Sentenza del 30/01/2018 n. 2235 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la società statunitense aveva rinunciato al rimborso richiesto e l'Agenzia delle Entrate aveva ritenuto valida tale rinuncia. La controversia è quindi divenuta priva di oggetto, senza una decisione definitiva della Cassazione sulla corretta aliquota applicabile ai pagamenti relativi al software. Non sono state liquidate spese processuali.
Esito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava l'aliquota della ritenuta alla fonte applicata ai canoni pagati da XXXX S. s.r.l. a XXXX Corporation per la concessione di diritti relativi a un programma software. La società statunitense sosteneva che dovesse applicarsi l'aliquota convenzionale del 5%, prevista per i canoni relativi alla concessione in uso del diritto d'autore su opere dell'ingegno, anziché quella del 10% applicata dall'Italia alle ipotesi residuali. Dopo il rigetto in primo grado, la Commissione tributaria regionale aveva ritenuto che il contratto trasferisse il diritto di sfruttamento del software e aveva accolto la domanda di rimborso dell'eccedenza di imposta, pari a 461.430 euro. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione con cinque motivi.
Norme richiamate
Legge n. 763 del 1985, art. 12, comma 2, lett. e)
aliquota del 10% dell'ammontare lordo del canone per le ipotesi residuali
La disposizione è stata indicata come base per l'applicazione dell'aliquota convenzionale del 10% ai canoni non rientranti nelle categorie specificamente agevolate.
Legge n. 763 del 1985, art. 12, comma 2, lett. a)
aliquota del 5% dell'ammontare dei canoni corrisposti per la concessione in uso del diritto d'autore su opere dell'ingegno
La società sosteneva che i pagamenti per lo sfruttamento del software rientrassero nella categoria dei canoni relativi a opere dell'ingegno, con conseguente applicazione dell'aliquota ridotta del 5%. La Cassazione non ha esaminato nel merito tale questione.
Massime di principio
- Quando il ricorrente rinuncia alla pretesa sostanziale oggetto del giudizio e tale rinuncia viene accettata o ritenuta valida dalla controparte, può venir meno l'interesse alla decisione e il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
- Una pronuncia di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non risolve necessariamente la questione giuridica di merito: in questo caso non stabilisce in via definitiva se i canoni per l'uso o lo sfruttamento di un software siano soggetti all'aliquota del 5% o del 10%.
- Per determinare il trattamento fiscale dei pagamenti relativi a software è essenziale esaminare il contenuto concreto del contratto, distinguendo tra semplice commercializzazione o distribuzione del programma e concessione di diritti di utilizzazione o sfruttamento dell'opera protetta.
- La rinuncia al rimborso può chiudere la controversia concreta, ma non costituisce, da sola, un precedente interpretativo sulla qualificazione fiscale dei canoni o sull'applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni.
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