Cassazione Civile, Sentenza n. 26368/2020 del 19/11/2020
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Comune impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva ridotto l'indennità di esproprio, sostenendo che la Corte territoriale avrebbe dovuto valutare l'area in base alla destinazione urbanistica vigente alla data del decreto di esproprio (anche tenendo conto della variante urbanistica correlata al progetto del sistema tramviario), e non in base alla destinazione precedente. Il ricorso denunciava violazione e falsa applicazione dell'art. 32 del d.P.R. 327/2001 (ex art.5-bis legge 359/1992), sostenendo che il vincolo derivante dalla variante aveva natura conformativa e quindi doveva incidere sulla stima del terreno.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso del Comune. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello che ha escluso gli effetti del vincolo preordinato all'esproprio, avendo accertato che il vincolo era specificamente riferito all'area per la localizzazione dell'opera (carattere espropriativo) e non una zonizzazione generale a carattere conformativo. Pertanto la stima è stata effettuata sulla base della destinazione precedente (zona D1) e il ricorso è stato dichiarato infondato. Il Comune è stato condannato alle spese di giudizio e al pagamento di contributi processuali aggiuntivi indicati in sentenza. Inoltre la Corte ha ratificato il deposito in copia del controricorso smarrito dalle Poste.
Norme richiamate
art. 32 d.P.R. 327/2001 (ex art.5-bis L. 359/1992)
L'indennità di espropriazione va determinata in base alle caratteristiche del bene al momento dell'accordo di cessione o alla data del decreto di esproprio; si devono valutare i vincoli non espropriativi ma senza considerare gli effetti del vincolo preordinato all'esproprio e quelli connessi alla realizzazione dell'opera.
sentenza Corte Costituzionale n. 442/1993
Riferita dal ricorrente per sostenere che la qualificazione urbanistica debba considerare le effettive possibilità edificatorie alla data dell'ablazione; la Corte di cassazione ha tuttavia richiamato la distinzione tra vincolo conformativo e vincolo preordinato all'esproprio per l'applicazione dell'art.32.
giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez.1, pronunce richiamate)
Principio consolidato: occorre distinguere tra vincoli conformativi (zonizzazione generale che incide su una pluralità di beni e incide sulla determinazione del valore) e vincoli preordinati all'esproprio (attuati per localizzare una specifica opera pubblica e da escludere dalla stima). La qualificazione dipende dalla finalità concreta dell'atto di pianificazione.
art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115/2002 (come modificato)
Predisposizione dell'onere di versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato a carico del ricorrente, quando ricorrano i presupposti indicati dalla norma; applicata per la liquidazione dei contributi del ricorrente soccombente.
Massime di principio
- Per la stima dell'indennità di esproprio si valuta lo stato e la destinazione urbanistica del bene alla data dell'accordo di cessione o del decreto di esproprio, ma si deve escludere l'effetto di vincoli preordinati all'esproprio e degli effetti connessi alla realizzazione dell'opera.
- Occorre distinguere tra vincolo conformativo (zonizzazione generale che incide sul valore di una pluralità di beni) e vincolo preordinato all'esproprio (specifico per la localizzazione di un'opera): solo il primo rileva ai fini della stima, il secondo no.
- La qualificazione del vincolo non dipende dal tipo formale dello strumento urbanistico ma dalla finalità concreta dell'atto (se incide su una generalità di beni o su beni determinati per una specifica opera).
- In sede processuale è importante fornire prove documentali specifiche quando si afferma che una variante urbanistica ha carattere conformativo: affermazioni generiche e non documentate vengono disattese.
- La consulenza tecnica d'ufficio (CTU) e le valutazioni tecniche sono rilevanti e possono determinare l'esito sulla valutazione del vincolo e sulla determinazione dell'indennità.
- In caso di soccombenza in cassazione il ricorrente può essere condannato alle spese e a contributi aggiuntivi previsti dalla normativa sui contributi unificati.
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