Cassazione Civile, Sentenza n. 12796/2026 del 05/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il lavoratore (Incardona) chiedeva la conversione di ripetuti contratti a termine in contratto a tempo indeterminato, il risarcimento per abusiva reiterazione dei contratti e il pagamento di un'indennità per la disponibilità continuativa. I ricorrenti (Assessorati regionali) contestavano l'accertamento dell'abuso, rilevavano la nullità formale dei contratti per mancanza della forma scritta e invocavano l'applicabilità di norme sopravvenute (in particolare art. 12 del d.l. 131/2024 e l'art. 11 della L. 203/2024) per escludere o limitare la responsabilità risarcitoria della Regione e per sostenere che la disciplina non si applicasse agli OTD assunti secondo la L.R. 16/1996.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli Assessorati. Ha confermato che la mancanza della forma scritta ha determinato l'elusione delle regole anti-abuso e ha fondato l'accertamento dell'abusiva reiterazione dei contratti. Ha ritenuto corretta l'applicazione, in sede di rinvio, della disciplina sopravvenuta (art. 12 d.l. 131/2024 che modifica l'art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001) per la quantificazione del danno e ha dichiarato inammissibili le eccezioni fondate sulla stagionalità e sulle procedure regionali, poiché tali questioni costituivano presupposti impliciti già risolti nell'ordinanza di cassazione che aveva rinviato la causa. Il giudice di merito aveva liquidato il danno in tredici mensilità; la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito e condannando i ricorrenti alle spese.
Norme richiamate
art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 (ora art. 28 d.lgs. n. 81/2015)
La norma riconosce un'agevolazione probatoria e criteri di liquidazione del danno per l'abusiva reiterazione dei contratti a termine nei rapporti con la pubblica amministrazione; la Corte ha ritenuto applicabile tale tutela anche quando i contratti siano nulli per mancanza della forma scritta
art. 36, comma 5, d.lgs. n. 165/2001
Disposizione richiamata quale fonte della tutela risarcitoria in caso di abuso nell'uso dei contratti a termine nel pubblico impiego; alla luce della giurisprudenza, sostituisce/integra la conversione nell'ambito della tutela comunitaria
art. 12, d.l. n. 131/2024 (convertito)
il danno viene liquidato nella misura compresa tra un minimo di quattro e un massimo di ventiquattro mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento
Norma sopravvenuta che codifica e amplia i parametri per la liquidazione del danno da abusiva reiterazione; la Corte ha ritenuto applicabile lo ius superveniens ai giudizi in corso in assenza di disposizioni transitorie contrarie
artt. 16 e 17, R.D. n. 2440/1923
Prevedono la forma scritta per alcuni contratti con la P.A.; la mancata forma scritta è stata considerata dalla Corte come causa di nullità che produce anche effetti anti-abuso e impedisce di verificare i requisiti di legittimità dei contratti a termine
Accordo Quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE, art. 5
Clausola antiabusiva europea: la Corte ha ritenuto che la mancanza di forma scritta integri un'elusione delle regole interne funzionali all'attuazione dell'art. 5, giustificando l'accertamento dell'abusiva reiterazione
Cass. Sez. Un. n. 5072/2016 (giurisprudenza)
Decisione delle Sezioni Unite che ha stabilito l'esonero dall'onere probatorio del danno e del nesso causale nei limiti indicati dall'art. 32 l. 183/2010; la Corte ha fatto continuità con questo orientamento
art. 11, legge n. 203/2024 (norma di interpretazione autentica)
Norma sopravvenuta che interpreta retroattivamente la nozione di stagionalità ai fini dell'art. 21, comma 2, d.lgs. n. 81/2015; la Corte ha ritenuto che, comunque, non possa travolgere accertamenti di abuso già compiuti e divenuti presupposti impliciti della pronuncia di cassazione
art. 21, comma 2, d.lgs. n. 81/2015
Norma sul lavoro stagionale richiamata in relazione all'interpretazione della stagionalità; la Corte ha ritenuto che la questione di stagionalità fosse già implicitamente risolta nel rinvio e dunque non riapribile
art. 384 c.p.c.
Norma che consente alla Cassazione, in casi limitati, di decidere nel merito: la Corte ha spiegato di non poter decidere il merito nella prima ordinanza perché la quantificazione del danno richiedeva accertamenti di fatto, rimessi al giudice del rinvio
d.lgs. n. 368/2001
Riferimento alla normativa sui contratti a termine (richiamata dai ricorrenti): la Corte ha considerato che la mancanza della forma scritta impedisce di verificare i requisiti previsti dal d.lgs. n. 368/2001
Massime di principio
- La nullità dei contratti a termine per mancanza della forma scritta non esclude automaticamente l'accertamento dell'abusiva reiterazione: l'assenza della forma può costituire elusione delle regole anti-abuso e giustificare la tutela risarcitoria
- Quando la Cassazione cassa con rinvio e formula un principio di diritto, il giudice del rinvio deve uniformarsi al principio e agli accertamenti logico-giuridici impliciti nella pronuncia, senza riesaminare questioni che costituiscono il presupposto della cassazione
- Le norme sopravvenute che codificano criteri di liquidazione del danno (ius superveniens) si applicano ai giudizi in corso in mancanza di disposizioni transitorie contrarie; quindi il giudice di merito può usare i nuovi parametri per quantificare il danno
- La determinazione del danno per abusiva reiterazione nel pubblico impiego deve tener conto dei parametri legislativi (ad es. la forbice 4-24 mensilità prevista dall'art. 12 d.l. 131/2024) valutando gravità della violazione, numero di contratti e durata complessiva del rapporto
- Norme regionali o interpretazioni autentiche sopravvenute non possono rimettere in discussione accertamenti di abuso già definitivamente qualificati dalla Cassazione come presupposti impliciti della sentenza
- L'onere probatorio agevolato riconosciuto al lavoratore precario (esonero dal provare danno e nesso causale nei limiti della normativa) opera anche quando i contratti siano nulli per mancanza della forma scritta, se tale mancanza integra elusione delle regole anti-abuso
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