324, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma richiamata in motivazione in relazione alla competenza a cui rinviare la questione per il nuovo giudizio (rinvio al Tribunale di Catanzaro).

  • Sezioni Unite, sentenza n. 48126 del 20/07/2017 (Muscari)

    Sezioni Unite n. 48126 del 20/7/2017, Muscari, Rv. 280843

    Principio secondo cui i terzi proprietari possono chiedere la restituzione del bene sequestrato e, in caso di diniego, proporre appello cautelare dinanzi al tribunale del riesame prima dell'irrevocabilità della sentenza che ordina la confisca; la Corte ha esteso la ratio anche agli imputati.

  • Sez. 2, n. 27889 del 11/05/2022 (Aloe)

    Sez. 2, n. 27889 del 11/05/2022, Aloe, Rv. 283634

    Pronuncia che conferma l'estensione del principio Muscari in termini generali anche agli imputati; citata come parte del filone giurisprudenziale favorevole all'accesso dei rimedi cautelari durante il processo di cognizione.

  • Sez. 5, n. 37489 del 07/09/2021 (Quattromani)

    Sez. 5, n. 37489 del 07/09/2021, Quattromani, Rv. 282026

    Ulteriore conferma giurisprudenziale che riconosce il potere del giudice cautelare di riesaminare il sequestro finché la sentenza non divenga irrevocabile.

  • Altre pronunce citate (Ragusa, Semprucci, Stummo, Stummo/Sez.1 n.11914/2018)

    Sez. 2, n. 31813 del 27/06/2018 (Ragusa); Sez. 3, Ordinanza n. 6720 del 26/01/2021 (Semprucci); Sez. 1, n. 11914 del 19/10/2018 (Stummo)

    Giurisprudenza della Corte di legittimità che ha contribuito al confronto dottrinale: alcune decisioni avevano sostenuto una distinzione tra rimedi spettanti ai terzi e quelli spettanti agli imputati, mentre altre pronunce hanno progressivamente affermato l'unitarietà della tutela cautelare fino all'irreversibilità della confisca.

Massime di principio

  • Fino a che la pronuncia di confisca non è irrevocabile, il bene resta soggetto al vincolo cautelare del sequestro e non alla confisca "definitiva": pertanto è esperibile il rimedio cautelare volto al dissequestro anche da parte degli imputati.
  • La distinzione rigida tra rimedi spettanti ai terzi e rimedi spettanti agli imputati (imputati costretti ad impugnare la confisca solo con i mezzi del processo di merito) non è più sostenibile; la giurisprudenza prevalente ammette l'accesso al riesame cautelare prima dell'irrevocabilità della sentenza.
  • Nel valutare istanze di dissequestro occorre distinguere le finalità e i presupposti del sequestro preventivo rispetto a quelli della confisca: questioni sostanziali relative alla provenienza lecita del bene e al nesso temporale con l'attività criminale potranno essere esaminate nel merito dal giudice che rivedrà la misura cautelare.
  • Procedure consigliate: proporre l'istanza al giudice della cognizione e, in caso di rigetto, esperire l'appello cautelare dinanzi al tribunale competente (riesame) prima che la sentenza di confisca diventi irrevocabile; se l'ordinanza viene dichiarata inammissibile, è possibile ricorrere in Cassazione per violazione di diritto sulla legittimazione a proporre il rimedio cautelare.
  • Per terzi proprietari è possibile ottenere una tutela autonoma (come nel caso delle sorelle dei ricorrenti citate nella pronuncia) dimostrando l'origine lecita della proprietà o l'assenza del requisito di ragionevolezza temporale tra acquisto e adesione a organizzazioni criminali.

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