Sentenza n. 11048/2026 - Roma, Sezione 3
per l'annullamento del giudizio di non idoneità al conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale a Professore di prima fascia per il settore concorsuale 09/H1, pubblicato sul sito istituzionale del ministero e conosciuto dal candidato in data 17 dicembre 2023, nonché della relazione riassuntiva e dei precedenti verbali tutti ivi richiamati e non; - del giudizio collegiale e dei giudizi individuali di non abilitazione; - del verbale n. 1 del 8 settembre 2021 della commissione nella parte in cui fissa e determina le modalità ed i criteri di valutazione; - dei verbali, anche non conosciuti, di valutazione della domanda del ricorrente; - del bando di concorso D.R. 553 del 26 febbraio 2021 e relativi allegati, nella parte in cui anche interpretata lede parte ricorrente; - del D.R. 589 del 8.08.2018 nella parte in cui anche interpretata lede parte ricorrente; - di ogni atto prodromico, consequenziale, anche non conosciuto, a quelli sopra impugnati e nella parte in cui, anche interpretata, lede la posizione di parte ricorrente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: giudizio di non idoneità al conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale a professore di prima fascia per il settore concorsuale 09/H1, con relativi giudizi, verbali e atti presupposti
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente aveva impugnato il giudizio collegiale e i giudizi individuali di non abilitazione scientifica nazionale, nonché la relazione riassuntiva, i verbali della commissione, i criteri di valutazione fissati nel verbale n. 1, il bando e il decreto richiamati nell'epigrafe, deducendo vizi non ulteriormente specificati nel testo della sentenza. Con atto depositato il 6 maggio 2026 ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione del ricorso, chiedendo la compensazione delle spese.
La decisione
Il TAR ha preso atto della dichiarazione di sopravvenuto difetto di interesse, rilevando che il processo amministrativo è informato al principio dispositivo e che la parte può disporre dell'azione sino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione. Il giudice non può procedere d'ufficio né sostituirsi al ricorrente nella valutazione dell'interesse ad agire, non trattandosi di una giurisdizione oggettiva diretta ad accertare l'illegittimità degli atti in assenza di uno specifico interesse di parte. Il ricorso è stato quindi dichiarato improcedibile ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. per sopravvenuto difetto di interesse. Le spese di lite sono state compensate in ragione dell'esito e della natura della controversia.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
sopravvenuto difetto di interesse alla decisione
Il sopravvenuto difetto di interesse determina l'improcedibilità del ricorso.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo, la dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse alla decisione, resa sino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione, comporta la doverosa declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
- Il giudice amministrativo non può proseguire d'ufficio il giudizio né sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire, poiché il processo amministrativo non ha natura di giurisdizione oggettiva finalizzata all'accertamento astratto dell'illegittimità degli atti.
Come è indicizzato
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