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Sentenza

Sentenza del 11/01/2022 n. 509 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Controversia sulla debenza, per l'anno 2008, del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) preteso dalla Provincia per gli attraversamenti operati mediante 'pontoni autostradali' proiettati su strade provinciali sottostanti. La società contestava l'obbligo sostenendo che l'autostrada e i pontoni appartenevano al demanio statale e che la gestione avveniva in forza di concessione contrattuale con ANAS (ente statale), rilevando quindi l'esenzione prevista dall'art. 30 del regolamento COSAP provinciale e dalle norme di riferimento; la Provincia sosteneva invece che l'occupazione era effettuata dalla società concessionaria senza titolo rilasciato dalla provincia e pertanto configurava un'occupazione abusiva soggetta a COSAP.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la sentenza della Corte d'appello dell'Aquila: il COSAP è dovuto. Motivi della decisione: il COSAP è dovuto per l'uso particolare o esclusivo di beni pubblici anche in assenza di una formale concessione quando sussiste un'occupazione di fatto; l'esenzione prevista dall'art. 30 del regolamento opera solo se l'occupazione è direttamente ascrivibile allo Stato o ad altro ente pubblico (regione, provincia, comune), non quando l'occupazione è esercitata da una società concessionaria che svolge la gestione economica e funzionale dell'opera. La proprietà statale dell'infrastruttura è irrilevante rispetto al fatto che, nel periodo di durata della concessione, la società concessionaria disponeva del viadotto e quindi realizzava l'occupazione del suolo provinciale; la quantificazione del canone sulla base della proiezione del pontone sulla strada provinciale è stata ritenuta corretta. Spese processuali a carico della ricorrente (liquidate) e obbligo del versamento dell'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 38

    1. Sono soggette alla tassa le occupazioni di qualsiasi natura, effettuate, anche senza titolo, nelle strade, nei corsi, nelle piazze e, comunque, sui beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni e delle province. 2. Sono, parimenti, soggette alla tassa le occupazioni di spazi soprastanti il suolo pubblico, di cui al comma 1, con esclusione dei balconi, verande, bow-windows e simili infissi di carattere stabile, nonchè le occupazioni sottostanti il suolo medesimo, comprese quelle poste in essere con condutture ed impianti di servizi pubblici gestiti in regime di concessione amministrativa

    Definisce il presupposto impositivo in termini di occupazioni, comprese quelle soprastanti e sottostanti il suolo pubblico; rilevanza anche per infrastrutture sovrastanti che impediscono l'utilizzo del sottostante suolo.

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 39

    1. La tassa è dovuta al comune o alla provincia dal titolare dell'atto di concessione o di autorizzazione o, in mancanza, dall'occupante di fatto, anche abusivo, in proporzione alla superficie effettivamente sottratta all'uso pubblico nell'ambito del rispettivo territorio

    Individua il soggetto obbligato (titolare della concessione ovvero occupante di fatto/abusivo) e la base proporzionale al suolo sottratto.

  • D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 63, comma 1

    i comuni e le province possono, con regolamento adottato a norma dell'art. 52, escludere l'applicazione, nel proprio territorio, della tassa per occupazione di spazi ed aree pubbliche, di cui al capo 2 del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507. I comuni e le province possono, con regolamento adottato a norma dell'art. 52, prevedere che l'occupazione, sia permanente che temporanea, di strade, aree e relativi spazi soprastanti e sottostanti appartenenti al proprio demanio o patrimonio indisponibile, comprese le aree destinate a mercati anche attrezzati, sia assoggetta in sostituzione della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, al pagamento di un canone da parte del titolare della concessione, determinato nel medesimo atto di concessione in base a tariffa

    Attribuisce a comuni e province la facoltà di istituire il COSAP quale corrispettivo per l'occupazione, reale o presunta; il presupposto è l'occupazione dell'uso particolare del bene pubblico.

  • Regolamento COSAP della Provincia di Teramo, art. 30

    sono esenti le occupazioni effettuate dalla Stato, dalle regioni, province, comuni e loro consorzi

    Prevede l'esenzione per le occupazioni effettuate direttamente dagli enti pubblici; la Corte interpreta che l'esenzione non si estende alle società concessionarie che gestiscono economicamente l'opera.

  • Codice Civile, art. 822

    Richiamato dalla ricorrente (per sostenere che strade e autostrade fanno parte del demanio statale). La Corte ritiene tuttavia che la prova della proprietà statale sia marginale: ciò che conta è chi materialmente esercita l'occupazione (la società concessionaria), e non la titolarità del demanio.

  • D.Lgs. n. 461 del 1999, art. 1

    Citato dalla ricorrente per l'individuazione della rete autostradale nazionale; la Corte non attribuisce decisività a tale richiamo rispetto alla qualificazione dell'occupazione ai fini COSAP.

Massime di principio

  • Il COSAP è dovuto per l'uso particolare o esclusivo di beni pubblici anche in assenza di una formale concessione: l'occupazione di fatto (anche 'abusiva') costituisce presupposto impositivo.
  • L'esenzione prevista per Stato, regioni, province o comuni si applica solo quando l'occupazione sia direttamente ascrivibile a uno di questi enti; non si estende alla società concessionaria che, pur gestendo un'opera di proprietà pubblica, esercita la gestione economica e funzionale dell'opera.
  • La titolarità proprietaria dell'infrastruttura (demanio statale) è irrilevante ai fini della responsabilità al pagamento del COSAP se, durante la concessione, la società concessionaria esercita materialmente l'occupazione del suolo sottostante.
  • In casi analoghi conviene alla parte privata dimostrare documentalmente l'esistenza di un titolo concessorio rilasciato dall'ente titolare del demanio provinciale (o altro atto che renda l'occupazione direttamente ascrivibile allo Stato/ente pubblico), altrimenti l'ente locale può legittimamente ritenere l'occupazione come titolo abusivo e richiedere il canone.
  • La quantificazione del canone può essere effettuata in base alla proiezione e all'utilizzazione effettiva del suolo sottostante (es. proiezione del pontone/viadotto), posto che il COSAP remunera l'uso particolare del bene pubblico e non solo la sottrazione materiale di suolo.
  • Processualmente, l'affermazione che un'opera appartenga al demanio statale non esonera automaticamente dall'onere probatorio; l'assenza di prova della diretta imputabilità dell'occupazione allo Stato favorisce la richiesta dell'ente locale.

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