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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 12794/2026 del 05/05/2026

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Procedura di selezione per l'incarico di Direttore Generale della SGDS. Emilio Cuomo, secondo classificato, aveva impugnato la validità della nomina del primo classificato Piero Mognaschi sostenendo che la Commissione aveva attribuito a quest'ultimo punteggio per l'esperienza come Direttore Generale presso A.S.M. Voghera S.p.a., esperienza che non poteva valere in quanto gli atti di nomina erano stati dichiarati nulli dal Tribunale di Pavia e perché, dal 26/06/2018, il ramo d'azienda relativo a gas/energia elettrica era stato ceduto a Reti di Voghera S.p.a. Il Tribunale di Fermo aveva dato ragione a Cuomo (accogliendo la domanda principale); la Corte d'Appello di Ancona ha ritenuto la dichiarazione di Mognaschi reticente e ha escluso l'attribuzione del punteggio per l'incarico a Voghera (oltre a ritenere che, pur non potendo sostituirsi all'amministrazione nell'affidamento dell'incarico, Cuomo avesse subito una perdita di chance risarcibile). SGDS ha impugnato in Cassazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi presentati dalla SGDS, ha rigettato il terzo motivo e ha accolto il quarto motivo (con assorbimento del quinto e sesto). In particolare la Corte ha ritenuto che la domanda risarcitoria per perdita di chance, pur essendo stata formulata in primo grado e risultando assorbita, doveva essere espressamente riproposta in appello dal parte vittoriosa in primo grado per evitare la presunzione di rinuncia; non essendovi prova di tale riproposizione specifica, la pronuncia di merito che aveva riconosciuto il danno da perdita di chance doveva essere cassata. La cassazione è stata pronunciata limitatamente a questo motivo e senza rinvio (perché il processo non poteva proseguire in relazione alla domanda risarcitoria). Le spese di lite sono state compensate.

Norme richiamate

  • d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175, art. 19, commi 1,2,4

    La Corte di merito aveva fatto riferimento ai requisiti di esperienza indicati dalla lex specialis; la Cassazione richiama che il confronto sull'applicazione concreta del requisito è valutazione di merito e non censurabile in cassazione se adeguatamente motivata

  • codice civile, artt. 1175 e 1375

    I principi di correttezza e buona fede sono richiamati dalle parti per giudicare la condotta del candidato; la Corte di merito li ha utilizzati per valutare la reticenza dichiarativa di Mognaschi, ma la Cassazione non ha ritenuto fondata la censura che attribuiva a tali principi un obbligo diverso da quello constatato in fatto

  • codice civile, art. 2909

    Richiamato dalle parti per contestare l'uso di un accertamento non passato in giudicato; la Cassazione osserva che la Corte d'appello non ha fondato la decisione sul giudicato del Tribunale di Pavia ma su autonome valutazioni probatorie circa reticenza e mancato svolgimento di attività omologhe

  • codice civile, artt. 1362 e 1363

    Regole di interpretazione degli atti: la Cassazione ricorda che l'interpretazione di un bando è valutazione di merito riservata al giudice di merito e sindacabile in cassazione solo nei limiti indicati dalla giurisprudenza

  • codice civile, art. 1324

    Estensione delle regole contrattuali agli atti unilaterali; la Corte sottolinea la rilevanza del tenore letterale e della volontà del dichiarante nell'interpretazione di un bando

  • codice di procedura civile, art. 346

    Principio secondo cui le eccezioni/domande non esaminate perché assorbite devono essere espressamente riproposte in appello dalla parte vittoriosa in primo grado per evitare la presunzione di rinuncia; la Cassazione ha accolto il motivo fondandosi su questo principio

  • codice di procedura civile, artt. 112 e 436, comma 3

    Richiamati in relazione alla nullità per mancato rilievo del giudicato interno e agli interessi/rivalutazione; la Corte ha affrontato le questioni procedurali relative alla riproposizione delle domande in appello

  • codice di procedura civile, art. 360 (motivi di cassazione)

    Quadro di rimessione della censura alla Cassazione; la Corte ha qualificato quali motivi ammissibili e quali inammissibili rispetto al sindacato di legittimità

  • codice civile, art. 1227, comma 2

    Riferito alla quantificazione del danno e alla necessità di tener conto di eventuali redditi alternativi percepiti dalla vittima; trattato nella censura poi assorbita

Massime di principio

  • La valutazione della corrispondenza tra i requisiti richiesti da un bando e l'esperienza autocertificata dai candidati è essenzialmente questione di merito: la Cassazione sindaca solo la corretta applicazione dei criteri ermeneutici e la coerenza motivazionale della decisione del giudice di merito
  • Se un candidato dichiara titoli o esperienze, la reticenza o omissione di fatti rilevanti può giustificare la mancata attribuzione del relativo punteggio; la correttezza della dichiarazione è valutata anche in rapporto alla documentazione e alle risultanze probatorie
  • Un provvedimento o una pronuncia non ancora passata in giudicato ha valore probatorio limitato; il giudice di merito può fondare la propria decisione su autonome valutazioni in fatto senza necessità di assumere come decisivo un accertamento non definitivo
  • La clausola di un bando che ammette il riconoscimento di esperienza 'anche per il tramite di società controllate' richiede comunque che le attività siano effettivamente riconducibili all'operato del candidato; non è sufficiente la sola qualifica formale senza prova di atti e responsabilità effettive
  • La domanda di risarcimento per perdita di chance è autonoma e va trattata come tale: se essa è stata formulata in primo grado e risultava assorbita, la parte vittoriosa in primo grado che non sia soccombente in appello deve espressamente riproporla in sede di gravame per non incorrere in presunzione di rinuncia
  • In sede di liquidazione del danno il giudice deve considerare eventuali redditi alternativi della vittima; tuttavia ogni censura in cassazione sulla quantificazione del danno richiede motivazione precisa e non generiche deduzioni

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