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Sentenza

Sentenza n. 2317/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia sezione staccata di Lecce (Sezione Prima) n. -OMISSIS-, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202401397

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Puglia - Lecce che aveva respinto il ricorso contro l’ordinanza di demolizione e l’ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale dei manufatti abusivi, dell’area di sedime e dell’area di pertinenza

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’appellante contestava la sentenza di primo grado e, in via derivata, l’ordinanza comunale di demolizione e l’ordinanza di acquisizione gratuita. Deduceva: violazione delle garanzie partecipative e degli obblighi di istruttoria e motivazione; errata qualificazione degli interventi edilizi ai sensi dell’art. 31 d.P.R. 380/2001, sostenendo la natura pertinenziale o di volume tecnico di alcune opere; effetti caducanti dell’ulteriore istanza di accertamento di conformità presentata nel 2019 sull’ordine di demolizione; applicabilità degli artt. 12 e 28 l. 689/1981 e conseguente prescrizione delle sanzioni ripristinatorie; violazione dell’art. 8 CEDU e dei diritti fondamentali all’abitazione, alla salute e alla riservatezza, con richiesta di rimessione alla Corte costituzionale; illegittimità dell’acquisizione per omessa o insufficiente individuazione e motivazione dell’area ulteriore rispetto al sedime. Il Comune eccepiva inoltre l’inammissibilità delle censure rivolte a rimettere in discussione il precedente diniego di sanatoria del 2017, non impugnato e divenuto definitivo. L’appellante aveva anche chiesto il rinvio dell’udienza per la connessione con altro appello concernente il diniego di sanatoria del 2019.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza di rinvio, rilevando che il rinvio è ammissibile solo in presenza di situazioni eccezionali e di gravi ragioni incidenti sul diritto di difesa, non ravvisate nel caso concreto. Ha dichiarato inammissibili le censure dirette, anche mediatamente, a contestare le ragioni ostative alla sanatoria già contenute nel diniego del 2017, poiché tale provvedimento non era stato impugnato ed era divenuto definitivo. Ha respinto nel merito le ulteriori doglianze. L’ordine di demolizione e l’acquisizione gratuita sono provvedimenti vincolati e doverosi, adottati a seguito dell’accertamento dell’abuso e dell’inottemperanza, sicché non è necessaria la comunicazione di avvio del procedimento né una motivazione ulteriore sull’interesse pubblico, già tipizzato nel ripristino della legalità urbanistico-edilizia. La successiva istanza di accertamento di conformità non caduca l’ordine di demolizione, ma ne determina soltanto la temporanea sospensione o inefficacia fino alla definizione dell’istanza; in caso di diniego, l’ordine riacquista efficacia senza necessità di riedizione del potere, con decorrenza di un nuovo termine per adempiere. La sanzione demolitoria e l’acquisizione conseguente hanno natura ripristinatoria, non afflittiva, e non sono soggette ai termini prescrizionali della l. 689/1981; inoltre l’abuso edilizio è illecito permanente. La censura fondata sul diritto all’abitazione e sull’art. 8 CEDU è stata ritenuta generica e infondata, perché la disciplina repressiva persegue la tutela dell’ordinato assetto urbanistico-edilizio. Quanto all’acquisizione, l’eventuale mancata precisa indicazione dell’area nell’ordine di demolizione non ne determina l’illegittimità, potendo l’area essere puntualmente determinata nel successivo provvedimento acquisitivo. Nel caso concreto, l’acquisizione era motivata mediante l’indicazione della classificazione urbanistica, degli indici di edificabilità e del calcolo della superficie necessaria, ed era comunque contenuta nel limite massimo del decuplo della complessiva superficie utile abusivamente costruita: l’area acquisita di 1.592 mq era inferiore al limite di 1.958,9 mq. L’appello è stato quindi respinto, con condanna dell’appellante al pagamento di 3.000 euro di spese di lite.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 1-bis, c.p.a.

    La richiesta di rinvio dell’udienza richiede situazioni eccezionali e gravi ragioni idonee a incidere sulle esigenze fondamentali di tutela del diritto di difesa; la valutazione spetta al giudice nel rispetto del giusto processo e della ragionevole durata.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    In presenza di opere abusive e di mancata ottemperanza all’ordine di demolizione, l’amministrazione deve adottare i provvedimenti repressivi e acquisitivi previsti dalla norma. L’ordine di demolizione e l’acquisizione gratuita sono atti vincolati e non richiedono una motivazione ulteriore sul concreto interesse pubblico.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    La presentazione di un’istanza di accertamento di conformità non determina la caducazione dell’ordine di demolizione, ma ne sospende temporaneamente l’efficacia fino alla definizione espressa o tacita dell’istanza; il diniego fa riacquistare efficacia all’ordine senza necessità di riedizione del potere.

  • art. 31, comma 4-bis, d.P.R. 380/2001

    La sanzione pecuniaria collegata all’inottemperanza è destinata a coprire le spese di ripristino e non è soggetta alla riduzione prevista dall’art. 16 l. 689/1981.

  • artt. 12 e 28 l. 689/1981

    I meccanismi prescrizionali della disciplina generale delle sanzioni amministrative non si applicano alla demolizione e agli effetti acquisitivi, aventi natura ripristinatoria e non afflittiva.

  • art. 8 CEDU

    Il diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio non impedisce l’applicazione delle misure edilizie ripristinatorie dirette a tutelare l’ordinato assetto urbanistico-edilizio; nel caso concreto la doglianza è stata comunque ritenuta generica e infondata.

  • art. 117 Cost.

    È stato invocato in relazione all’art. 8 CEDU, ma il giudice ha escluso la rilevanza della prospettata lesione dei diritti fondamentali nel caso concreto.

Massime di principio

  • Le censure rivolte contro le ragioni ostative alla sanatoria contenute in un diniego non impugnato e divenuto definitivo sono inammissibili, anche quando siano dedotte indirettamente nell’impugnazione dell’ordine di demolizione o dell’acquisizione al patrimonio comunale.
  • L’ordine di demolizione e l’acquisizione gratuita previsti dall’art. 31 d.P.R. 380/2001 sono provvedimenti vincolati e doverosi: accertato l’abuso e decorso inutilmente il termine per la demolizione, non sono necessarie né la comunicazione di avvio del procedimento né un’autonoma motivazione sull’interesse pubblico, già individuato dal legislatore nel ripristino della legalità edilizia.
  • La presentazione di un’istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 d.P.R. 380/2001 non estingue né caduca l’ordine di demolizione, ma ne sospende temporaneamente l’efficacia; intervenuto il diniego, l’ordine riacquista efficacia senza necessità di riedizione del potere e decorre un nuovo termine per l’adempimento.
  • La demolizione e l’acquisizione conseguente all’inottemperanza hanno natura ripristinatoria e non afflittiva; pertanto non sono soggette ai termini prescrizionali stabiliti dagli artt. 12 e 28 l. 689/1981, anche perché l’abuso edilizio costituisce illecito permanente.
  • La mancata esatta individuazione dell’area ulteriore rispetto al sedime nell’ordine di demolizione non ne determina l’illegittimità, purché l’area sia puntualmente determinata nel successivo provvedimento acquisitivo nel rispetto dei limiti legali e mediante adeguato calcolo fondato sulla classificazione urbanistica e sugli indici di edificabilità applicabili.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioDecisione e riti speciali
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiPartecipazione procedimentaleDifetto di motivazioneAutotutela decisoriaDecadenza e tardività

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